“Iniquo compenso”: collassa il tavolo voluto dalla Commissione mentre Bondi non ha ancora firmato il decreto SIAE

gennaio 7, 2010 alle 4:44 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | 14 commenti
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Ci eravamo lasciati a fine dicembre con l’invito al Ministro Bondi a non firmare il decreto, scritto e fortemente voluto da SIAE, che prevede un allargamento dell'”iniquo compenso” ad altri apparecchi, compresi i cellulari, e che aumenterebbe esponenzialmente la portata del prelievo dalle tasche dei consumatori, a loro insaputa, da circa 70 milioni di euro a oltre 250 milioni l’anno.

Ebbene, il Ministro sembra non avere ancora firmato il decreto e questa è già una vittoria, probabilmente c’è più di un dubbio in via del Collegio Romano sulla legittimità, adeguatezza e opportunità di questa misura, noi abbiamo fatto la nostra parte, continuate per favore, se condividete il nostro punto di vista, a diffondere online il video che vedete qui sopra.

Intanto oggi a Bruxelles è collassato definitivamente lo Stakeholder Platform on Copyright Levies, il tavolo voluto dalla Commissione per tentare di armonizzare l’equo compenso a livello europeo e per eliminarne alcune ormai palesi e più che evidenti assurdità. 

DIGITALEUROPE, l’associazione che rappresenta l’industria del settore Telecomunicazioni, Informatica ed Elettronica di Consumo in Europa ha infatti appena diramato questo comunicato che pone una pietra tombale su tale tentativo e mette a nudo le collecting societies davanti alle loro pesanti responsabilità:

DIGITALEUROPE calls for the European Commission to take regulatory measures

Brussels – 07 January 2010 – Today, talks aimed at modernising the system of private copy levies in Europe broke down. The discussions have been ongoing since July 2008 in the context of a Stakeholder Platform including Collecting Societies, industry representatives and consumer organisations, facilitated by the European Commission.

 Continua il Direttore Generale di DIGITALEUROPE Bridget Cosgrave:

“We are bitterly disappointed that a year and a half of talks have failed to deliver any concrete results or provide a way forward. This is obviously an unfortunate outcome for all concerned, particularly for European consumers who bear the burden, as it is consumers who ultimately pay the private copy levy.
 Artists and performers must of course be fairly compensated for their creative work, but the principles behind the private copy levies and the systems currently implemented were developed back in the 1960s in an analogue era and are out of date in today’s digital age. The current system is seriously hampering the ability to develop new technologies and business models for content distribution appropriate for an “always online” world.

Parole che suonano familiari, come dicevamo, l'”iniquo compenso” è un meccanismo assurdo oltre che rozzo e ormai obsoleto nell’ambito del mercato digitale.

Private copy levies are claimed arbitrarily on everyday digital consumer products such as music players, computers, scanners, DVD recorders and mobile phones. Levies are intended to compensate rights holders for private copies which consumers are legally allowed to make. The rules vary enormously across Europe, there is no European benchmark for determining what products are subject to levies, or what amount is to be charged. DIGITALEUROPE has been calling for increased transparency and legal certainty through the application of objective European criteria. We believe the way forward must be based on the EU Internal Market approach. However, Collecting Societies have made it abundantly clear that they are satisfied with the current patchwork of national systems.

E certo che le collecting sono soddisfatte con il sistema attuale, si fanno le leggi che prevedono lauti compensi volti principalmente a mantenere in vita le loro elefantiache strutture e, per di più, quasi sempre in un regime di esclusiva monopolistica a livello nazionale.

… the private copy levy is embedded in the end-price of the product which means that consumers are generally not aware they are paying a levy on digital equipment they purchase, nor how much it is or what it is for.

Questo era evidenziato molto bene nel video di Altroconsumo e nelle risposte incredule degli utenti: “la Siae? e che c’entra con il mio pc o il mio cd vergine ?”

The past 18 months of discussions have clearly demonstrated that in spite of our best efforts, there are fundamental aspects of the private copy levy system which simply cannot be resolved in a stakeholder forum. A political and legislative intervention is required at the European level. The European Commission and Member States must ensure that private copy levies remain firmly on the agenda as a priority in the wider copyright debate on the European digital economy agenda. DIGITALEUROPE calls upon the European Commission to take decisive action. Until then, artists, consumers and businesses across Europe will continue to get a raw deal.”

Questo è il punto politico, chi rappresenta in Europa l’industria dei settori tlc, informatica ed elettronica di consumo, rompe gli indugi e, di fronte all’ormai inaccettabile atteggiamento protezionistico delle collecting societies, chiede alla Commissione europea di intervenire con misure legislative.

Aggiungerei che, saltato definitivamente questo tavolo, sarebbero auspicabili anche interventi della Commissione sul fronte antitrust per quanto riguarda possibili abusi di posizione dominante e/o aiuti di stato, tutto questo dovrebbe portare a riflettere il Ministro Bondi che quella firma sul decreto SIAE sarebbe meglio non la mettesse mai.

14 commenti »

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  1. […] anche voi sul blog di Marco e diffondete il […]

  2. […] anche voi sul blog di Marco e diffondete il […]

  3. Se proprio vogliono un equo compenso, che ci sia in formato flat su internet, l’unico posto dove ha un senso metterlo…che c’entrano i cd, dvd e gli accessori?E visto che internet è molto scadente, perchè non caliamo i costi delle connessioni e ci mettiamo, così, l’equo compenso per l’industria dai download presunti illegali?
    Piuttosto che piazzare tasse ovunque, mettiamole con ragionevolezza dove dovrebbero andare…

    • non sono d’accordo, ciao

  4. Anch’io non sono d’accordo ma se vogliono tasse su tasse almeno mettiamole dove bisogna metterle…non ovunque…allora si che poi la gente manda l’industria a farsi un giro altrove…
    Il mio è un discorso “logico” perchè ogni contenuto viene preso da internet, per cui tassare ogni singolo accessorio non ha senso, in quanto l’accessorio se non ha internet non serve ad altro che di fruire del prodotto digitale.
    Pagare i contenuti per usarli e pagare un equo compenso anche sull’accessorio?Quante volte devo pagare per fruire di un prodotto?Già paghiamo a monte i cd e dvd, già ci dobbiamo assorbire la propaganda inutile e fastidiosa nei DVD video, dobbiamo continuare a sentire danni dal P2P che NESSUNO ha mai provato in un tribunale, il mondo politico segue a ruota le major e fa leggi su leggi e poi?E poi si scopre che a violare il diritto d’autore sono LE MAJOR PER PRIME!
    Chi è più pirata?La major…il motivo è che chiede leggi e trattati per punire l’utenza, mentre la major può beatamente agire e non ricompensare gli artisti…(anche se poi gli artisti s’arrabbiano)
    Da qui si capisce che il diritto d’autore che tanto viene menzionato non è altro che una tutela delle major e non degli autori.
    Per cui il Ministro Bondi (o il Ministro di turno) farebbe bene a riflettere, guardarsi attorno, e chiedersi se invece non sia il caso di legalizzare anche con pochi euro i download a scopo privato, senza fini di lucro.
    Anzichè tassare mezzo mondo, preferisco pagare 2 o 3 euro in più la connessione, o anche 12 euro ma scaricare dalla rete senza temere azioni legali.
    Alla fine la tassa equivale all’acquisto del contenuto e si paga per la redistribuzione online, che va tutto poi nelle tasche delle major ma…poi arriverà qualcosa al legittimo autore e avente diritto?
    Tremila tasse e nessuna certezza se e cosa arriva agli autori…
    E’ ora di cambiare il diritto d’autore o abolirlo e seguire le parole dei RedNex che si sono alleati con The Pirate Bay e distribuiranno la loro musica attraverso il tracker.
    Più interessante è il papiro nel suo complesso e il discorso che ho letto su http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4831 e riportato sul forum del comitato antipirateria.
    Il Ministro Bondi non faccia errori e non pensi che le major siano sante e onnipotenti ma piuttosto sappia che anche le major, che tanto protestano per il rispetto degli artisti e dei loro diritti, usano a loro piacimento i brani senza ricompensare chi di dovere.
    E con leggi, trattati, intercettazioni,oscuramenti le major continuano e proseguiranno.
    Chi è più pirata?Colui che scarica senza guadagnarci nulla o chi spinge per leggi draconiane e, alla fine, viola la stessa legge che tanto urla sia rispettata traendo profitto da una posizione insospettabile?
    Ovviamente tutti diranno “no…non è vero…” ma è tutto scritto nero su bianco nelle dichiarazioni dei Rednex e di un’altro artista che un po’ di tempo fa è in tribunale contro le major (tutte e quattro) per violazione del diritto d’autore perchè hanno usato dei brani senza ricompensare gli autori.

    • Mi piacerebbe che TUTTI i giudici mi spiegassero come si può condannare qualcuno sulla base di una semplice correlazione come questa: “download = mancata vendita, mancata vendita = danno”
      Perchè allora io potrei avanzarne una tipo che un programmino mi filtra tutti gli IP sulla mia connessione e mi trovo una carrellata di nomi di società senza neanche scaricare dalla rete. E tra queste figura la Logistep…
      Da qui “IP = nome di società, nome di società = intercettazione, intercettazione= violazione della privacy”.

      Mi perdoni per le risposte un pochino accese…

  5. Ragionare su questa materia “scalda gli animi” perchè l’iniquità dello strumento appare oltremodo evidente, quindi non c’è proprio da scusarsi per i toni accesi, anzi grazie per i commenti. Come scrivevo qualche tempo fa tra le altre cose qui http://www.key4biz.it/News/2008/11/06/Contenuti/pirateria_telematica_criminalita_audiovisiva_contenuti_disruptive_technology_DRM_Internet_service_provider_graduated_response.html IMHO avvallare l’ipotesi dell’introduzione per legge di una flat fee sulle adsl appare rischioso. Passeremmo in questo modo in alcune ipotesi al quadruplo pagamento, già, infatti, attualmente con questo regime di levies non c’è un problema di doppio pagamento ma, sicuramente di triplo. Quindi, condivido con lei, se proprio si vuole provare a percorrere tale strada seriamente occorre porre due condizioni preliminari: che prima si eliminino tutte le altre forme di levies sui supporti e che il prelievo di una fee sull’adsl non dia luogo al libero accesso ai contenuti nel solo ristretto walled garden legato ad ogni singolo operatore d’accesso ma, eventualmente, ai contenuti presenti e distribuiti su tutta la Rete. Rimarrebbe tuttavia il problema derivante dal monopolio su base nazionale nella gestione delle revenues da equo compenso in capo alle singole collecting societies che induce naturalmente una gestione poco efficiente costosa e assolutamente precaria. Il fatto vero è che il concetto stesso di equo compenso in uno scenario digitale è assolutamente obsoleto e andrebbe completamente eliminato per passare a modalità di remunerazione più moderne, tecnologiche e, soprattutto, più corrette e raffinate per quanto concerne la redistribuzione delle revenues agli autori.

    • Sono un ragazzo che conosce la materia che tratta, che rischia anche qualcosa forse, ma quando mi sono messo dietro a queste cose sul diritto d’autore, filesharing, internet e a ciò che vi è legato, la questione mi è sembrata da subito importante. Dalla dottrina sarkozy mi sono attivamente impegnato nel forum del comitato antipirateria, mi sono anche spinto a parlare direttamente con esperti e anche chi è parte dell’industria, esprimendo il mio disappunto su moltissime cose. E’ vero che ricompensare gli autori è giusto ma il problema è che qui non si sta ricompensando loro ma le major e non c’è un controllo legislativo sulla ripartizione dei proventi.Tutto è in mano alle associazioni e so che molti artisti sono contro alla SIAE e all’attuale normativa del diritto d’autore che ho letto.
      Sono un ragazzo che non perde occasione di fare sentire la sua voce e che sa di cosa parla e cosa si può e cosa non si può fare con internet.E che a casa sua produce contenuti per divertimento senza guadagnarci nulla e sono molto soddisfatto a livello personale.
      Una canzone, un film, un software, un contenuto digitale non può portare alla creazione di norme come ACTA o come HADOPI perchè mette i contenuti digitali sopra al valore di una persona. Visto che i contenuti sono “figli” di una persona, non si deve andare a violare i diritti fondamentali e i valori di ogni persona, artista o meno, autore o meno che sia di contenuti.
      Tassiamo internet ma togliendo ogni altro balzello esistente oppure cambiamo le cose e poniamo fine a questa assurda “guerra” e dicerie di danno sul P2P.

  6. […] https://pierani.wordpress.com/2010/01/07/iniquo-compenso-collassa-il-tavolo-voluto-dalla-commissione-… Licenza CC: http%3A%2F%2Fcreativecommons.org%2Flicenses%2Fby-sa%2F2.5%2Fit%2F Taggato […]

  7. […] devo scusare con i lettori di questo blog, qui avevo detto che il Ministro non aveva ancora firmato il decreto SIAE e così infatti riferivano da […]

  8. Vorrei ricordare a qualcuno dei presenti (peraltro passibili di denuncia per apologia di reato) che la copia illegale equivale al furto aggravato, e deve essere punita e duramente repressa. Anzi le pene comminate attualmente sono fin troppo tenui, rispetto al resto del mondo (ma anche l’HADOPI Francese lo è!). Il nostro codice prevede per il furto aggravato (Art. 625 C.P.) la reclusione fino a 6 anni. A norma dell’Art. 625 C.P., le circostanze aggravanti che ricorrono si ravvisano nella fattispecie di valersi di mezzi fraudolenti, oltre che nel commettere il suddetto reato con destrezza.
    Inoltre ricordo che la SIAE è un sindacato che tutela i diritti degli autori e degli editori delle opere d’ingegno, diritti irrinunciabili ed indisponibili. Non è obbligatoria l’iscrizione, ma è l’unica forma di tutela e di riconoscimento dell’opera. E’ comunque obbligatorio il bollino SIAE, in virtù del DPCM n.31 del 23 febbraio 2009 , entrato in vigore il 21 aprile 2009, annullando così la sentenza della Corte di Giustizia Europea dell’8 novembre 2007.
    Infine, in virtù del D.M. del 30 Dicembre 2009, vi è l’obbloigatorietà per i produttori di supporti digitali di memorizzazione o di dispositivi dotati di memoria di pagare un’equo compenso alla SIAE, a parziale ristoro del diritto a poter produrre una unica copia a titolo esclusivamente personale del supporto contenente una copia dell’opera regolarmente acquistata.
    In sostanza, viste le spese che devono sopportare gli autori, il sindacato, gli editori, le case produttrici, è anche eccessivamente basso, rispetto al resto del mondo, il compenso loro dovuto, e a mio avviso, il costo di 20 € per una copia di un CD musicale è molto basso, alla portata di tutti (è il costo di una pizza e una birra in trattoria, o di una colazione al bar!), e non è sufficiente a coprire le spese o dare il giusto compenso agli artisti: dovrebbe essere più del doppio: 50 € a mio avviso sarebbe il prezzo giusto, che peraltro è mediamente il prezzo che voi spendete solitamente per assistere ad un concerto di un musicista di bassa levatura! Perchè per i concerti si e per i CD no? La realtà è che in questo Paese i Doveri SWociali vengono correntemente evasi, ed è più comodo svolgere azioni di pirateria informatica anzichè dare il giusto compenso ai vostri idoli, che osannate quando li incontrate per strada per poi pugnalarli alle spalle quando vi trovate davanti anti al vostro PC! Razza di ipocriti che non siete altro! Vergogna! Vergogna! Vergogna!

    • Caro Kastiga Matti, qui si parlava dell’iniquità dell’equo compenso. Che c’entra quindi il bollino SIAE? è un’altra cosa che ritengo peraltro allo stesso modo iniqua oltre che inutile ai fini antipirateria. Che c’entra la “copia illegale”? che peraltro può ricadere sotto diverse fattispecie ma non certo nel furto aggravato?
      Comunque, pur non condividendo le sue opinioni (anzi alcune proprio non le capisco) accetto molto volentieri qualsiasi tipo di commento, vorrei tuttavia ricordarle che qui siamo a casa mia e che, pertanto, non tollero gli attacchi personali così come le inutili volgarità.
      In quest’ottica sono ad avvisarla che non accetterò altre espressioni del tipo “Razza di ipocriti che non siete altro”. Infine, chi si sarebbe reso responsabile qui di apologia di reato? francamente mi sfugge.

  9. Mi perdoni, signor Pierani se non mi sono presentato:
    Sono un musicista che si sente continuamente, ogni giorno, derubato delle sue opere, e quindi sostengo una causa che a lei può sembrarle di parte, ma anche la sua Rispettabilissima Opinione è fortemente parziale, e se mi permette, altrettanto minoritaria, almeno per quanto riguarda chi ci lavora in questo campo.
    Quanto al mio sfogo, le chiedo perdono se possa aver urtato la sua sensibilità, ma visto che non mi sembra aver usato linguaggio osceno (non è mia abitudine, mi astengo sempre da dover usare espressioni scurrili), chiedo scusa se posso aver tacciato di ipocrita qualche frequentatore del suo blog, ma se mi permette, come giudicherebbe chi da una parte possa manifestare atti di adorazione e giubilo (non è il mio caso, io sono un modestissimo musicista emergente), e alle spalle si appropria impunemente del frutto del suo lavoro, con destrezza e in maniera occulta? Sa quanto pago attualmente di tasse alla SIAE? Per cosa, poi? Per vedermi derubato dalle mie opere quando il mio sindacato è impotente di fronte a leggi inique per i suoi assistiti e per l’uso scellerato che alcuni fanno delle tecnologie?
    Per quanto riguarda l’apologia di reato (chiedo scusa per aver usato parole così forti), ricordo che la pirateria è illegale e punita dal codice penale (Art. 625 C.P.), quindi incoraggiare e sostenere comportamenti illegali può ravvisare, almeno in altri termini, il reato di favoreggiamento.
    La fattispecie di furto aggravato, poi, non è stata eccepita dal sottoscritto (che non è un legale e tantomeno un magistrato), ma da alcune sentenze in vari gradi di giudizio emesse a proposito di reati che ravvisavano la condivisione e la distribuzione di materiale protetto da proprietà intellettuale, proprio perchè ricorrono le fattispecie pocanzi specificate nel mio precedente intervento: la invito, pertanto, a leggere il disposto degli Artt. 624 e 625 C.P. e le sentenze in merito, che sarò ben lieto di segnalarvele qualora riesco a rintracciare i relativi link.
    Infine, riguardo al bollino SIAE, le ricordo che questa tassa grava a carico di noi autori, e c’entra con l’equo compenso in quanto, sia la fonte che la motivazione è la stessa che ha portato al ministero a imporre il contributo (è un contributo e non una tassa) sull’equo compenso di cui si discute.
    Naturalmente sono pronto a discutere con lei e con i frequentatori del suo blog, pacatamente e sommessamente come è mio stile, pur non condividendo le sue Rispettabilissime Opinioni, ma sono disposto anche a discutere di soluzioni alternative alle leggi vigenti, purchè possano garantire quel giusto equilibrio che è a metà stada fra la dovuta remunerazione di noi autori e il sacrosanto diritto dellla più ampia diffusione delle opere artistiche e d’ingegno.
    Con Profondo Rispetto,

    M.K.

    • La mia è sicuramente un’opinione di parte, sto dalla parte dei consumatori ma ritengo anche dell’interesse generale, e di uno sviluppo tecnologico sostenibile del mercato dei contenuti digitali.
      Non ritorno sui punti relativi al bollino SIAE – che ritengo una gabella vera e propria nei fatti del tutto inutile quale strumento antipirateria (lo dice anche FIMI) – ne sulla questione furto aggravato o meno – penso sia poco sexi continuare ad affrontare problematiche tipicamente di mercato con strumenti del diritto penale che dovrebbero servire ad altro -: Registro su tali questioni il nostro dissenso.
      Su una cosa invece mi sembra possa essere utile trovare un punto di incontro, Lei si definisce un “modestissimo musicista emergente” e dice “Sa quanto pago attualmente di tasse alla SIAE? Per cosa, poi?”. Ecco, lei sa qual è la percentuale dei soci SIAE che ogni anno incassano meno del costo della quota associativa? dal 50 al 60% !!! questo lo ha dichiarato lo stesso Assumma ad Altroconsumo http://www.altroconsumo.it/accesso-ai-contenuti/intervista-a-giorgio-assumma-presidente-della-siae-s242103.htm
      Parliamo di questo … Vede, quel giusto equilibrio da lei auspicato deve IMHO passare inevitabilmente da una radicale riforma dell’attuale sistema monopolistico e inefficiente di collecting society che abbiamo in Italia


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