No alla censura sulla Rete sull’onda dell’emozione dopo i fatti di domenica, le regole ci sono già

dicembre 16, 2009 alle 8:42 am | Pubblicato su DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Bravo Severgnini ! il suo articolo, che riporto per esteso di seguito mi rappresenta totalmente, non ho da aggiungere altro, sono cose che abbiamo già detto più volte anche in questo blog, ma è un bene che ora le scriva, come si suol dire senza se e senza ma, anche un giornalista della sua portata, è un bene che l’articolo sia stato pubblicato oggi non solo sul web ma anche in prima pagina sul Corriere cartaceo, bravo quindi anche al Corriere. 

Chissà che un giorno non possa essere dato uno slot anche in prima serata a Porta a Porta per esprimere molto pacatamente tali opinioni. Questo sì che sarebbe un vero contributo a svelenire i toni esacerbati della politica.

Sarebbe veramente una iattura se domani, a seguito del deprecabile fatto di domenica e sull’onda dell’emozione più che su considerazioni adeguatamente riflettute, cosa che dovremmo sempre attenderci dal legislatore, il Ministro Maroni presentasse domani al Consiglio dei Ministri misure che rischierebbero di intaccare la libertà d’espressione in Rete, per colpire reati o comportamenti eventualmente lesivi sul piano civilistico le norme esistono già.

Web, altre regole non sono necessarie

La Rete non è stata né causa né strumento della violenza di domenica

Lanciarsi contro Internet perché qualcuno scaglia un souvenirappuntito al presidente del Consiglio appare bizzarro. La Rete non è stata né causa né strumento della violenza di domenica. E’ stato però il teatro delle conseguenze. Brutte. La crudeltà di chi festeggia il dolore altrui. La vigliaccheria di chi sparla e non firma. L’irresponsabilità di chi incita alla violenza — una tragedia che l’Italia ha conosciuto e non ha dimenticato. È arrivato il momento di mettere regole a Internet? Prima di rispondere, è bene che qualcuno si prenda la briga di capire — e poi di spiegare — a cosa le stiamo mettendo. La sensazione è che molti, tra quanti oggi maledicono Facebook e accusano Twitter, non siano mai entrati in un social network, non abbiamo mai inviato un tweet né cliccato il pulsante «pubblica» di un blog.

Vedremo cosa proporrà il ministro Maroni al Consiglio dei ministri, domani. «Misure delicate che riguardano terreni come la libertà di espressione sul Web e quella di manifestazione», ha anticipato. Speriamo non sia una norma inapplicabile come l’abolizione dell’anonimato (non ci sono riusciti i cinesi, che di censura se ne intendono); e neppure un decreto contro generici «siti estremisti». Cosa vuol dire, infatti, «estremista»? A giudicare dal dibattito (?) alla Camera di ieri, infatti, molti deputati definirebbero così l’homepage dei colleghi che non la pensano come loro. Non c’è bisogno, forse, di norme nuove. Ingiurie, minacce, apologia di reato, istigazione e delinquere: nel codice penale ci sono già, come ha scritto ieri Stella sul Corriere , e dovrebbero bastare. A meno di considerare la Rete come uno stadio virtuale: una zona franca dove comandano gli ultras, e tutto è lecito.

Per anni abbiamo difeso Internet distinguendo tra il mezzo e il messaggio (se qualcuno ci offende al telefono, non diamo la colpa al telefono; se qualcuno delira su Internet, perché prendersela con Internet?). Oggi — bisogna ammetterlo — le cose sono cambiate. Le interazioni del web 2.0 (blog, forum, chat, Wikipedia, YouTube, Facebook, Myspace, Twitter, eBay…) hanno creato un mondo. Internet non è più, come negli anni 90, un binario su cui viaggiano insieme il bene e il male (la solidarietà e la pedofilia, l’amicizia e la xenofobia). Luca Sofri lo ha spiegato ieri su wittgenstein. it : «Quando il mezzo ha una potenza quantitativa straordinaria, questa si riverbera sulla qualità delle cose e determina cambiamenti. Limitarsi a definirlo ‘neutro’ non è sufficiente».

Ci sono, poi, alcune caratteristiche italiane. Internet raccoglie giovani umori anti-berlusconiani che, in tv, non arriveranno mai; e sui giornali non hanno più (o ancora) voglia di arrivare. Alcuni legittimi e articolati; altri aggressivi e sgangherati. Ma è curioso notare come umori simili appaiano nei siti d’informazione, nei blog e nei social networks internazionali. I commenti, dopo l’aggressione di piazza Duomo, sono divisi quanto in Italia, se non peggio. Conduco Italians da 11 anni, conosco gli umori che girano nella Rete. So che esiste un cuore oscuro di Internet, ma ho imparato ad apprezzarne l’anima chiara e pulita. La Rete è il luogo dove qualcuno strilla «Ecce (d)uomo!», credendo d’essere spiritoso; ma dove Sabina Guzzanti, che spiritosa è davvero, ha messo frasi di buon senso nel suo blog. Facebook è il posto dove il gruppo «fan di Massimo Tartaglia» contava 68 mila iscritti, il giorno dopo l’aggressione; ma ora è sparito e altri gruppi che inneggiano allo squilibrato armato di souvenir sono rimasti senza amministratore. Lo stesso è accaduto ai gruppi farlocchi che, dopo aver cambiato nome, inneggiavano a Berlusconi. Chiusi. Twitter, che qualche giorno fa ha esordito anche in italiano, è il luogo dove si trovano centinaia di rimandi interessanti e commenti fulminanti in molte lingue. Quelli volgari e violenti basta non seguirli più (unfollow). Morale? Anche gli imbecilli hanno facoltà a esprimere la propria opinione, e in questi giorni — bisogna dire — se ne sono avvalsi. Basta non insultare, diffamare o minacciare. Per chi commette questi reati, ci sono la polizia postale e i magistrati. Vogliamo combattere gli eccessi di Internet? Benissimo: rendiamo più efficaci e rapidi i tribunali. Ma forse è meglio non dirle queste cose, in Italia. Appena si parla di giustizia, infatti, molti insultano e minacciano. Non in Rete: in Parlamento.

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  1. […] Come ho già avuto modo di dire e come in tanti altri hanno chiarito meglio di me, l’auspicio è che il governo non si risolva ad emanare, a seguito dei deprecabili fatti di domenica 13 dicembre, e sull’onda dell’emozione più che su considerazioni adeguatamente riflettute, misure speciale per alcuni  reati di opinione commessi online che rischierebbero di comprimere la libertà d’espressione garantita dall’art. 21 della nostra Costituzione. […]

  2. […] ricordare che questa iniziativa del governo ha preso inizialmente le mosse, quale reazione a caldo, ai deprecabil…e ai gruppi su Facebook e altri social network che avevano inneggiato al lancio della statuetta del […]


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