No agli aiuti di stato per la digitalizzazione delle grandi multisale cinematografiche

dicembre 16, 2009 alle 4:23 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 1 commento
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Altroconsumo ha chiesto alla Commissione europea di imporre drastiche modifiche agli aiuti di Stato proposti dal governo italiano per la digitalizzazione dei cinema, vedi di più qui .

Condividiamo, infatti, molte delle perplessità già espresse con l’apertura di una consultazione ad hoc sulla questione dalla Commissione europea , circa la necessità, la proporzionalità e l’adeguatezza della misura proposta dal governo italiano nelle forme del credito d’imposta del 30%.

Da una parte riteniamo eccessiva la stima dei costi di installazione standard per schermo di 100.000 Euro, dall’altra il bilancio di previsione per questa misura (16.8 milioni di Euro), che corrisponde a costi di installazione per 56 milioni di Euro è notevolmente inferiore rispetto alla somma di 395,7 milioni di Euro che sarebbero necessari per convertire al digitale tutti gli schermi dei cinema italiani (considerato che in Italia vi sono in totale 3.957 schermi). Se la stima di 100.000 Euro per schermo è da considerarsi ragionevole (cosa di cui dubitiamo fortemente) lo stimato budget previsionale servirebbe, infatti, solo a coprire i costi per convertire al digitale il 14% degli schermi dei cinema italiani.

In realtà 

Per come è strutturata, la proposta del Governo italiano appare evidentemente finalizzata a beneficiare i grandi multiplex e le loro catene, che hanno per buona parte già fagocitato il mercato e non avrebbero alcun bisogno di aiuti per l’installazione di impianti di proiezione digitale. Non potranno godere degli aiuti i piccoli cinema, che non hanno un reddito imponibile o capitali sufficienti per beneficiare del credito d’imposta.

Considerato, inoltre, l’esistente e ampio sostegno pubblico per la produzione cinematografica nazionale “di qualità”, vi è una ulteriore assurda contraddizione nella misura proposta dal governo posto che i film sovvenzionati dallo Stato fanno già oggi grossa difficoltà ad essere distribuiti nelle grandi catene di multiplex che prediligono i blockbuster.

 Lasciando anche da parte per un attimo la questione dell’efficacia e della effettiva promozione di film di qualità, in termini di apprezzamento dei consumatori, nella produzione cinematografica nazionale, sostenuta finanziariamente dallo Stato – questione che ritengo comunque debba essere affrontate con urgenza – resta il fatto che continuare a spendere ulteriore denaro pubblico in tale direzione e introdurre, per converso, un provvedimento, come quello proposto dal governo italiano, che rischia di accelerare la chiusura di molti piccoli cinema e cinema d’essai, appare davvero contraddittorio.

Si pone anche una questione di neutralità tecnologica, l’implementazione degli apparati e delle tecnologie per la digitalizzazione dei cinema legati agli aiuti di stato proposti dal governo indurrebbero i cinema ad investire in uno standard digitale, piuttosto che in un altro? La Commissione Europea dovrebbe verificare con attenzione, perché se questo è il caso si corre il rischio che la misura non solo favorirà direttamente i multiplex, ma anche indirettamente, una tecnologia proprietaria nelle loro mani.

Abbiamo inviato alla DG Concorrenza della Commissione europea questa position paper per il meeting odierno a Bruxelles dove si è dicusso della cosa.

1 commento »

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  1. “…DRASTICA DIMINUZIONE DELLA TASSAZIONE

    Eliminazione delle imposte sul reddito, sostituite da una blanda imposta sul patrimonio (con deducibilità dell’inflazione dall’imponibile)
    Eliminazione dei contributi previdenziali obbligatori
    Eliminazione delle imposte sui trasferimenti immobiliari
    Eliminazione delle imposte sul risparmio

    DIMEZZAMENTO DELLA SPESA PUBBLICA

    ottenibile in primo luogo tramite lo smantellamento dei due grandi baracconi statali: gli enti pubblici previdenziali e la pubblica istruzione, e tramite il divieto assoluto degli aiuti di stato.
    Gli enti pubblici previdenziali vennero istituiti da Mussolini, un servo delle famiglie padrone della grande industria e della grande proprietà terriera, quindi non certo per il bene del popolo, ma per depredare i risparmi delle famiglie dei lavoratori, dei ceti produttivi.
    La scuola di stato venne istituita non per l’elevazione del popolo ma unicamente in funzione anticristiana, per togliere alla chiesa il monopolio dell’educazione, e poter così instillare fin dall’infanzia nei figli del popolo relativismo e ateismo.

    RAFFORZAMENTO DELLE FAMIGLIE DEL POPOLO NEI CONFRONTI DELLO STATO ….”

    da: DEMOCRAZIA TURNARIA: IDEE PER UN PROGRAMMA POLITICO MINIMO
    http://democraziaturnaria.ilcannocchiale.it/

    Filippo Matteucci Economista
    Libertarian Writer & Blogger


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