Sbloccare subito gli 800 milioni per la banda larga: lo chiedono al Governo imprese e consumatori

novembre 9, 2009 alle 7:15 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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Un fronte tanto compatto quanto eterogeneo, rappresentativo sia delle aziende attive nell’ICT sia delle associazioni di consumatori, chiede al Governo di sbloccare gli 800 milioni per la banda larga.

Di seguito il testo dell’appello:

Illustre Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, Illustre Ministro dello Sviluppo Economico, On. Claudio Scajola Illustre Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dott. Luca Zaia Illustre Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, On. Renato Brunetta Illustre Ministro della Gioventù, On. Giorgia Meloni Illustre Vice Ministro dello Sviluppo Economico, On. Paolo Romani Illustre Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dott. Gianni Letta

A nome delle Associazioni che riuniscono le principali aziende attive nell’Information and Communication Technology, pubblicità e comunicazione, editoria operanti sul mercato italiano e di alcune tra le più importanti Associazioni consumatori si rappresenta l’esigenza di considerare l’importanza di una rapida approvazione da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica delle risorse previste dalla Legge 18 giugno 2009, n. 69, pari a 800 milioni di euro per gli investimenti finalizzati allo sviluppo della banda larga nel nostro Paese.

Da notizie pubblicate sulla stampa, infatti, sembrerebbe che, in relazione alla contingenza economica, il Governo non abbia ancora definito la tempistica per portare all’approvazione del CIPE i predetti fondi fino a che, anche a seguito degli interventi “straordinari” previsti per la superare la crisi, non si possa procedere con maggiore tranquillità attraverso politiche di sviluppo.

Si è concluso proprio l’altro giorno lo IAB Forum, la più importante manifestazione italiana relativa alla comunicazione interattiva, nel quale – di fronte a circa 8.000 persone – il mondo dell’industria e dell’economia, insieme alla comunità scientifica ed alla rappresentanza dei consumatori, hanno ribadito con forza come anche il nostro Paese debba puntare sull’innovazione tecnologica delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e delle famiglie per uscire dalla situazione attuale ed avviare un rapido rilancio della nostra economia e dell’occupazione, accelerando l’uscita dalla crisi.

Il Governo ha sempre ribadito l’importanza del superamento del digital divide – tramite investimenti in nuove tecnologie e sviluppo della banda larga – come volano per il rilancio della competitività per le PMI italiane, l’avvicinamento della Pubblica Amministrazione ai cittadini e la creazione di posti e opportunità di lavoro. La banda larga oggi non è un’opzione facoltativa ma un’infrastruttura necessaria per lo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese. E’ indispensabile che l’Italia non perda altro tempo e prenda decisioni, come stanno facendo altri Paesi europei, con prospettive di medio-lungo termine affinché possa restare uno dei player principali delle economie avanzate.

Milano, 9 novembre 2009

Presidente Layla Pavone – IAB Italia, Presidente Stefano Pileri – Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Presidente Carlo Poss – Fcp-Assointernet, Presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi – Upa Presidente Diego Masi – Assocomunicazione, Presidente Furio Garbagnati – Assorel, Presidente Elserino Piol – Fedoweb, Segretario Generale Thalita Malagò – AESVI, Presidente Paolo Martinello – Altroconsumo, Segretario Generale Paolo Landi – Adiconsum, Segretario Generale Teresa Petrangolini – Cittadinanzattiva, Presidente Nazionale Giovanni Ferrari – La Casa del Consumatore

Oscuramenti sul satellite: povera Mamma RAI, l’hanno costretta a prostituirsi …

novembre 6, 2009 alle 12:39 pm | Pubblicato su - Rai/Sky Tivù Sat, CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 3 commenti
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mauro%20masiTorno sulla questione oscuramenti RAI sul satellite stimolato da un articolo de l’Espresso online che, anticipando in esclusiva il dossier di Altroconsumo con l’elenco delle centinaia di ore di oscuramenti della programmazione di RAI 1, Rai 2 e Rai3 intervenuti sul satellite dal 4 agosto al 4 ottobre, commenta, tra le altre cose, in questo modo:

Una quantità impressionante di “oscuramenti”. Concentrati soprattutto su Raidue, la rete di Stato che in alcune regioni è già stata tolta dall’analogico e si può vedere solo sul digitale terrestre. Per “convincere” con le cattive gli italiani a passare al digitale terrestre.

Al di là delle questioni più prettamente giuridiche inerenti la violazione del Contratto di Servizio e del Testo Unico della radiotelevisione, già ampiamente discusse in questo blog e che ora si troverà a dover prendere in esame anche il Tribunale di Roma al quale Altroconsumo si è rivolto con un ricorso d’urgenza quello che viene spontaneamente da chiedersi, direi quasi d’impulso, è se Rai possa ancora considerarsi servizio pubblico.

Non dovrebbe essere, in effetti, solo oggetto di un obbligo giuridico ma l’intrinseco portato del suo mandato quale Tv di Stato quello di diffondere la sua programmazione e renderla disponibile alla cittadinanza con ogni tecnologia e su tutte le piattaforme. A tal punto che impedire l’accesso alla propria programmazione a parte della cittadinanza, che peraltro continua a pagare il canone, in un momento già reso complicato per gli utenti dal passaggio al digitale terrestre con tutte le complicazioni e gli adeguamenti tecnologici che conseguono, appare un gesto contro natura da parte della RAI, molto simile al suicidio.

Chi scrive ritiene che possa e debba avere ancora un senso nel nostro Paese l’esistenza di una televisione di servizio pubblico, il fatto è che la stiamo perdendo e, soprattutto, non è certo di questo servizio pubblico che abbiamo bisogno nel nuovo scenario competitivo e tecnologico.

Uno dei commenti all’articolo de L’Espresso recita come segue: mamma rai, l’hanno costretta a prostituirsi …

Telecom Package: compromesso tra Parlamento e Consiglio sull’emendamento 138

novembre 5, 2009 alle 1:44 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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BlackoutTPSulla questione Telecom Package e procedura di conciliazione circa l’emendamento 138 sono tornato già più volte qui, qui e poi qui

Ora siamo arrivati a un punto conclusivo, ieri notte Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo su questo testo:

Text to be inserted in Article 1:”3a. Measures taken by Member States regarding end-users’ access to or use of services and applications through electronic communications networks shall respect the fundamental rights and freedoms of natural persons, as guaranteed by the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law.Any of these measures regarding end-users’ access to or use of service and applications through electronic communications networks liable to restrict those fundamental rights or freedoms may only be imposed if they are appropriate, proportionate and necessary within a democratic society, and their implementation shall be subject to adequate procedural safeguards in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and with general principles of Community law, including effective judicial protection and due process. Accordingly, these measures may only be taken with due respect for the principle of presumption of innocence and the right to privacy. A prior fair and impartial procedure shall be guaranteed, including the right to be heard of the person or persons concerned subject to the need for appropriate conditions and procedural arrangements in duly substantiated cases of urgency in conformity with European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms. The right to an effective and timely judicial review shall be guaranteed.”

mmm … ho sensazioni contrastanti, certamente meglio del testo precedentemente proposto dal Consiglio, ma molto molto peggio del 138 originale che, non dimentichiamocelo, era stato approvato per due volte a larghissima maggiornza in prima e seconda lettura dal Parlamento europeo nella precedente legislatura.Questi i commenti a caldo del BEUC: 

Telecoms Package/Amendment 138: Parliament manages to salvage some level of protection for internet users Last night, the European Parliament reached a compromise with the European Council, that whilst did not explicitly guarantee internet users’ rights to a prior judicial ruling if suspected of illegally downloading content, did at least establish procedural safeguards that now need to be implemented by Member States. This includes the right to a prior, fair and impartial procedure, the right to be heard and the presumption of innocence. Monique Goyens, Director General of BEUC, the European Consumers’ Organisation, said: “It has been long hard battle but at least all sides have acknowledged that fundamental rights of users need to be guaranteed in the digital world.  “However, these rights will be meaningless if Hadopi-style laws are allowed to be enforced at national level. Consumer organisations will be keeping a close eye on developments in all Member States to ensure that these new laws are implemented fairly and correctly. “But more fundamentally, we need a re-examination and overall assessment about what constitutes illegal downloading and an evaluation of the supposed economic harm to the music and film industry. Just last week, for example, it was shown that 72 % of people who admit that they download illegally are the ones who spend the most money buying content legally.”

Che aggiungere ? Vedremo a questo punto se, utilizzando le pieghe di incertezza presenti nel testo del Telecom Package, si vorrà introdurre in fase di implementazione anche in Italia una sorta di Hadopi, sarebbe assurdo, inutile, costoso, come ci spiega meglio Guido qui  e avrebbe l’unico effetto di determinare un incremento enorme delle attività sommerse e dei relativi tool a disposizione come ci spiega Stefano qui.

 

Da IAB Forum un sollecito a sbloccare gli 800 milioni per la banda larga, Gianni Letta risponde picche: non ora, tornate più tardi

novembre 5, 2009 alle 1:43 am | Pubblicato su CONSUMATORI, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 11 commenti
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iab 2Ieri l’altro al convegno di IAB Forum “Il futuro dell’economia digitale in Italia” ho avuto modo di dibattere con alcuni interlocutori di rilievo dei temi di prevalente discussione in questo blog.

Non sto a farvi un racconto dettagliato anche perchè la conferenza è stata trasmessa in live streaming, ampiamente twitterata, e si trovano riassunti, commenti etc etc un pò ovunque in giro per il web, una buona sintesi la trovate qui a firma di Gianni Rusconi

Aggiungo solo una cosa, durante il convegno Riccardo Luna ha giustamente promosso una sorta di tormentone sugli 800 milioni di euro per la banda larga, con tanto di invito a chiamare i centralini 😉 del CIPE dove sembravano apparentemente bloccati.

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Ieri, neanche tanto indirettamente, da Roma giunge la risposta del Governo per bocca di  Gianni Letta “La banda larga tornera’ a essere la prima delle priorita’ del governo una volta usciti dalla crisi”  Il che significa che per ora non se ne parla proprio.

Per carità, quegli 800 milioni, come ho avuto modo di dire anche allo IAB Forum, in assenza di una netto sblocco del collo di bottiglia dell’ex monopolista, non avrebbero probabilmente risolto i problemi di digital divide del Paese, però si tratta di una ulteriore conferma, un segnale chiaro, ove ce ne fosse stato ancora bisogno, che Internet per questo Governo continua a non essere considerata una chiave di sviluppo per il Paese.

Altroconsumo porta RAI in Tribunale: inibitoria contro gli oscuramenti sul satellite

novembre 2, 2009 alle 2:34 pm | Pubblicato su - Rai/Sky Tivù Sat, CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 3 commenti
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raiAltroconsumo si è occupato con serietà sin da subito degli oscuramenti sul satellite da parte di RAI, degli aspetti discutibili della creazione di Tivù Sat e della evidente violazione dell’art. 26 del Contratto di servizio. Lo ha fatto anche questo blog sin dai suoi primissimi post.

La questione è seria e coinvolge tematiche centrali per il nostro Paese quali una effettiva concorrenza e una vera libertà di informazione nel settore televisivo e la sussistenza in vita di un vero Servizio Pubblico, considerato anche che continuiamo a pagare il canone.

Ora, dopo aver ottenuto l’apertura dell’inchiesta da parte di AGCOM, considerato che purtroppo l’Autorità non è ancora intervenuta d’urgenza, Altroconsumo porta la questione davanti al Tribunale di Roma, con una inibitoria attraverso la quale chiede a RAI di porre immediatamente termine agli oscuramenti. Qui e di seguito il comunicato odierno dell’Associazione:

Ricorso Altroconsumo al Tribunale di Roma per oscuramento servizio pubblico Rai

L’oscuramento delle trasmissioni del servizio pubblico radiotelevisivo RAI è una pratica commerciale scorretta, lesiva dei diritti e degli interessi collettivi dei consumatori utenti. A causa di quest’attività per oltre 1 milione e mezzo di famiglie che non saranno mai raggiunte dal digitale terrestre sarà impossibile accedere ai contenuti del servizio pubblico RAI attraverso il canale satellitare. Per evitare che la pratica degli oscuramenti continui Altroconsumo ha depositato il ricorso d’urgenza contro RAI presso il Tribunale di Roma.

Privare gli utenti della visione di telegiornali, programmi di attualità e approfondimento politico, persino le previsioni meteo, significa aver violato il Testo Unico sulla radiodiffusione, il contratto di servizio e la delibera 481/06/ CONS dell’Autorità garante per le comunicazioni. Queste norme impongono al servizio pubblico di trasmettere su tutte le piattaforme esistenti.

Secondo i calcoli di Altroconsumo dal 4 agosto al 4 ottobre 2009 è stato impossibile vedere sul satellite Raiuno per 87 ore 58 minuti e 54 secondi Raidue per 220 ore 26 minuti 23 secondi, Raitre per 104 ore 53 minuti 31 secondi.

Oscurare il contenuto del servizio pubblico RAI per gli utenti non è solo una violazione di diritti. Ci sono conseguenze economiche ben tangibili, poiché il pagamento del canone non è più condizione sufficiente per accedere ai programmi.

Gli utenti dovranno mettere mano al portafogli, dovendo acquistare il nuovo decoder satellitare Tivùsat, anche se già in possesso di un decoder satellitare generalista o Sky, pagando un canone di 6 euro per l’utilizzo del software di gestione della smartcard per accedere alla programmazione Tivùsat, e richiedere l’assistenza di un antennista, dovendo adeguare gli impianti satellitari domestici alla coesistenza dei due decoder.

L’associazione indipendente di consumatori chiede al giudice del Tribunale di inibire il prima possibile la pratica illecita degli oscuramenti.

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