AGCOM taglia la terminazioni e Telecom che fa? aumenta le tariffe fisso-mobile !!! con tanto di marameo ai consumatori

maggio 23, 2012 alle 5:29 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Ricordate la storia delle tariffe di terminazione mobile ? Beh in questo articolo Tariffe di terminazione mobile: tra lobbying e regolazione potete ripercorrere le tappe precedenti che hanno portato, più o meno rocambolescamente, all’approvazione da parte di AGCOM, nel novembre 2011, di un nuovo piano di riduzione, con un primo consistente taglio a luglio 2012: da 5,3 centesimi a 2,5.

Bene, e i tanto attesi benefici per i consumatori in termini di conseguenti riduzione delle tariffe fisso-mobile? Col piffero signori, Telecom Italia fa marameo ai consumatori e addirittura aumenta il fisso-mobile, leggete qui di seguito l’analisi e le considerazioni di Altroconsumo:

Tariffe telefoniche da fisso a mobile. Dal 1 luglio Telecom Italia aumenta

Ignorati i tagli sulle tariffe di terminazione

Dopo i tagli alle tariffe di terminazione di 2,8 centesimi al minuto Telecom Italia ha annunciato le nuove tariffe in vigore dal 1 luglio 2012 per le chiamate dal fisso al mobile: non solo non è previsto alcun risparmio per il consumatore ma ci sarà addirittura un aumento medio della tariffa di 0,25 centesimi, secondo i calcoli di Altroconsumo.
L’associazione indipendente di consumatori denuncia oggi la scelta tariffaria di Telecom Italia in una lettera ad AGCOM, Antitrust e Commissione europea; le nuove tariffe non solo non trasferiscono il beneficio al consumatore finale, come richiesto dalla Commissione europea e auspicato dall’AGCOM che preannunciava un’azione di monitoraggio, ma crescono aumentando addirittura il costo del fisso-mobile.

Altroconsumo rilancia la petizione sul sito www.abbassalatariffa.it, chiedendo agli oltre 30.000 aderenti la campagna di riduzione dei costi della telefonia il supporto anche in questa fase: ottenuto il taglio delle tariffe di terminazione ora rivendichiamo quello del fisso-mobile.In linea di principio il nuovo posizionamento di TI è legittimo perché il settore non è regolamentato, tuttavia inficia i benefici che il consumatore avrebbe ottenuto seguendo la tendenza di rimodulazione tariffaria con un occhio alle medie di prezzi in Europa.

Telecom Italia posiziona l’asticella e anche gli altri operatori potrebbero adeguarsi. Se anche questi dovessero allinearsi sugli stessi prezzi si aprirebbe la strada per un’azione per violazione delle regole della concorrenza.Per Altroconsumo, le medie ponderate sulla base della frequenza delle chiamate effettuate verso ciascun operatore e negli orari peak e off peak da un profilo-tipo di utente portano a questo quadro:

tariffa fisso-mobile media al minuto attuale: 9,65 cent;

tariffa fisso-mobile media attesa: 6,85 cent;

nuova tariffa fisso-mobile Telecom: 9,90 cent.

La tariffa media attuale è più bassa di 0,25 cent rispetto alla nuova tariffa Telecom: ciò dimostra che le nuove tariffe fisso-mobile costano di più.

I CALCOLI DI ALTROCONSUMO: LE TARIFFE FISSO-MOBILE TELECOM
OPERATORE VERSO CUI SI CHIAMA TARIFFE ATTUALI TARIFFE ATTESE dal 1° luglio TARIFFE DAL 1° LUGLIO
peak off peak peak off peak
           
Tim 11.5 7.83 8.7 5.03 9.9
Tre 13.55 10.93 10.75 8.13 9.9
Vodafone 11.92 7.99 9.12 5.19 9.9
Wind 12.1 9.16 9.3 6.36 9.9

Mi raccomando firmate la petizione su www.abbassalatariffa.it noi non molleremo la presa, Altroconsumo è sempre abbastanza contraria ad interventi dirigistici e quindi vogliamo sperare che l’auspicata – ed ora ottenuta – riduzione delle tariffe di terminazione si traduca al più presto in un tangibile beneficio per i consumatori senza alcuna necessità di imposizioni calate dall’alto, ma se questo non avverrà naturalmente e grazie al libero gioco della concorrenza, oltre ad un intervento dell’Antitrust chiederemo anche quello dell’Agcom e/o della Commissione europea, volto ad imporre la traslazione dei benefici sui prezzi al dettaglio del fisso-mobile.

Per chi non vuole un’Agenda Digitale di rame …

maggio 20, 2012 alle 5:21 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Domani sarò a Bruxelles per questa Conferenza ell’ECTA ULTRA-FAST BROADBAND – POLICY AND PRACTICE. Sono stato invitato a parlare nel seguente Panel:

SESSION 2: ENABLING FIBRE ROLL-OUT: FINANCING AND DEMAND Equity investors have reacted strongly to proposals by the Commission to incentivise fibre roll-out through a proposed Recommendation on cost methodologies. Are their fears well-founded? Can the interests of shareholders and “the public” be reconciled?  

Chair: Anna Krzyżanowska, Head of Unit, Evaluation & Monitoring, DG Infso Unit C3, European Commission 

Stephen Howard, Head of Global Telecoms, Media & Technology Research, HSBC Bank Plc 

Stuart Gordon, Senior Analyst Telecoms, Berenberg Bank 

Bridget P. Cosgrave, Founder & President, EveryEuropeanDigital 

Marco Pierani, Head of Public Affairs, Altroconsumo and member of BEUC

Dr. Karl-Heinz Neumann, General Manager and Director, WIK Consult

 

Complice la giornata a dir poco autunnale nonchè il fatto che ho temporaneamente “parcheggiato” i miei due pargoli ad una festa di compleanno, sto ristudiacchiando la materia che, pur nella sua complessità, mi sembra abbia questa chiave di lettura: il mantenere elevato il prezzo del rame non è solo contrario agli interessi dei consumatori ma, soprattutto, in contrasto con l’interesse generale allo sviluppo della banda larga in quanto rischia di disincentivare l’investimento in fibra. Immagino che, al contrario, alcuni degli altri relatori della mia sessione sosterranno l’esatto contrario. E vabbè il confronto sarà utile anche per apprendere e approfondire i punti di vista altrui. Subito dopo è previsto un Keynote Speech della Commissaria Kroes, che, peraltro, qualche tempo fa si era già espressa sulla questione in termini non molto lontani dal mio punto di vista, vediamo un pò che dice domani, in ogni caso cercherà di twittarlo in seduta stante.

Personalmente comprendo bene che gli incumbent (e chi mette a loro disposizione i danari necessari) vogliano avere una certa dose di sicurezza sul ritorno dei loro investimenti in fibra ma, d’altra parte, la loro pretesa che sia mantenuto artificialmente elevato il prezzo del rame in modo che col margine garantito si possa investire in fibra mi sembra una cosa che non sta proprio in piedi, insomma chi ci garantisce che poi quel margine lo utilizzeranno per investire davvero in fibra? Più ci penso più rimango fermo sul mio punto di vista: Aumenti unbundling – domanda: se ti sovraremunerano la rete in rame perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?

Come se ne esce allora?  In primis bisogna capire che il problema non è dato da Telecom Italia o dagli altri incumbent in giro per l’Europa, perchè anch’io mettendomi nei loro panni e avendo a disposizione una rete in rame, anzi l’unica rete che c’è, completamente ammortizzata sulla quale non devo più investire ma solo manutenere non andrei certo ad imbarcarmi in un complesso investimento per creare una nuova rete in fibra, con il rischio che questo comporterebbe in termini di ritorno nell’investimento ed una serie di altre dinamiche nelle relazioni con i competitors tutte da costruire da nuovo.

Il problema non è allora dato da Telecom Italia o dagli altri incumbents ma da coloro che dovrebbero trovare la forza e il coraggio – prima ancora che le modalità tecniche - per imporre nell’interesse generale scelte di politica industriale rilevantissime per il nostro futuro in Italia e in Europa.

A ben vedere, infatti, se è vero – come è vero – che l’aumento della penetrazione della banda larga e la posa della fibra possono abilitare, da una parte, una democrazia più partecipata e moderna e, dall’altra, quello sviluppo economico e quindi quella crescita considerevole del PIL tali da assumere una funzione anticiclica in questo momento di crisi, pare indubbio che l’interesse generale dovrebbe prevalere su quello legittimo ma a breve termine e tutto rivolto su se stessi di investitori e incumbent.

E allora, chi deve imporre queste scelte di politica industriale? La Commissione europea e i Governi nazionali in primis, altrimenti che ci stanno a fare? Le Autorità regolamentari, come l’AGCOM in Italia, dovranno poi invece occuparsi di implementarle, non di sostituirsi loro.

Va chiarito allora al più presto IMHO che l’accesso a Internet a banda larga, oltre a essere considerato un servizio universale, deve essere inteso anche come bene comune, al mantenimento e allo sviluppo tecnologico del quale tutti gli operatori (non solo in senso stretto quelli delle tlc, ma anche quelli che ci vendono i servizi sopra) dovranno contribuire.

Mah … vediamo che dice domani la Kroes, io intanto continuo a studiare, se voi avete qualche suggerimento, anche se la pensate in maniera diametralmente opposta da me, lasciate un commento, grazie!

Limitazioni di banda da parte di Telecom Italia e vessatorietà della clausola: stay tuned !

marzo 11, 2011 alle 9:06 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Bell’articolo di Guido Scorza su Punto Informatico circa la limitazione di banda da parte di Telecom Italia: Internet senza limiti?

In merito alla Net Neutrality e su quanto la salvaguardia di tale principio sia importante per mantenere Internet come lo conosciamo oggi ho già detto molto in questo blog e vi rimando a questi vecchi post , sull’iniziativa di Telecom Italia, sollecitato da Alessandro Longo ho già detto qualcosa invocando una più stringente regolamentazione.

Ora Guido aggiunge alcune rilevanti considerazioni:

Il punto, tuttavia, nell’iniziativa di Telecom Italia (e, ad onor del vero, anche di alcuni suoi concorrenti) è un altro.
Telecom può davvero riservarsi il diritto di limitare a sua discrezione le caratteristiche del servizio messo a disposizione dei propri utenti?
È sufficiente garantire che tale discrezionalità sarà esercitata in modo non discriminatorio e, comunque, nell’interesse comune a salvaguardare l’integrità della rete ed a scongiurare il rischio di un collasso dell’infrastruttura?
La sensazione è che la risposta ad entrambe le domande che precedono non possa che essere negativa.

Confermo, senza dubbio no, non può.

Chi di noi acquisterebbe un auto sapendo che, in alcuni momenti non meglio precisati né precisabili, le prestazioni del motore potrebbero essere sensibilmente diverse per una scelta discrezionale del costruttore? O chi di noi sceglierebbe di avvalersi di una certa compagnia elettrica se fosse chiamato a prendere atto contrattualmente che, nel corso dell’esecuzione del contratto medesimo, la compagnia potrebbe decidere, autonomamente e senza preavviso, di destinare meno energia – o di non destinarne affatto – al frigorifero o, piuttosto, al televisore?
Evidentemente nessuno.

E, però, proprio questo ciò che Telecom Italia sta per chiedere di accettare ai milioni di utenti abbonati ai propri servizi di fornitura di risorse di connettività ADSL. Ve lo immaginate fissare una conference call via Skype con i nostri amici e/o colleghi per una determinata sera e scoprire che, proprio quella sera, non si dispone di sufficienti risorse di connettività per i servizi VoIP o, piuttosto, aver bisogno di accedere ad un contenuto disponibile via P2P e non sapere se sarà o meno possibile accedervi? La clausola che l’ex monopolista delle telecomunicazioni si avvia ad inserire nei propri contratti appare, proprio per questo, vessatoria in quanto – per dirla con le parole dell’art. 33 del Codice del consumo – “malgrado la buona fede” di Telecom della quale nessuno intende dubitare, determina “a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”.

Stay tuned, non finisce qui …

Aumenti sul fisso e adsl: come previsto il regalo dell’AGCOM a Telecom sull’unbundling alla fine lo paga pantalone …

gennaio 14, 2011 alle 6:43 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Ieri mi chiama il buon Alessandro Longo  per avere un mio commento sull’aumento di circa 2 euro quasi generalizzato da parte di tutti gli operatori sul fisso e l’adsl in unbundling:

“Si avvera quanto abbiamo previsto e temuto, purtroppo. Un rincaro generalizzato della linea fissa, a causa dell’aumento delle tariffe di unbundling approvato dall’Agcom”, dice Marco Pierani, responsabile dei rapporti istituzionali di Altroconsumo.

Al lordo di qualche improperio certamente non rivolto a lui ;) Ale ha riportato correttamente il mio pensiero, il resto del suo articolo lo potete leggere qui su repubblica.it Se volete poi rinfrescarvi la memoria sul pregresso della magistrale operazione condotta dall’incumbent e su quanto gli aumenti delle tariffe wholesale fossero ingiustificate questi miei post possono essere d’aiuto.

Con la nostra azione e l’interessamento della Commissaria Kroes che ha provocato una piccola limatura da parte di AGCOM siamo riusciti solo limitare in parte i prevedibili aumenti ribaltati sugli utenti. Che altro aggiungere ?! ah sì un’ultimissima cosa: a quanto pare con questa operazione Telecom Italia non ha neanche tralasciato di avvantaggiarsi dal punto di vista competitivo, introducendo un aumento minore rispetto a quello dei suoi concorrenti … che si tratti di squeeze ?

Unbundling: faceva bene Calabrò ad avere eurotimori, la Kroes lo boccia sonoramente

ottobre 21, 2010 alle 5:17 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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Lo dicevo che erano Ore cruciali a Bruxelles per l’assurdo aumento dell’unbundling italiota , a beneficio di chi non fosse addentro nella materia ricordo che le tariffe di unbundling sono quelle che i concorrenti di Telecom Italia devono versare all’ex monopolista per avere accesso alla rete.

Bene, oggi è un gran giorno amici miei: la Commissione europea ha rigettato infatti senza mezzi termini gli aumenti delle tariffe di unbundling richieste da Telecom e approvate da AGCOM, faceva dunque bene il Presidente Calabrò ad essere in preda ad eurotimori !  

L’aumento, approvato da AGCOM lo scorso 9 settembre, era stato aspramente criticato da Altroconsumo che si era rivolta alla Commissaria Kroes chiedendo, in una lettera del 23 settembre, una sua netta presa di posizione in senso contrario, in assenza della quale tali aumenti ingiustificati all’ingrosso avrebbero rischiato di pesare direttamente sulle tasche dei consumatori ribaltandosi sulle tariffe retail. Si ricorda che i rincari precedenti, stabiliti nel 2009 avevano, infatti, già comportato una maggiorazione del 10% sul canone residenziale di TI passato da 14,6 euro/mese a 16,08 euro/mese IVA inclusa.

L’attuale canone di unbundling è di 8,49 euro/mese (già aumentato nel 2009 dell’11% rispetto al prezzo del 2008 di 7,64 euro/mese) e secondo AGCOM dovrebbe passare nel 2010 a 8,70 euro/mese con effetto retroattivo – contro una media UE di 8,38 euro al mese- mentre per gli anni successivi (2011 e 2012) l’Autorità aveva deciso addirittura di applicare tariffe, rispettivamente di 9,14 e 9,48 euro/mese.

Nel bocciare sonoramente la decisione di AGCOM la Commissione  accoglie le richieste di Altroconsumo. A noi come alla Commissaria Kroes pare, infatti, poco plausibile l’argomentazione secondo cui l’aumento del canone di unbundling sia dovuto al cambiamento metodologico che non abbiamo mai contestato. Al contrario, proprio ipotizzando i costi di un operatore efficiente che gestisce una rete in rame di nuova costruzione in un mercato competitivo sarebbe molto più logico immaginare un calo dei prezzi all’ingrosso e non un incremento.

 L’aumento in realtà è dovuto a ben altri fattori che nulla hanno a che vedere con il modello, ovvero i costi di manutenzione della rete in rame e i costi amministrativi commerciali di vendita del doppino in rame agli altri operatori. I primi sono stabiliti partendo da un dato erroneo attestato su un tasso di guastabilità annuo irrealistico pari addirittura al 22,5% nonostante la stessa Telecom Italia abbia recentemente dichiarato che il tasso di guasto oggi registrato si attesti invece intorno al 12%. Immaginando poi una valorizzazione della rete che punti a massimizzare l’efficienza è facile sostenere che il tasso di guasto previsto debba tendere a diminuire e non certo ad aumentare.

Ora, please, bando ai magheggi, l’Agcom deve prendere atto delle indicazioni della Commissione e rivedere i suoi calcoli, i consumatori sentitamente ringraziano la Commissaria Kroes

Ore cruciali a Bruxelles per l’assurdo aumento dell’unbundling italiota

ottobre 14, 2010 alle 6:57 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Qualche giorno fa chiudevo questo post dicendo: 

Non resta che sperare che la Commissione europea – che lo ricordo deve esprimere ora un parere sull’aumento delle tariffe di unbundling approvato da AGCOM – e, soprattutto, la Commissaria Kroes, che sembra voler fare sul serio con l’Agenda Digitale, diano un chiaro stop a questa assurda manovra, glie ne saremmo veramente riconoscenti. E … forse è proprio per l’evidente insicurezza nell’attesa del vaglio europeo che Calabrò ha insolitamente traballato nelle sue ultime esternazioni rispetto all’unbundling … più che di Eurovisioni si tratta di Eurotimori ?!

Ora i nodi stanno per venire al pettine, il parere della Commissaria Kroes è atteso per il 21 ma sono queste le ore cruciali, c’è alta tensione a Bruxelles come si può capire dall’ articolo dell’European Voice anche perchè, come giustamente sostiene il BEUC, l’aumento dell’unbundling da parte di AGCOM potrebbe costituire un precedente negativo per tutti i consumatori europei se la Commissione non farà sentire forte la propria voce.

Commission faces crucial decision on telecoms charges

Italy’s telecoms regulator wants to increase wholesale charges for telecoms service providers.

The European Commission will next week face a test of its commitment to creating a competitive telecoms market in the EU.

On 21 October the Commission has to say whether it backs a decision by Italy’s telecoms regulator AGCOM to increase wholesale charges for telecoms service providers using the local loop.

AGCOM has approved an increase in the wholesale rate to €9.48 per month from 1 January 2012, up by 24% from the end of 2009.

The European Competitive Telecoms Association (ECTA), which represents new entrants to the telecoms market, is calling for the Commission to take action against such wholesale-price increases.

Ilsa Godlovitch, a director at ECTA, said it was time for a “crackdown on excessive wholesale charges”, so as to make broadband affordable and to meet ambitious targets for take-up of high-speed broadband.

One of the goals of the European Digital Agenda, agreed by EU governments in June, is for 50% of users to have access to broadband with a speed of 100 megabits a second.

Godlovitch said consumers would face higher prices and dominant firms would not invest in renewing copper networks if they were allowed to make “super-normal profits” from assets inherited from the days of telecoms monopolies. Wholesale charges for access to the local loop make up a major part of retail charges.

Setting a precedent

The European consumers’ association BEUC is also calling on the Commission to take action on the Italian regulator’s decision.

Kostas Rossoglou, legal officer at BEUC, said that the Italian regulator’s decision could “set a precedent in Europe allowing incumbent operators to continue to exploit revenues from the copper network, rather than investing in the roll-out of next-generation access networks”.

He said such practices would “further slow down take-up of broadband” and “undermine competition in the telecoms markets at the expense of European consumers”.

Rossoglou said allowing the Italian regulator’s decision to stand would “run contrary to the objectives of the Digital Agenda and the recently adopted Broadband Package”.

Many incumbent telecoms companies – former state-owned monopolies – argue that they need increases in wholesale charges in order to invest in new networks. But new entrants to the market argue that as long as incumbents continue to be allowed to increase wholesale charges, they are actually discouraged from upgrading their networks, as they can continue to make healthy profits from their existing copper assets.

Methodology

The Commission cannot veto the Italian regulator’s decision, but it could indicate that it does not agree with the decision or the method used to calculate the new rate.

National regulators are obliged to take “utmost account” of the Commission’s opinion. AGCOM has based the increase on a move to a methodology that involves the cost of building a new copper network today rather than the historical cost of the existing network.

Aumenti unbundling – domanda: se ti sovraremunerano la rete in rame perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?

settembre 10, 2010 alle 7:12 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Come ho già detto ieri a qualche giornalista che chiedeva commenti a caldo, ovviamente la preoccupazione dei consumatori rispetto all’aumento delle tariffe di unbundling approvate da AGCOM è che esse si ripercuoteranno inevitabilmente sul prezzo retail per il consumatore. Quindi non possiamo vedere di buon occhio questi aumenti, ora sottoposti al vaglio della Commissione europea.

Se da una parte è vero che gli aumenti tariffari sono stati limitati rispetto a quelli indicati precedentemente nel documento di consultazione da Agcom, vanno fatte almeno tre precisazioni:

- rischia di essere travisante affermare, come fa AGCOM, che “per il canone di unbundling resta confermato nel 2010 il valore di 8,70 euro/mese”. In realtà il prezzo attuale è 8,49. Quello di 8,70 era l’aumento indicato nel documento di consultazione, quindi anche per l’anno corrente e con effetto retroattivo avremo un aumento.

- anche sul fatto che gli aumenti collocherebbero comunque l’Italia al di sotto della media UE sorgono alcuni dubbi circa l’attualità del benchmarking utilizzato, questo in considerazione del fatto che nel 2010 in alcuni paesi europei – a differenza di quanto stiamo facendo noi – le tariffe di unbundling sono state sensibilmente ridotte, come ad esempio in Belgio, Olanda e Austria di oltre il 15%.

- Infine, va rilevato che in realtà, in base al nuovo modello adottato da AGCOM per calcolare l’unbundling, si dovrebbe avere una riduzione della tariffa e non un aumento, se non che incidono sensibilmente nel calcolo i costi di manutenzione della rete in rame computati ipotizzando un “tasso di guastabilità annuo” elevatissimo del 22,5% che appare o irrealistico o, per altro, verso francamente molto preoccupante circa lo stato della rete in rame di telecom italia ! 

Ma la cosa più grave è che sovraremunerare la rete in rame, come si sta facendo con l’approvazione delle nuove tariffe di unbundling, oltre ad essere un’operazione – come già detto – in netta controtendenza con quello che sta succedendo in altri Paesi europei, risulta senz’altro controproducente per l’auspicato passaggio alla rete di nuova generazione. Se ti sovraremunerano la rete in rame, infatti, perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?! Voi cosa ne pensate ?

Da oggi meno care le chiamate da fisso Telecom Italia verso cellulari … ma non è un regalo eh !

luglio 1, 2010 alle 12:23 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Telecom Italia annuncia che:
Dal primo luglio si riduce fino al 27% il costo per chi chiama i cellulari da telefono fisso Telecom Italia.  Dal 2003 al  2009 la spesa per le chiamate fisso mobile dei clienti residenziali è scesa quasi del 50%, a parità di consumi. Telecom Italia riduce, da domani, il costo delle chiamate da telefono fisso verso tutti gli operatori di telefonia mobile con un risparmio al minuto fino al 16% per le famiglie e fino al 15% per le imprese. Per i dettagli segui a leggere qui

Ora, per chiarezza di tutti, andrebbe precisato che non si tratta di un regalo e/o di una concessione dell’ex monopolista ai propri clienti quanto, invece, di un adeguamento al piano di riduzione progressiva delle tariffe fisso-mobile stabilito dall’Agcom. Si ricordi, peraltro, che al tempo, quando c’era da determinare l’entità di queste riduzioni, vi era stato un notevole braccio di ferro tra l’AGCOM e la Commissaria Reding che chiedeva un taglio ben più netto alle tariffe di terminazione, come si può rileggere in questa intervista concessa ad Altroconsumo

Le reti radiomobili hanno abbondantemente raggiunto in Italia tassi di penetrazione ben più elevati che in altri Paesi e gli originari investimenti necessari alla loro realizzazione sono stati ampiamente remunerati, continuare a sovvenzionarle non è, dunque, solo contrario agli interessi dei consumatori sulle cui bollette vengono ribaltate tariffe di terminazione esorbitanti e lontane dai sottostanti costi effettivi sostenuti dagli operatori mobili, ma risulta anche pregiudizievole allo sviluppo di un mercato convergente delle telecomunicazioni efficiente e concorrenziale.

Ma mi FAPAV il piacere 2: l’assurdo

aprile 19, 2010 alle 7:11 pm | Pubblicato in - Fapav, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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FAPAV si rallegra per aver vinto la causa al Tribunale di Roma:

FAPAV (Federazione Antipirateria Audiovisiva) esprime il suo apprezzamento per la decisione del Tribunale di Roma che, in accoglimento della sua istanza, ha ordinato a Telecom Italia di comunicare alla Procura della Repubblica di Roma e al Ministero delle Comunicazioni tutte le informazioni relative alle violazioni dei Diritti d’Autore in danno di tutta la filiera audiovisiva, e quindi il cinema, l’home video e le televisioni, avvenute attraverso l’accesso ai siti con i contenuti illeciti….

mah …  a me continua a sembrare abbastanza evidente che abbiano perso 
Di una sola cosa dovrebbero rallegrarsi FAPAV &  c, la certezza del diritto per quanto riguarda le cose della Rete è ormai in Italia sotto i loro piedi e … possono tranquillamente continuare a calpestare.
Con queste vittorie (che sono sconfitte) arriveranno/arriveremo certo lontano … sì, lontano dall’Europa !
Di solito in Tribunale, in uno Stato di diritto, si dovrebbe capire chi vince e chi perde, non è mica come in politica che vincono sempre tutti ad ogni elezione … in uno Stato di diritto però eh
Ribadisco, ora il Garante Privacy, che è intervenuto nel giudizio, spero ci faccia sapere al più presto, come gli aveva chiesto Altroconsumo, se ci sono stati o meno da parte di FAPAV comportamenti lesivi della privacy degli utenti.

Ma mi FAPAV il piacere …

aprile 17, 2010 alle 5:43 pm | Pubblicato in - Fapav, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Alessandro Longo su repubblica.it ci da una buona notizia:

SOLO l’autorità giudiziaria può obbligare i provider a comunicare i nomi degli utenti che scaricano file pirata, a bloccare siti e servizi che causano gli illeciti. È con questo motivo che il Tribunale civile di Roma, con una sentenza pubblicata oggi, ha rigettato la sostanza delle richieste di Fapav a Telecom Italia. Continua qui

Salutano favorevolmente questa decisione Stefano Guido Marco e, penso, tutti coloro che hanno a cuore la certezza del diritto, non poteva che andare così ma di questi tempi si tratta di una bella conferma.

Avevo già detto qui cosa pensavo dell’azione, al limite del temerario, promossa da FAPAV, ora il Garante Privacy, che è intervenuto nel giudizio, spero ci faccia sapere al più presto, come gli aveva chiesto Altroconsumo, se ci sono stati o meno da parte di FAPAV comportamenti lesivi della privacy degli utenti._

Update: Guido Scorza ha letto l’ordinanza e la commenta qui

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