Confalonieri, le muffe e le giraffe … occhio sono anche fatti nostri !

aprile 21, 2011 alle 7:26 pm | Pubblicato in - TV vs Internet: ci fai o ci sei ? un pò ci fai ... un pò ci sei, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TV | Lascia un commento
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Incollo di seguito due agenzie relative a dichiarazioni del Presidente Confalonieri a margine dell’assemblea Mediaset di ieri:

(ANSA) – COLOGNO MONZESE (MILANO), 20 APR – “Siamo di fronte a una incomprensibile politica di favore verso il mondo delle telecomunicazioni e a scapito del mondo di noi televisivi”. Così il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, commenta la gara per la banda da 800 megahertz per nuove frequenze in banda televisiva “che l’Europa prescrive di assegnare agli operatori di telefonia mobile”. Aprendo l’assemblea del gruppo televisivo, Confalonieri conferma che Mediaset parteciperà all’assegnazione in ‘beauty contest’ di sei multiplex nazionali. Nel rapporto tra internet e televisione, secondo il presidente Mediaset, “da una parte regna la totale assenza di regole e controlli, dall’altra invece vi è una pesante ingerenza degli organi di regolamentazione.

Che dire ? Il pranzo all’assemblea di Mediaset deve essere stato molto pesante e probabilmente indigesto …

COLOGNO MONZESE: (MF-DJ)–”Il nostro conflitto con Google – nel quale siamo alleati con gli altri editori, in Italia e all’estero – vuole difendere gli investimenti contro ogni utilizzo parassitario e ogni pirateria”.

Lo ha detto il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, nel discorso che ha aperto i lavori dell’assemblea dei soci del Biscione, in corso a Cologno Monzese presso gli studi televisivi del gruppo.

Non stiamo parlando del “passato della Tv contro il futuro di Internet”, ha detto ancora Confalonieri, aggiungendo che “e’ in ballo il modello di business basato sul pilastro dell’esclusiva e della remunerazione dei diritti. Se le major e i broadcaster perderanno la loro battaglia, ci sara’ una progressiva e inesorabile desertificazione dello show business, della creativita’, della produzione di contenuti di qualita’”.

eh sì … ieri Confalonieri ha digerito male evidentemente, ha sparato sulle telco, su Google, sul regolatore, quasi quasi persino sul Ministro Romani !

L’altro giorno, studiando con mio figlio, mi sono imbattuto sull’importanza cruciale dei batteri e delle muffe nell’ecosistema, in quanto decompositori. Muffe e batteri, infatti, demoliscono le sostanze organiche contenute nelle spoglie degli organismi morti mineralizzandole, trasformandole cioè in sostanze inorganiche più facilmente riutilizzabili da parte dei produttori per costruire nuova sostanza organica. E’ importante studiare con i propri figli si riscoprono cose importantissime che non avevamo colto fino in fondo quando eravamo a scuola. La settimana precedente eravamo ad esempio sulle giraffe ed ho riscoperto che il loro collo si è allungato col passare dei secoli, probabilmente, infatti, le prime giraffe erano molto più basse, poi sono “cresciute”, un po’ alla volta, e questo ha permesso a questi animali di mangiare prelibatezze che nessun altro riusciva a raggiungere. Questi animali si sono evoluti nel corso del tempo in base alle loro esigenze, trasformandosi anche fisicamente per poter sopravvivere …

Tornando a Confalonieri … le persone invecchiano ma le aziende possono/debbono rinnovarsi, i business models vanno adattati ai tempi e alle tecnologie a disposizione, il mercati della tv, delle tlc e di Internet diventano a tendere uno solo o, comunque, sono sensibilmente integrati, per il resto potrei limitarmi a dire vinca il migliore! e, da parte mia, spero che vinca chi trasferisce più valore agli utenti .

La strategia di Mediaset appare perdente, la scelta di arroccarsi può dare vantaggi nel breve grazie ad eventuali contesti pecuiliari a livello nazionale dove può trovare protezione ma nel medio periodo non può rendere … potremmo dire beh, peccato, dispiace per l’azienda Mediaset e chiuderla lì, ma il problema è che, con l’influenza che ha, rischia di fare rimanere arretrato l’ecosistema digitale del Paese e quindi ne facciamo le spese tutti in termini di minore innovazione e concorrenza, carenza di possibilità di scelta e anche pluralismo deficitario.

 
Ammappete perdiamo tutti, non sono solo cazzi suoi !

Vista finalmente la puntata di Report di ieri sera, corro a consultare i consigli della Nasa per meglio capire come comportarmi in Rete …

aprile 12, 2011 alle 2:43 am | Pubblicato in - TV vs Internet: ci fai o ci sei ? un pò ci fai ... un pò ci sei, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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 Rispetto alla Rete dovremmo un pò tutti cercare di comprendere come funziona e come muta in continuazione e fluidità uno strumento e, ormai direi definitivamente un luogo, dove trascorriamo buona parte della giornata, dove viviamo emozioni, creiamo opportunità per noi e per altri, condividiamo idee, creiamo movimenti, dove aziende hanno fatto una grande fortuna in tempi rapidissimi traferendo molto valore agli utenti, dove succede anche che queste aziende o singoli individui possano assumere comportamenti scorretti e/o lesivi, come nel mondo reale, anche perchè Internet è e sarà sempre di più il mondo reale!

Si tratta di un fantastico percorso di conoscenza che va intrapreso con umiltà e grande curiosità senza la pretesa di possedere verità assolute o sparare sentenze, tantomeno bisognerebbe travisare le sentenze, peraltro discutibilissime, che hanno giudicato le cose della Rete, di certo quello che non si può fare è liquidare con grande superficialità l’analisi di uno strumento che sta comunque cambiando, e molto in meglio, il mondo.

Ho appena finito di vedere la puntata di Report dell’altra sera e mi è rimasto veramente l’amaro in bocca. Per carità capita sempre più spesso, soprattutto in alcuni talk show, di ascoltare in tv beceri luoghi comuni con sottofondo di tecnofobia dirompente relativi ai social network, in particolare Facebook, ma anche a Google, volti in realtà a demonizzare Internet nel suo tutto, ma da Report non me l’aspettavo.

I grandi giornalisti ma, soprattutto, le persone corrette quando sbagliano trovano il modo di rimediare, chissà che non capiti anche in questo caso … in Italia ci sarebbe un gran bisogno di parlare bene della Rete e a Report questo dovrebbero ben comprenderlo

E buona notte

Apple, Google, gli editori, la concorrenza, il digitale e i consumatori …

gennaio 21, 2011 alle 9:58 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commenti
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In questi anni di manovalanza nell’interesse dei consumatori una delle cose che ho imparato circa le questioni antitrust è – parafrasando un motto mooolto politically uncorrect – che risulta sempre molto, e forse troppo, facile fare gli amanti della concorrenza con il … ”mercato” degli altri !

C’è allora che la stretta in prospettiva inevitabile dei finanziamenti pubblici all’editoria, l’inesorabile passaggio degli investimenti pubblicitari dal cartaceo al mondo online, così come la vendita stessa dei prodotti editoriali che dovrà necessariamente guardare sempre più a Internet e al digitale hanno fatto sì che gli editori tradizionali si siano riscoperti recentemente molto amanti delle regole della concorrenza, bene dunque un evoluzione utile e necessaria !

Le azioni di FIEG vs Google davanti all’Antitrust italiano e quella, di cui scrive ora Stefano, degli editori belgi vs Apple davanti all’Antitrust belga possono essere accomunate da questo trend e vedersi dunque entrambe sotto questa prospettiva.

Vi è tuttavia un’altra regola per me dirimente quando prendo in considerazione le questioni di concorrenza: valutare dove stia l’interesse dei consumatori finali. D’altra parte non è solo una mia deformazione professionale se è vero che, a partire da quando Mario Monti era Commissario alla Concorrenza, il trend di cercare di rendere sempre più vicine e comunicanti competition e consumers protection policy è stata una linea battuta con continuità in Europa ma anche in Italia. Ecco allora che, su questa base, giudico in maniera molto differente le azioni degli editori contro Google e Apple, nel secondo caso infatti l’interesse dell’utente e quello degli editori mi sembrano assolutamente coincidere, ci vedo una lesione della concorrenza e della net neutrality con detrimento per l’utente finale in termini di discriminazione sul prezzo e minore possibilità di scelta, Apple con iPad è dominante sul mercato dei tablet e sta abusando del suo dominio su un mercato a valle. Nel caso FIEG vs Google francamente non vedo invece questa comunanza di interessi tra editori e consumatori.

Per inciso, sulla conclusione dell’istruttoria su Google, avviata a seguito della segnalazione della FIEG, con la quale l’Antitrust ha accettato e reso obbligatori gli impegni presentati da Big G è stato già detto e scritto molto anche nei blog di chi segue queste materie … arrivando da buon ultimo non sto di nuovo a descrivere per esteso il provvedimento, per chi volesse farsi un’idea neutra gli impegni si trovano qui e il comunicato stampa dell’Autorità li descrive in sintesi adeguatamente, l’invito per chi avesse un pò più di tempo a disposizione è quello di leggersi comunque tutto il provvedimento, mi sembra utile ed istruttivo.

Io l’ho fatto e vi anticipo che il paragrafo cruciale, e che assolutamente, condivido è IMHO il 107:  

107. Inoltre, ai fini della valutazione dell’idoneità degli impegni a rimuovere le preoccupazioni concorrenziali delineate nel provvedimento di avvio dell’istruttoria, non risulta pertinente l’osservazione degli intervenienti concernente il presunto sfruttamento da parte di Google dei contenuti editoriali di terzi attraverso il proprio motore di ricerca generale Google Web Search, senza il riconoscimento di un “equo compenso” agli editori nella forma di una compartecipazione ai ricavi pubblicitari derivanti dalle inserzioni su Google Web Search. Tale osservazione, infatti, si riferisce ad una condotta di Google diversa da quella che costituisce l’oggetto del presente procedimento. Quanto al fenomeno del deep linking, si rileva che, come evidenziato da Google, fornire collegamenti diretti a specifici contenuti online costituisce un’essenziale modalità di funzionamento dei motori di ricerca e dei servizi di aggregazione di news, in quanto garantisce agli utenti l’accesso diretto alle notizie di loro interesse individuate attraverso i suddetti servizi.

Certo è giusto ed opportuno che un soggetto come Google, ampiamente dominante in alcuni mercati, sia sottoposto a un controllo e ad una verifica minuziosa da parte dell’Antitrust dei suoi comportamenti, sarà sempre e più così nel futuro e ha fatto bene dunque Big G a collaborare prendendo i suddetti impegni, quelli circa Google News non mi sembrano particolarmente rilevanti o innovativi e d’altra parte ci vedevo veramente poco rispetto a possibili lesioni, mentre quelli relativi ad AdSense che introducono maggiore trasparenza sono assoltamente doverosi nei confronti degli Editori.

Resta invece che il c.d. “equo compenso” al quale puntavano e puntano gli editori rimane assolutamente esogeno rispetto all’applicazione delle regole della concorrenza. Due cose, a mio avviso, dovrebbero tenere a mente gli editori in questa loro apprezzabile conversione, in età matura, che li porta ad essere diventati amanti della concorrenza: se cercheranno nel mondo digitale nuove forme e nuovi modi per ottenere quelle posizioni di rendita che stanno perdendo nel mercato pre-digitale avranno i consumatori contro e, soprattutto, come scrivevo più ampiamente qui Online non è proteggendo che si compete ma gareggiando nel trasferire valore agli utenti

PS: circa il contentino della segnalazione al Parlamento ottenuta dagli editori presso l’Antitrust a margine del procedimento FIEG vs Google, mi limito a dire per ora solo una cosa: è vero che si deve ragionare sull’adeguamento del diritto d’autore per quanto concerne il mondo Internet, occorre infatti che siano riconosciute più ampiamente le libere utilizzazioni e i diritti degli utenti… ma ci torneremo su

La Commissione europea apre un’investigazione antitrust su Google

novembre 30, 2010 alle 8:05 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Si tratta solo dell’apertura di un’indagine ma la notizia è di estremo rilievo e penso che ne parleremo ancora molto nel prossimo futuro, di seguito maggiori dettagli:

Antitrust: Commission probes allegations of antitrust violations by Google

The European Commission has decided to open an antitrust investigation into allegations that Google Inc. has abused a dominant position in online search, in violation of European Union rules (Article 102 TFEU). The opening of formal proceedings follows complaints by search service providers about unfavourable treatment of their services in Google’s unpaid and sponsored search results coupled with an alleged preferential placement of Google’s own services. This initiation of proceedings does not imply that the Commission has proof of any infringements. It only signifies that the Commission will conduct an in-depth investigation of the case as a matter of priority.

Google’s internet search engine provides for two types of results when people are searching for information. These are unpaid search results, which are sometimes also referred to as “natural”, “organic” or “algorithmic” search results, and third party advertisements shown at the top and at the right hand side of Google’s search results page (so-called paid search results or sponsored links).

The Commission will investigate whether Google has abused a dominant market position in online search by allegedly lowering the ranking of unpaid search results of competing services which are specialised in providing users with specific online content such as price comparisons (so-called vertical search services) and by according preferential placement to the results of its own vertical search services in order to shut out competing services. The Commission will also look into allegations that Google lowered the ‘Quality Score’ for sponsored links of competing vertical search services. The Quality Score is one of the factors that determine the price paid to Google by advertisers.1

The Commission’s probe will additionally focus on allegations that Google imposes exclusivity obligations on advertising partners, preventing them from placing certain types of competing ads on their web sites, as well as on computer and software vendors, with the aim of shutting out competing search tools. Finally, it will investigate suspected restrictions on the portability of online advertising campaign data to competing online advertising platforms2.

La posizione ufficiale di Google sulla questione è per ora la seguente:
“Sin da quando l’azienda è stata creata, ci siamo impegnati per fare la cosa giusta per i nostri utenti e per il nostro settore: abbiamo fatto in modo che la pubblicità fosse sempre chiaramente indicata come tale, abbiamo fatto in modo che gli utenti possano trasferire i propri dati in modo semplice quando decidono di passare ad altri servizi e abbiamo investito pesantemente in progetti open source. Tuttavia, ci sarà sempre spazio di miglioramento e quindi lavoreremo con la Commissione per affrontare le loro preoccupazioni.”  

Ulteriori approfondiomenti si trovano in post pubblicato nello European Public Policy Blog di Google

Passo e chiudo per il momento …

Sentenza Google Vividown, Schmidt: “A me me pare ‘na stronzata”

giugno 6, 2010 alle 9:16 pm | Pubblicato in - Quello strano retrogusto, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Sulla sentenza in oggetto mi sono già espresso qui e rimango della stessa opinione. A beneficio di chi avesse nel frattempo dimenticato, o non avesse al contrario ancora focalizzato, il punto di diritto sulla base del quale tre dirigenti di Google sono stati condannati a 6 mesi di reclusione dal Tribunale di Milano a seguito del video, che riprendeva un episodio di bullismo su un ragazzo disabile, caricato su Google Video, pare opportuno rinfrescare la memoria:

I tre dirigenti sono stati condannati per illecito trattamento di dati personali perchè al tempo le condizioni generali di Google - a detta del tribunale di Milano - erano carenti e non c’era una chiara informativa all’utente circa la necessità di acquisire il consenso del terzo ripreso prima di caricare il video, considerato che nel caso di specie vi erano dati sensibili in ballo.

L’ho già detto e lo ripeto, siamo di fronte ad uno di quegli inutili formalismi che invece di elevare la tutela della privacy ne fanno scadere ogni sostanziale percezione tra i comuni mortali (non avvocati) … la Sentenza IMHO è roba da far cadere le braccia … Tra l’altro, nel successivo punto inerente l’ipotesi di reato di concorso in diffamazione per il quale c’è stata invece un’assoluzione piena a pag. 104 della sentenza si legge: “in altre parole anche se l’informativa sulla privacy fosse stata data in modo chiaro e comprensibile all’utente, non può certamente escludersi che l’utente medesimo non avrebbe caricato il file video incriminato …” ma allora di cosa stiamo parlando ?!?!

Ora, la novità però è che il CEO di Google, Eric Schmidt, nell’ambito di un’intervista rilasciata al Financial Times in cui parla di diverse cose, tra l’altro ha definito la Sentenza del Tribunale di Milano o, forse più precisamente, la decisione del Giudice di condannare i tre dirigenti di Google come “bullshit” ovvero una “stronzata”:

“The judge was flat wrong. So let’s pick at random three people and shoot them. It’s bullshit. It offends me and it offends the company.

Che dire? Beh, innanzitutto non sono affatto sorpreso, la diplomazia non è probabilmente un plus per il CEO di Google, già qualche mese fa avevo avuto modo di commentare un’altra dichiarazione di Schmidt che aveva fatto parecchio discutere e che, rispetto a quella rilasciata ora al Financial Times sul caso Google/Vividown, a mio modo di vedere, era molto più preoccupante.

In questo caso, invece, il fatto che Schmidt abbia dichiarato ufficialmente con estrema schiettezza ma anche brutalità quello che pensa – e che peraltro penso anch’io – circa la Sentenza di Milano denota, al di là del merito, una carenza di sensibilità da parte sua che rischierà di ritorcersi contro Google, almeno in Italia. Che bisogno aveva di infierire? avrà un appello che auspicabilmente ribalterà il primo grado, perchè alzare i toni ora ? Che il motto don’t be evil sia ormai definitivamente roba del passato ce ne siamo accorti, le cose cambiano, le aziende si consolidano ma che Google, con la posizione dominante che detiene, attaccata su vari fronti, cominci a mostrare i muscoli e passi all’arroganza, almeno negli atteggiamenti del suo CEO, è cosa che può far preoccupare  quelli - come me - che, pur riconoscendo a Google di aver portato incredibile innovazione in Internet e trasferito valore agli utenti continuano ad avere “quello strano retrogusto” (Vedi anche questo post successivo).

Detto questo ci sarebbe anche da aggiungere, per onestà intellettuale, che purtroppo in Italia siamo abbastanza abituati ad assistere ad atteggiamenti arroganti e intolleranti di fronte a Sentenze che non piacciono o a giudici che si considerano in partenza e apoditticamente prevenuti, e questo da pulpiti ben più istituzionalmente rilevanti! E, d’altra parte, accade che Pubblici Ministeri, come Robledo (uno dei PM del caso Google/Vividown) concedano interviste inopportune e veramente poco condivisibili nel merito e nel metodo.

C’è chi sostiene che all’inizio del terzo millennio di fronte ai continui sviluppi tecnologici se non si vuole che, abbandonata a se stessa, la società dell’informazione finisca in una gigantesca implosione o sia origine di valori che contraddicono i fondamenti della civiltà umana, il diritto, nel senso più elevato del termine, dovrebbe tornare ad assumere un ruolo determinante. Non mi sembra che siamo sulla buona strada …

Google presenta impegni all’Antitrust

maggio 14, 2010 alle 7:00 pm | Pubblicato in - Quello strano retrogusto, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Google ha presentato i suoi impegni all’Antitrust nell’ambito dell’istruttoria avviatà dall’Autorità per l’ipotesi di abuso di posizione dominante a seguito della denuncia di FIEG (Federazione italiana editori di giornali). Mi ero già occupato della cosa su questo blog qui e qui

Trovate gli impegni di Google qui , sono sostanzialmente due. Mi riservo di tornarci su ma, ad una prima lettura, sul primo “i) il mantenimento di un crawler distinto per Google News idoneo a consentire agli editori di escludere i propri contenuti da Google News senza che tale scelta determini alcun effetto sull’inclusione degli stessi contenuti nel motore generale di ricerca di Google” direi che non ci sono grosse novità, Google si impegna in sostanza a fare quello che già fa oggi per altri tre anni, il periodo degli impegni.

Sul secondo, invece,ii) la comunicazione, attraverso l’interfaccia di AdSense disponibile on-line, della percentuale di revenue-sharing, e delle sue eventuali modifiche, spettante agli editori affiliati al programma AdSense Online” mi sembra che ci sia una bella apertura ad una maggiore trasparenza da parte di Google  … il che fa bene al mercato, sempre che ci sia qualcuno in grado di competere … questo a botta calda e ad una prima lettura … se mi sbaglio, mi corigerete !

Sentenza Google Vividown: tanto rumore “cercato” per nulla, ma proprio nulla eh

aprile 14, 2010 alle 2:17 am | Pubblicato in DIRITTO, INTERNET | 4 commenti
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Ho finalmente trovato il tempo per leggere le 111 pagine della sentenza del Tribunale di Milano nel caso Google/Vividown e francamente rimango abbastanza sconfortato, precedentemente commentando il dispositivo e riservandomi ovviamente di esprimere un’opinione definitiva una volta che fossero pubblicate le motivazioni avevo scritto, tra le altre cose:

Escludendo, infatti – come voglio ben sperare – che tutto si riduca al fatto che nelle condizioni generali di Google non c’era o era carente l’informativa all’utente circa la necessità di acquisire il consenso del terzo ripreso prima di caricare il video – considerato che vi erano dati sensibili – perchè se così fosse saremmo di fronte ad uno di quegli inutili formalismi che invece di elevare la tutela della privacy ne fanno scadere ogni sostanziale percezione tra i comuni mortali (non avvocati) …

E’ invece proprio questo, miseramente questo, il punto di diritto sulla base del quale i dirigenti di Google sono stati condannati per illecito trattamento di dati personali. Roba da far cadere le braccia … Tra l’altro, nel successivo punto inerente l’ipotesi di reato di concorso in diffamazione per il quale c’è invece un’assoluzione piena a pag. 104 della sentenza si legge: “in altre parole anche se l’informativa sulla privacy fosse stata data in modo chiaro e comprensibile all’utente, non può certamente escludersi che l’utente medesimo non avrebbe caricato il file video incriminato …” ma allora di cosa stiamo parlando ?!?!

“Tanto rumore per nulla” aggiunge infine il giudice, citando Shakespeare, in una inusuale chiosa conclusiva rivolta al pubblico, alla sua audience! Sì vero, tanto rumore CERCATO per nulla, ma proprio nulla eh …

Di diritto c’è ben poco altro nella sentenza, di considerazioni in libertà e vere e proprie perle da commentare ce ne sono invece anche troppe, forse ci tornerò sopra, o forse no … sono stanco vado a letto, click._

Vividown vs Google – ribadisco: la Rete non deve diventare una televisione

febbraio 25, 2010 alle 1:28 am | Pubblicato in - TV vs Internet: ci fai o ci sei ? un pò ci fai ... un pò ci sei, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 8 commenti
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Torno sulla sentenza di cui ieri si è discusso molto e non solo in Rete, tra gli altri ho letto i commenti di De Biase  Mantellini Stefano con più post  e Guido .

Nel mio precedente post avevo scritto che 

Bisognerà leggere le motivazioni certo, ma l’impressione è che stia crollando di fatto la tenuta della direttiva 200/31/CE sul commercio elettronico e si rischia di introdurre per via giudiziaria una sorta di responsabilità oggettiva degli intermediari della Rete.

Ora, se è pur vero che, come ormai appare accertato, la condanna verte sull’illecito trattamento di dati personali e non direttamente sulla responsabilità dell’intermediario alla fine il primo aspetto si riverbera sul secondo e quindi penso sia opportuno ribadire che la Rete non deve diventare una televisione.

Escludendo, infatti – come voglio ben sperare – che tutto si riduca al fatto che nelle condizioni generali di Google non c’era o era carente l’informativa all’utente circa la necessità di acquisire il consenso del terzo ripreso prima di caricare il video – considerato che vi erano dati sensibili – perchè se così fosse saremmo di fronte ad uno di quegli inutili formalismi che invece di elevare la tutela della privacy ne fanno scadere ogni sostanziale percezione tra i comuni mortali (non avvocati), rimane l’ipotesi che la responsabilità di Google derivi dalla omessa richiesta di autorizzazione al Garante.

Questo non può dunque che riportarci direttamente all’ipotesi che il tribunale di Milano abbia di fatto interpretato l’assenza di obbligo di vigilanza in capo agli intermediari prevista dalla normativa sul commercio elettronico in modo peculiare, in quanto è di fatto impossibile per un ugc provider valutare l’eventuale sussitenza di dati sensibili nei video caricati dagli utenti.

In realtà rimane un’ultima possibilità, e cioè che il Tribunale abbia accertato che Google non ha effettuato il take down in tempi adeguati, se è su questo che si basa la condanna non avrei nulla da accepire, per questo attendiamo le motivazioni ._

PS: non ho mai scritto finora che considero assolutamente deprecabile l’episodio di bullismo di cui è stato vittima il ragazzo disabile, lo davo per scontato ma è bene non farlo così come è bene focalizzarci sui comportamenti responsabili che tutti noi dovremmo tenere anche in Rete se vogliamo che continui ad essere libera e democratica.

Caso Vividown: condannati tre dirigenti di Google !!! – La Rete non deve diventare una televisione, parliamone please…

febbraio 24, 2010 alle 10:50 am | Pubblicato in - TV vs Internet: ci fai o ci sei ? un pò ci fai ... un pò ci sei, DIRITTO, INTERNET | 10 commenti
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leggo sul Corriere.it :

Il tribunale di Milano ha condannato tre dirigenti di Google accusati di diffamazione e violazione della privacy per non avere impedito nel 2006 la pubblicazione sul motore di ricerca di un video che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino. A tre imputati sono state inflitti sei mesi di reclusione. Un quarto dirigente che era imputato è stato assolto.

Questo uno dei primi commenti del procuratore aggiunto Alfredo Robledo:

«Finalmente -aggiunge il magistrato- si è detta una parola chiara. Al centro di questo procedimento era la tutela della persona attraverso, appunto, la tutela della privacy. Il resto è un fatto fenomenico. Sono certo che questa sentenza uscirá dall’aula del tribunale di Milano e farà finalmente discutere su un tema che è fondamentale».

E certo che questa sentenza farà discutere, non so se ne siamo tutti coscienti ma siamo a un punto di svolta per il futuro di Internet nel nostro Paese. Bisognerà leggere le motivazioni certo, ma l’impressione è che stia crollando di fatto la tenuta della direttiva 200/31/CE sul commercio elettronico e si rischia di introdurre per via giudiziaria una sorta di responsabilità oggettiva degli intermediari della Rete.

La Rete diventerà come la tv ? questo è quello che molti vorrebbero … a mio avviso ci perderemmo tutti, Internet non può, non deve diventare una televisione per le ragioni che avevo espresso nel video che potete vedere qui qualche tempo fa http://www.youtube.com/watch?v=qdOjKQkJV8k

un piccolo approfondimento qui sopra

Giù il cappello davanti alla presa di posizione di Google in Cina

gennaio 13, 2010 alle 9:13 am | Pubblicato in - Quello strano retrogusto, DIRITTO, INTERNET | 3 commenti
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Signori, chi scrive, pur riconoscendo a Google di aver portato incredibile innovazione in Internet e trasferito valore agli utenti non ha mai nascosto di provare “uno strano retrogusto”.

Di fronte alla presa di posizione di ieri con la quale Big G, rivelando di aver subito attacchi di cyberspionaggio che hanno coinvolto altre numerose aziende e che erano probabilmente finalizzati ad accedere agli accounts Gmail di attivisti cinesi per la difesa dei diritti umani, ha annunciato che non applicherà più alcun filtraggio o censura dei contenuti nei risultati delle ricerche su Google.cn, non c’è che dire era ora, giu il cappello !

These attacks and the surveillance they have uncovered–combined with the attempts over the past year to further limit free speech on the web–have led us to conclude that we should review the feasibility of our business operations in China. We have decided we are no longer willing to continue censoring our results on Google.cn, and so over the next few weeks we will be discussing with the Chinese government the basis on which we could operate an unfiltered search engine within the law, if at all. We recognize that this may well mean having to shut down Google.cn, and potentially our offices in China.

The decision to review our business operations in China has been incredibly hard, and we know that it will have potentially far-reaching consequences. We want to make clear that this move was driven by our executives in the United States, without the knowledge or involvement of our employees in China who have worked incredibly hard to make Google.cn the success it is today. We are committed to working responsibly to resolve the very difficult issues raised.

Il post per intero si trova qui sul blog di Google

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