Le 10 domande della SIAE !
luglio 13, 2011 alle 10:32 am | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 9 commentiEtichette: Agcom e diritto d'autore, Confindustria Cultura Italia, Diritto d'autore in rete, equo compenso, siae
A pag. 28 del Corriere di oggi appare questo nuovo avviso a pagamento della SIAE e di Confindustria Cultura Italia:
Pari dignità
10 domande e un invito
1. Perché il diritto d’autore, che fuori dalla rete è riconosciuto, in rete non deve essere remunerato?
2. Perché coloro che criticano il provvedimento AGCOM non criticano anzitutto il furto della proprietà intellettuale? Perché impedire la messa in rete di proprietà intellettuale acquisita illegalmente dovrebbe essere considerata una forma di censura?
3. Perché dovrebbe risultare ingiusto colpire chi illegalmente sfrutta il lavoro degli altri?
4. Perché si ritiene giusto pagare la connessione della rete, che non è mai gratis, ed ingiusto pagare i contenuti? E perché non ci si chiede cosa sarebbe la rete senza i contenuti?
5. Perché il diritto all’equo compenso viene strumentalmente, da alcuni, chiamato tassa? Perché non sono chiamate tasse i compensi di medici, ingegneri, avvocati, meccanici, idraulici, ecc.?
6. Perché Internet, che per molte imprese rappresenta una opportunità di lavoro, per gli autori e gli editori deve rappresentare un pericolo?
7. Perché nessuno si chiede a tutela di quali interessi si vuole creare questa contrapposizione (che semplicemente non esiste) tra autori e produttori di contenuti e utenti?
8. Perché dovremmo essere contro la libertà dei consumatori? Ma quale libertà? Quella di scegliere cosa acquistare ad un prezzo equo o quella di usufruirne gratis (free syndrome) solo perché qualcuno che l’ha “rubata” te la mette a disposizione?
9. Perché nessuno dice che l’industria della cultura occupa in Italia quasi mezzo milione di lavoratori e le società “over the top” al massimo qualche decina? E perché chi accusa l’industria culturale di essere in grave ritardo sulla offerta legale di contenuti, poi vuole sottrarci quelle risorse necessarie per continuare a lavorare e dare lavoro e per investire sulle nuove tecnologie e sul futuro?
10.Perché, secondo alcuni, non abbiamo il diritto di difendere il frutto del nostro lavoro, non possiamo avere pari dignità e dobbiamo continuare a essere “ figli di un Dio minore”?L’invito
Auspichiamo che il regolamento AGCOM in quella che sarà la sua definitiva formulazione possa essere realmente efficace.
Non vogliamo sottrarci al dibattito e al confronto ma è necessario che le soluzioni vengano individuate, e al più presto.
Prometto che, appena mi riprendo, cercherò di fornire adeguate e puntuali risposte (Leggile ora qui). Frattanto vi ripropongo questi due video:
Equo compenso, istituito il tavolo ministeriale: i consumatori lasciati tra le nuvole ?!?!
giugno 22, 2010 alle 6:18 am | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commentiEtichette: Decreto Bondi, equo compenso, equo compenso tar lazio, Mario Torsello, siae, tavolo ministeriale equo compenso
Sono a New York per una conferenza sul cloud computing (tornerò al più presto sul blog in merito a questo argomento di estremo interesse di cui si discute ancora troppo poco in Italia). Un pò a causa degli impegni, un pò per la differenza di fuso orario, un pò perchè nel poco tempo libero a disposizione cerco di visitare questa straordinaria città, riesco dunque a seguire con difficoltà al momento le cose che accadono in Italia, ma mi sono comunque imbattuto in questo straordinario esempio di incoerenza e carenza di sensibilità istituzionale che è il Decreto del presidente del consiglio dei ministri che istituisce un tavolo di lavoro tecnico per:
”monitorare le dinamiche reali del mercato dei supporti e apparecchi interessati dal prelievo per copia privata e di formulare proposte ai fini dell’aggiornamento del decreto ministeriale di determinazione del compenso di cui all’articolo 71 septies della legge 22 aprile 1941 n. 633″ (sic!)
Ora, il fatto che si parli di monitorare le “dinamiche reali” la dice già lunga su quanto irrealistiche fossero le considerazioni economiche alla base dell’emanazione del decreto Bondi, appare poi peculiare che, stanti le forti contestazioni sul decreto Bondi da parte dell’industria tecnologica e dei consumatori, si avvii ora questo tavolo pur in pendenza di un giudizio di illegittimità di fronte al TAR Lazio, (o forse in questo tavolo si cercherà di “aggiustare” anche la vertenza pendente al TAR?), risulta altresì rilevante ricordare come la Corte di Giustizia UE stia per pronunciarsi sulla normativa spagnola, per molti versi analoga a quella italiota, e che l’Avvocato Generale nel suo parere si sia già espresso in senso molto critico in linea con quelli che sono gli appunti che muovono le rappresentanze di industria e consumatori al decreto Bondi. Ma vi è di più, ebbene cari miei la relazione illustrativa al decreto Bondi, a firma del Capo dell’Ufficio Legislativo Mario Torsello, a pagina 12 recitava testualmente come segue:
“… è stata rilevata da più parti la necessità che alla determinazione del compenso per copia privata si accompagni la contestuale costituzione, su proposta del Ministero per i beni e le attività culturali, di un tavolo di lavoro permanente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel quale siano rappresentati tutti i soggetti portatori degli interessi coinvolti dalla tematica in argomento, ivi compresi i consumatori“.
Sì avete capito bene, ivi compresi i consumatori, lo ripeto, ivi compresi i consumatori e, se non ci credete, la relazione illustrativa la trovate qui. Se siete capaci, indicatemi quindi un rappresentante dei consumatori tra i componenti del tavolo tecnico, così come nominati dal suddetto decreto: Mario Torsello, Ministero Beni e Attività Culturali; Elisa Grande, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roberto Sambuco, Ministero dello Sviluppo Economico, Giorgio Assumma, SIAE, Paolo Ferrari, Confindustria Cultura Italia, Enzo Mazza, FIMI, Mario Gallavotti ANICA, Stefano Pileri, Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Guidalberto Guidi, Confindustria ANIE, Mario Pissetti, ASMI, Maurizio Iorio, ANDEC.
Vale la pena di rilevare in conclusione, come ci rammenta giustamente Guido, che in Francia analoga Commissione a quella istituenda in Italia è costituita per 1/4 da rappresentanti di consumatori.
Domani (anzi oggi tra poche ore … è il fuso orario che mi frega !) si tiene la seconda udienza davanti al TAR Lazio sul procedimento promosso da aziende tecnologiche e di telecomunicazioni insieme ai consumatori per l’annullamento del Decreto Bondi, la speranza è sempre quella che ci sia un giudice anche a Roma e non solo a Berlino …
Una Tassa Malinconica: se la approvano chiedo sin d’ora lo 0,00001 % del prelievo, anch’io non me la passo tanto bene …
aprile 23, 2010 alle 10:22 am | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commentoEtichette: Carlo Malinconico, Editoria in crisi, equo compenso, FIEG, Tassa Malinconica, Tassa su Internet
Malinconicamente ci risiamo, grandi grandi idee per l’innovazione del Paese: per risolvere la crisi dell’editoria tassiamo Internet !!!! dal Corriere.it di ieri: Gli editori: crisi grave, riforma urgente Malinconico: «Mini tassa per chi naviga»
TASSA PER CHI NAVIGA - Al termine della presentazione del rapporto Malinconico ha poi formulato una proposta che farà probabilmente discutere: quella di una “mini tassa” per chi ha la connessione a internet e quindi si avvale dei contenuti anche editoriali della rete, che vada a sostegno del settore ancora in forte crisi. Nel sottolineare che in Germania si è seguita una strada analoga con la creazione di una «tassa sul computer», Malinconico dice che la Fieg non immagina una misura di questo tipo ma piuttosto «un prelievo di entità modesta, dal costo di un caffè al mese o giù di lì, per realizzare una dote di risorse che possa essere d’aiuto in questo frangente». Quindi «non una soluzione alla crisi, ma – spiega il presidente degli editori – una misura da adottare in modo transitorio». Una sorta di «strumento forfettario» per dare ossigeno al settore, che ancora attende una soluzione al problema dei contenuti editoriali utilizzati in rete dai motori di ricerca a partire da Google. «Di questo problema – ricorda Malinconico – si sta occupando la Commissione europea e in Italia l’Antitrust ha aperto un’istruttoria il cui termine però scade a ottobre e probabilmente sarà prorogato. Insomma si annunciano tempi lunghi per trovare un equilibrio con i motori di ricerca, 2-3 anni, e nel frattempo che facciamo?». Il tema dei contenuti editoriali sta molto a cuore agli editori: anche su internet «magari l’utente si va a cercare l’articolo invece che sul sito della testata su un motore di ricerca, così anche la pubblicità online raccolta dagli editori corre dei rischi». E di fronte al rischio che una tassa sulla ricerca di contenuti editoriali da parte di un utente della rete possa assumere profili di incostituzionalità, Malinconico replica che «normalmente su certi servizi ci sono oneri di sistema generali che vengono divisi. Si pensi alle bollette elettriche dove si paga anche per il costo delle centrali idroelettriche».
Tristezza, sgomento, rassegnazione, queste sono le sensazioni che provo al momento, c’è poco da aggiungere … se non che anche il riferimento alla tassa introdotta in Germania è oltremodo travisante, non è affatto vero che il governo tedesco abbia già introdotto una simile assurda misura vessatoria per i cittadini e contraria allo sviluppo dell’innovazione, come spiegavo meglio qui: Mala tempora currunt … la Germania vuole tassare la Rete ?!?!? (update: non è vero)
A ben vedere un aspetto innovativo potrebbe però trovarsi nella proposta del Presidente della FIEG, appare infatti evidente che la nuova tassa non potrebbe chiamarsi equo compenso in quanto, come sanno bene i lettori di questo blog, tale impropria definizione è già occupata da altri, e ci lucra sopra la SIAE, ecco allora che, nome omen, proporei quello di: Tassa Malinconica
Chiedo sin d’ora, ad ogni modo, nella denegata ipotesi in cui il governo accogliesse veramente questa genialata malinconica di introdurre una levy su Internet, che uno 0,00001 % del prelievo sia donato anche a me, please, anch’io non me la passo tanto bene … anzi mi sento proprio male._
“Equo Compenso”: domani al TAR un fronte compatto quanto eterogeneo chiederà l’annullamento del decreto Bondi
aprile 12, 2010 alle 1:00 pm | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commentiEtichette: Altroconsumo, Decreto Bondi, equo compenso, siae, TAR Lazio
Cari amici, come scrivevo due mesi e mezzo or sono, Il Decreto Bondi è attaccabile sia a Bruxelles che a Roma
Ebbene, in febbraio abbiamo avviato la nostra azione a Bruxelles per violazione della normativa comunitaria sugli aiuti di Stato presso la DG Concorrenza ed ora completiamo il lavoro per quanto concerne la violazione del diritto amministrativo nazionale e, in particolare, lo sforamento evidente della riserva di legge in materia tributaria.
Domani, come si legge nel comunicato odierno di Altroconsumo avrà luogo presso il TAR Lazio la prima udienza del procedimento con il quale si chiede l’annullamento del Decreto Bondi. Vi farò sapere quali saranno gli esiti appena possibile, nel frattempo mi sembra il caso di evidenziare che l’udienza di domani sarà parecchio affollata, tra i ricorrenti si possono contare almeno una decina di imprese che operano nel settore tecnologico e della telefonia e – questo mi fa molto piacere rimarcarlo – Altroconsumo ha condiviso l’intervento ad adiuvandum con Cittadinanzattiva, Adiconsum, Movimento Difesa del Cittadino e Assoutenti .
Insomma, questo fronte tanto compatto quanto eterogeneo, rappresentativo sia delle aziende attive nell’ICT sia delle associazioni di consumatori, tutte accomunate dalla volontà di chiedere l’annullamento del Decreto Bondi dovrebbe forse bastare a fare passare la voglia di utilizzare l’arma dell’ironia a chi, come gli 8 moschettieri che gravitano intorno a Via della Letteratura aveva tentato, con un giochino di parole Altroconsumo = Altrinteressi tanto maldestro quanto forse involontariamente azzeccato, di commentare la nostra ferma contrarietà al Decreto Bondi.
Con la sua azione Altroconsumo e le altre associazioni di consumatori tutelano infatti, senza ombra di dubbio l’interesse dei consumatori, cosa che tuttavia coincide nel caso di specie con l’interesse generale ad uno sviluppo moderno, equo e sostenibile del mercato dei contenuti digitali. Anche chi rimane tutto concentrato a tutelare il proprio interesse particolare a costo di risultare una zavorra ormai assurda ed obsoleta per lo sviluppo del Paese, dovrebbe ormai aver compreso che è giunta l’ora di lasciare gabelle inique e medioevali come quella dell’equo compenso alla storia o a film divertentissimi come Non ci resta che piangere.
In questo scenario sarebbe peraltro un gesto apprezzabile e lungimirante da parte del Ministro Bondi sospendere l’efficacia del Decreto che porta il suo nome in attesa della decisione dei giudici amministrativi come gli ha esplicitamente chiesto l’Istituto per le Politiche dell’Innovazione per evitare che lo Stato e il suo fido doganiere medioevale (leggasi SIAE) possano trovarsi successivamente in diffcoltà di fronte ad una richiesta di restituzione dei fiorini ingiustamente raccolti._
Consumatori Diritti e Mercato: focus su Internet
aprile 9, 2010 alle 11:40 am | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commentoEtichette: Altroconsumo, Consumatori Diritti e Mercato, equo compenso, INTERNET, Net Neutrality, online behavioural advertising, online privacy
Segnalo il n. 1/2010 del quadrimestrale di Altroconsumo “Consumatori Diritti e Mercato” con un bel focus su Internet che ospita articoli su net neutrality, online privacy, online behavioural advertising etc etc.
Preciso che quanto espresso in ogni singolo pezzo non coincide necessariamente con il punto di vista di Altroconsumo, la rivista serve infatti proprio a promuovere il dibattito e la conoscenza delle problematiche che interessano i cittadini consumatori anche presentando punti di vista differenti._
Di seguito, clickando sui link, trovate le sintesi degli articoli del Focus, per alcuni in pdf c’è anche la versione integrale, buona lettura !
Francesco Silva – Università degli Studi di Milano Bicocca
I grandi motori della recente trasformazione, che investe i modi di lavorare, di consumare e di comunicare sono la tecnologia digitale, Internet e, infine, Google, che hanno già modificato la percezione e l’uso di categorie fondamentali su cui fino a oggi si sono basati i comportamenti delle persone e le società: il tempo, lo spazio e lo scambio (di informazioni, oggetti ed emozioni).
In questo numero di CDM, come in quelli successivi, parleremo dei mutamenti in atto nei modelli di consumo e nei comportamenti dei consumatori.Internet e neutralità della rete
Innocenzo Genna – giurista, esperto di regolamentazione nel settore delle comunicazioni elettroniche
Il tema della Net Neutrality sconta miti ed incomprensioni sul funzionamento della rete Internet e, in particolare, la scarsa conoscenza delle pratiche di network management, le relative finalità ed effetti. Una più attenta analisi di tali pratiche può indirizzare il dibattito verso una dimensione costruttiva ed aiutare a distinguere i comportamenti delle telco utili o necessari per il miglior funzionamento della rete Internet da quelli che possono presentare profili di illiceità per gli utenti o effetti escludenti verso altri operatori.
Internet e social network: alcune psicopatologie
Viviana Di Giovinazzo – Università degli Studi di Milano-Bicocca
I nuovi strumenti di comunicazione rappresentano un indubbio progresso. Fonte e veicolo di informazioni, essi ampliano l’accesso a elementi utili alla scelta dei prodotti, anche se non sempre la agevolano. Nel caso di Internet, a un aumento dell’offerta non segue necessariamente un aumento, bensì una diminuzione dell’utilità del consumatore, intesa come livello di benessere percepito.
Google: i sistemi “aperti” sono vincenti
Jonathan Rosenberg – Google
Noi di Google crediamo che i sistemi aperti siano vincenti. Offrono maggiore innovazione, valore e libertà di scelta ai consumatori e permettono di creare un ecosistema dinamico, redditizio e competitivo per le aziende.
Privacy: un concetto superato?
Emilie Barrau – Beuc
Sintesi a cura di Luisa CrisigiovanniSono in molti a pensare che il concetto di privacy su Internet sia da ritenersi superato. Studi recenti dimostrano al contrario che i consumatori europei – inclusi i giovani – prestano molta attenzione alla propria privacy sulla rete: l’82% dei giovani è particolarmente preoccupato del fatto che i propri dati vengano utilizzati senza che loro ne siano a conoscenza, il 75% che la propria identità sia ricostruita utilizzando informazioni prese da differenti fonti e il 69% che i propri comportamenti siano distorti.
Online advertising winning and empowering consumers
Kimon Zorbas – IAB Europe
Sintesi a cura di Marco PieraniIn questo articolo si ospita il punto di vista dell’industria dell’Internet advertising estremamente favorevole allo sviluppo delle nuove tecniche di Online Behavioural Advertising. La pubblicità su internet permette al consumatore di accedere a informazioni relative a prodotti e servizi globali fornendo la possibilità di scelte più ampie rispetto a quanto successo in passato.
Continuavano a chiamarlo “equo compenso”
Marco Pierani – Altroconsumo
Marco Bulfon – AltroconsumoL’allargamento a tutti i dispositivi dotati di memoria del prelievo da parte della Siae – precedentemente applicabile ai soli cd, dvd vergini e masterizzatori – coniuga gli aspetti tipici della vessazione del consumatore e dell’intralcio allo sviluppo delle tecnologie e del mercato dei contenuti digitali. Nell’articolo si spiega perché quella introdotta da un decreto che guarda al futuro con gli occhi del passato è una nuova tassa iniqua e un aiuto di Stato.
Internet, il mercato, i consumatori e le regole
Guido Scorza – Avvocato, Università degli Studi di Bologna, Università Luiss
Le attuali regole del diritto d’autore, dell’editoria e, più in generale, dell’informazione mostrano una sostanziale inadeguatezza rispetto al mutato contesto tecnologico, ma anche sociale ed economico determinato dalla rivoluzione digitale. Vi è, tuttavia, una forte resistenza al ripensamento di tali discipline giuridiche, vissute come l’ultimo baluardo per continuare a imporre vecchi modelli di business.
Banda larga: su tecnologia e innovazione si gioca il futuro del Paese
Antonello Busetto – Confindustria
Consumatori in cifre è una rubrica che propone un’analisi dei dati relativi a diversi mercati complessi, fornendone un’interpretazione utile a informare correttamente i consumatori.
Continuavano a chiamarlo “equo compenso”
aprile 2, 2010 alle 2:47 pm | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 4 commentiEtichette: Decreto Bondi, equo compenso, Non ci resta che piangere?, siae
Alt! Chi siete? Cosa fate? Cosa Portate? … Sì, ma quanti siete?…un fiorino!!! Ricorderete sicuramente la surreale quanto esilarante gag valorizzata dal genio di due dei migliori comici italiani alle prese con un ottuso “doganiere” medioevale nel film Non ci resta che piangere. Benigni e Troisi, cittadini del ventesimo secolo, catapultati per uno scherzo del destino nel 1492 in un’Italia allora divisa in numerosi principati, ducati e staterelli ne passano di tutti i colori e, nel caso di specie, si trovano ad una frontiera, messa lì solo per succhiare danaro ai sudditi, vessati dal potere costituito.
Sembrerebbe una realtà lontana nel tempo di cui poter sorridere senza remore oggi nel 2010. Ebbene, le cose non stanno proprio in questo modo se è vero che, al lordo della più volte dichiarata – ma difficilmente attuabile – volontà politica di ridurre le aliquote IRPEF, continuano di fatto ad esistere in alcuni settori vere e proprie gabelle in tutto a questa comparabili ed anzi, a volte, senza alcun passaggio parlamentare ne viene addirittura allargata la portata ad opera di un governo che malgrado ciò continua a professarsi liberale.
Un esempio recentissimo è quello dell’ormai famigerato Decreto Bondi … continua qui
Questo l’incipit di un mio breve articolo su un tema più che noto ai frequentatori di questo blog ! che pubblica oggi Nel Merito
Buona lettura e, se avete voglia di approfondire la cosa, trovate l’articolo completo qui su Consumatori Diritti e Mercato ._
SIAE e Tivù – Altroconsumo chiede l’intervento della Commissione europea su due bubboni italiani
febbraio 9, 2010 alle 2:52 pm | Pubblicato in - Equo Compenso, - Rai/Sky Tivù Sat, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TV | 1 commentoEtichette: aiuti di stat, Decreto Bondi, equo compenso, Mediaset, oscuramenti, Rai, Raiset, RTI, siae, Telecom Italia Media, Tivù, Tivù Sat
Dopo alcuni giorni di silenzio torno a bomba su due questioni ampiamente dibattute in questo blog: circa la prima, Rai, Mediaset, Tivù, in una sola parola: Raiset era da un pò che non ne parlavamo, sulla seconda, il decreto SIAE/Bondi e l’iniquo compenso ci eravamo, invece, lasciati recentemente su questo punto fermo: il Decreto Bondi è attaccabile sia a Bruxelles sia a Roma
Ebbene, oggi Altroconsumo ha presentato due corposi ricorsi alla DG Concorrenza della Commissione europea su entrambi i bubboni, tutti italiani, vi rinvio al comunicato dell’associazione che trovate anche di seguito, avremo sicuramente modo di approfondire._
Aiuti di stato nell’operazione tivù e nel decreto Bondi sull’equo compenso. Altroconsumo ricorre alla Commissione europea
Si insedia la nuova Commissione UE, la Barroso II, e Altroconsumo augura buon lavoro al nuovo titolare della DG Concorrenza, Joaquin Almunia, presentando due ricorsi, tutti italiani: contro Tivù per concentrazione e aiuti di Stato e contro il decreto Bondi sull’equo compenso, sempre per aiuti di Stato e abuso di posizione dominante.
Il contesto in cui sono avvenute le due operazioni, distinte ma con effetti simili, è lo stesso, caratterizzato da dinamiche di accordi per privilegiare gli interessi di alcuni a danno dello sviluppo del mercato tecnologico, dei contenuti e di programmi di qualità, con consolidamento di posizioni già esistenti.
Con la creazione della joint venture Tivù, Telecom Italia media, RTI e RAI hanno realizzato una concentrazione di dimensione comunitaria, che tuttavia non è stata notificata alla Commissione europea. Le conseguenze saranno ingessare ulteriormente il mercato pubblicitario televisivo già oggi caratterizzato da un’elevata concentrazione. Dinamiche collusive, a tutto vantaggio del potere di mercato delle imprese coinvolte, contro eventuali competitor. Tutto ciò a discapito di incentivi verso lo studio e la realizzazione di programmi di qualità, innovativi, aperti al confronto e alla sperimentazione.
Criptando i programmi con un protocollo di codifica incompatibile con quello del decoder Sky, Rai e RTI hanno in pratica reso inaccessibile la propria programmazione generalista sulla piattaforma Sky in lesione delle regole della concorrenza (Articolo 101 del Trattato). Risultato: circa 5 millioni di utenti Sky non potranno ricevere programmi free-to-air e di servizio pubblico. Ma la RAI, proprio per assolvere al ruolo di servizio pubblico, beneficia del canone di abbonamento, un aiuto di Stato giudicato dalla Commissione compatibile con la natura del servizio erogato. Sino alla creazione di Tivù.
Con il decreto Bondi sull’equo compenso è stato esteso il prelievo da parte della SIAE di una quota di prezzo destinato a remunerare gli autori per la copia privata (prima previsto solo su CD, DVD vergini e masterizzatori) a tutti i dispositivi dotati di memoria, come telefoni cellulari, decoder, console di videogiochi. Secondo Altroconsumo si tratta di una tassa iniqua, in concreto aiuti di Stato alla SIAE e all’industria dell’audiovisivo, con abuso di posizione dominante. E un’interferenza illegittima con il funzionamento del mercato interno UE.
Commissario Almunia, buon lavoro.
“Iniquo compenso”: collassa il tavolo voluto dalla Commissione mentre Bondi non ha ancora firmato il decreto SIAE
gennaio 7, 2010 alle 4:44 pm | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | 14 commentiEtichette: Bridget Cosgrave, Commissione europea, copia privata, DIGITALEUROPE, equo compenso, iniquo compenso, Ministro Bondi, siae, tassa sui cellulari
Ci eravamo lasciati a fine dicembre con l’invito al Ministro Bondi a non firmare il decreto, scritto e fortemente voluto da SIAE, che prevede un allargamento dell’”iniquo compenso” ad altri apparecchi, compresi i cellulari, e che aumenterebbe esponenzialmente la portata del prelievo dalle tasche dei consumatori, a loro insaputa, da circa 70 milioni di euro a oltre 250 milioni l’anno.
Ebbene, il Ministro sembra non avere ancora firmato il decreto e questa è già una vittoria, probabilmente c’è più di un dubbio in via del Collegio Romano sulla legittimità, adeguatezza e opportunità di questa misura, noi abbiamo fatto la nostra parte, continuate per favore, se condividete il nostro punto di vista, a diffondere online il video che vedete qui sopra.
Intanto oggi a Bruxelles è collassato definitivamente lo Stakeholder Platform on Copyright Levies, il tavolo voluto dalla Commissione per tentare di armonizzare l’equo compenso a livello europeo e per eliminarne alcune ormai palesi e più che evidenti assurdità.
DIGITALEUROPE, l’associazione che rappresenta l’industria del settore Telecomunicazioni, Informatica ed Elettronica di Consumo in Europa ha infatti appena diramato questo comunicato che pone una pietra tombale su tale tentativo e mette a nudo le collecting societies davanti alle loro pesanti responsabilità:
DIGITALEUROPE calls for the European Commission to take regulatory measures
Brussels – 07 January 2010 – Today, talks aimed at modernising the system of private copy levies in Europe broke down. The discussions have been ongoing since July 2008 in the context of a Stakeholder Platform including Collecting Societies, industry representatives and consumer organisations, facilitated by the European Commission.
Continua il Direttore Generale di DIGITALEUROPE Bridget Cosgrave:
“We are bitterly disappointed that a year and a half of talks have failed to deliver any concrete results or provide a way forward. This is obviously an unfortunate outcome for all concerned, particularly for European consumers who bear the burden, as it is consumers who ultimately pay the private copy levy.
Artists and performers must of course be fairly compensated for their creative work, but the principles behind the private copy levies and the systems currently implemented were developed back in the 1960s in an analogue era and are out of date in today’s digital age. The current system is seriously hampering the ability to develop new technologies and business models for content distribution appropriate for an “always online” world.
Parole che suonano familiari, come dicevamo, l’”iniquo compenso” è un meccanismo assurdo oltre che rozzo e ormai obsoleto nell’ambito del mercato digitale.
Private copy levies are claimed arbitrarily on everyday digital consumer products such as music players, computers, scanners, DVD recorders and mobile phones. Levies are intended to compensate rights holders for private copies which consumers are legally allowed to make. The rules vary enormously across Europe, there is no European benchmark for determining what products are subject to levies, or what amount is to be charged. DIGITALEUROPE has been calling for increased transparency and legal certainty through the application of objective European criteria. We believe the way forward must be based on the EU Internal Market approach. However, Collecting Societies have made it abundantly clear that they are satisfied with the current patchwork of national systems.
E certo che le collecting sono soddisfatte con il sistema attuale, si fanno le leggi che prevedono lauti compensi volti principalmente a mantenere in vita le loro elefantiache strutture e, per di più, quasi sempre in un regime di esclusiva monopolistica a livello nazionale.
… the private copy levy is embedded in the end-price of the product which means that consumers are generally not aware they are paying a levy on digital equipment they purchase, nor how much it is or what it is for.
Questo era evidenziato molto bene nel video di Altroconsumo e nelle risposte incredule degli utenti: “la Siae? e che c’entra con il mio pc o il mio cd vergine ?”
The past 18 months of discussions have clearly demonstrated that in spite of our best efforts, there are fundamental aspects of the private copy levy system which simply cannot be resolved in a stakeholder forum. A political and legislative intervention is required at the European level. The European Commission and Member States must ensure that private copy levies remain firmly on the agenda as a priority in the wider copyright debate on the European digital economy agenda. DIGITALEUROPE calls upon the European Commission to take decisive action. Until then, artists, consumers and businesses across Europe will continue to get a raw deal.”
Questo è il punto politico, chi rappresenta in Europa l’industria dei settori tlc, informatica ed elettronica di consumo, rompe gli indugi e, di fronte all’ormai inaccettabile atteggiamento protezionistico delle collecting societies, chiede alla Commissione europea di intervenire con misure legislative.
Aggiungerei che, saltato definitivamente questo tavolo, sarebbero auspicabili anche interventi della Commissione sul fronte antitrust per quanto riguarda possibili abusi di posizione dominante e/o aiuti di stato, tutto questo dovrebbe portare a riflettere il Ministro Bondi che quella firma sul decreto SIAE sarebbe meglio non la mettesse mai.
A Natale si può anche dire di no: Ministro Bondi non faccia un regalo alla SIAE con i soldi dei consumatori
dicembre 23, 2009 alle 1:51 pm | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commentiEtichette: Altroconsumo, console per videogiochi, copia privata, decoder, equo compenso, Ministro Bondi, pc, siae, tassa sui cellulari, telefonini
Sull’assurdità del meccanismo dell’equo compenso, sul fatto che, a discapito della definizione, sia uno strumento iniquo oltre che rozzo e ormai obsoleto nell’ambito del mercato digitale, mi sono già soffermato qui e qui
Purtroppo, nonostante tutti gli sforzi messi in campo da parte nostra per evitarlo, la bozza di decreto scritta da SIAE con la quale si estende il prelievo dell’equo compenso ad altri apparecchi, compresi i cellulari, e che ne aumenta esponenzialmente la portata, da circa 70 milioni di euro a oltre 250 milioni, è ormai giunta sul tavolo del Ministro Bondi.
Il Ministero dei Beni Culturali ha fatto sapere che una decisione dovrebbe essere presa prima di fine anno. Altroconsumo invita caldamente il Ministro a non firmare questo decreto. A Natale si può dire anche di no: Ministro Bondi non faccia un regalo alla SIAE con i soldi dei consumatori !
Il ministro Bondi sta per firmare un decreto che prevede di applicare il cosiddetto “equo compenso”, il sovrapprezzo per compensare i mancati introiti per gli autori dovuti alle copie per uso privato, a tutti i dispositivi elettronici in grado di memorizzare dati.
Telefonini, pc, console videogiochi…
Il decreto prevede che il sovrapprezzo vada a colpire decoder, computer, console per videogiochi e persino cellulari; si tratta della stessa tassa già applicata su dispositivi come lettori mp3 e cd vergini per compensare i supposti mancati guadagni di autori e detentori dei dirittiUn provvedimento ingiusto
In questo video-inchiesta abbiamo chiesto ai consumatori e ai commercianti il loro parere su questo nuovo obolo applicato stavolta su apparecchi che solo lontanamente hanno a che fare con musica, film e quant’altro sia tutelato dal diritto d’autore: se è vero che ad esempio un cellulare può contenere anche file mp3 è anche vero che la stragrande maggioranza delle persone lo utilizza soprattutto per telefonare. Pur riconoscendo giustamente quanto dovuto ad autori ed editori, giudichiamo questo favore alla Siae ingiusto soprattutto perché applicato sulle tasche dei consumatori in un momento di crisi. Una simile tassa porterebbe nelle casse della Siae oltre 250 milioni di euro l’anno.Un meccanismo assurdo e obsoleto
L’equo compenso ha una formulazione che risale a un’epoca lontana dal mondo digitale, e dunque:
- non è basato sull’effettivo danno causato ai detentori dei diritti dalla copia private, ma su semplici presunzioni;
- non tiene in alcuna considerazione l’esistenza di restrizioni tecnologiche alla copia privata e i casi nei quali il diritto alla copia sia già previsto e remunerato da licenze. Questo genera fenomeni di doppio, triplo o quadruplo pagamento;
- non è trasparente. Il consumatore che acquista prodotti ai quali si applica l’equo compenso non ne viene affatto informato e, allo stesso modo, la distribuzione agli autori delle somme provenienti dall’equo compenso avviene sulla base di meccanismi poco accessibili e buona parte viene assorbita dai costi strutturali e amministrativi della stessa Siae.
DRM, copia privata e equo compenso: posso fa ‘na domanda avvocà ?
settembre 19, 2009 alle 1:46 am | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commentoEtichette: CONSUMATORI, copia privata, diritto d'autore, drm, equo compenso, proprietà intellettuale, siae
C’è chi dice che, alla luce del combinato disposto degli articoli 71-sexies e 102-quater della legge sul diritto d’autore, la recente sentenza del Tribunale di Milano non farebbe una grinza. Mah, lascio molto volentieri a chi intenda trastullarsi con la materia tale esercizio ermeneutico, attenzione però che se si insiste il gesto può diventare onanistico.
In realtà la vera natura del combinato disposto dei suddetti articoli viene IMHO magistralmente sintetizzata, mutatis mutandis, nella domanda che nel video che vedete qui sopra, il cliente Proietti pone in fine all’avv. Proietti: “ferma un pò, posso fa ‘na domanda avvocà …”
Ma non è tutto qui purtroppo, il combinato disposto in realtà è un triangolo delle Bermuda, esiste infatti anche l’articolo 71 septies quello che riconosce agli aventi diritto, autori e produttori di fonogrammi, nonché produttori originari di opere audiovisive etc etc il cosiddetto equo !!!! compenso, ovvero un balzello su ogni supporto (come CD, DVD etc …) teoricamente utilizzabile per registrare una copia privata di un’opera protetta da diritto d’autore, poi se ci registri le tue foto del mare chissenefrega: paghi lo stesso !
Ora, cercando di tirare le fila di questo post – me ne rendo conto – un pò caotico, ritengo che alla luce della sentenza del Tribunale di Milano ogni residua legittimazione al già odioso e rozzo – in quanto basato su una presunzione – “equo compenso” dovrebbe cadere. Se, infatti, i Giudici hanno considerato lecito che, in presenza di misure tecniche di protezione il diritto alla copia privata in capo all’utente venga sostanzialmente meno qualcuno ci deve venire a spiegare a questo punto per quale motivo anche l’equo compenso non dovrebbe andarsi a fare benedire visto che è legato da un rapporto, come dire, sinallagmatico con il possibile esercizio della copia privata.
In conclusione, se qualche settimana fa rivolgendomi ai membri della Commissione ad hoc sull’equo compenso presso il Ministero dei Beni Culturali, dicevo: un no secco all’aumento delle tariffe per l’equo compenso su cd e dvd vergini e un no ancora più secco all’allargamento dell’equo compenso anche ai telefoni cellulari o altri supporti tecnologici, (come richiede invece SIAE), oggi, dopo la sentenza di Milano non si può che chiedere di eliminare completamente l’equo compenso.
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