AGCOM taglia la terminazioni e Telecom che fa? aumenta le tariffe fisso-mobile !!! con tanto di marameo ai consumatori

maggio 23, 2012 alle 5:29 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Ricordate la storia delle tariffe di terminazione mobile ? Beh in questo articolo Tariffe di terminazione mobile: tra lobbying e regolazione potete ripercorrere le tappe precedenti che hanno portato, più o meno rocambolescamente, all’approvazione da parte di AGCOM, nel novembre 2011, di un nuovo piano di riduzione, con un primo consistente taglio a luglio 2012: da 5,3 centesimi a 2,5.

Bene, e i tanto attesi benefici per i consumatori in termini di conseguenti riduzione delle tariffe fisso-mobile? Col piffero signori, Telecom Italia fa marameo ai consumatori e addirittura aumenta il fisso-mobile, leggete qui di seguito l’analisi e le considerazioni di Altroconsumo:

Tariffe telefoniche da fisso a mobile. Dal 1 luglio Telecom Italia aumenta

Ignorati i tagli sulle tariffe di terminazione

Dopo i tagli alle tariffe di terminazione di 2,8 centesimi al minuto Telecom Italia ha annunciato le nuove tariffe in vigore dal 1 luglio 2012 per le chiamate dal fisso al mobile: non solo non è previsto alcun risparmio per il consumatore ma ci sarà addirittura un aumento medio della tariffa di 0,25 centesimi, secondo i calcoli di Altroconsumo.
L’associazione indipendente di consumatori denuncia oggi la scelta tariffaria di Telecom Italia in una lettera ad AGCOM, Antitrust e Commissione europea; le nuove tariffe non solo non trasferiscono il beneficio al consumatore finale, come richiesto dalla Commissione europea e auspicato dall’AGCOM che preannunciava un’azione di monitoraggio, ma crescono aumentando addirittura il costo del fisso-mobile.

Altroconsumo rilancia la petizione sul sito www.abbassalatariffa.it, chiedendo agli oltre 30.000 aderenti la campagna di riduzione dei costi della telefonia il supporto anche in questa fase: ottenuto il taglio delle tariffe di terminazione ora rivendichiamo quello del fisso-mobile.In linea di principio il nuovo posizionamento di TI è legittimo perché il settore non è regolamentato, tuttavia inficia i benefici che il consumatore avrebbe ottenuto seguendo la tendenza di rimodulazione tariffaria con un occhio alle medie di prezzi in Europa.

Telecom Italia posiziona l’asticella e anche gli altri operatori potrebbero adeguarsi. Se anche questi dovessero allinearsi sugli stessi prezzi si aprirebbe la strada per un’azione per violazione delle regole della concorrenza.Per Altroconsumo, le medie ponderate sulla base della frequenza delle chiamate effettuate verso ciascun operatore e negli orari peak e off peak da un profilo-tipo di utente portano a questo quadro:

tariffa fisso-mobile media al minuto attuale: 9,65 cent;

tariffa fisso-mobile media attesa: 6,85 cent;

nuova tariffa fisso-mobile Telecom: 9,90 cent.

La tariffa media attuale è più bassa di 0,25 cent rispetto alla nuova tariffa Telecom: ciò dimostra che le nuove tariffe fisso-mobile costano di più.

I CALCOLI DI ALTROCONSUMO: LE TARIFFE FISSO-MOBILE TELECOM
OPERATORE VERSO CUI SI CHIAMA TARIFFE ATTUALI TARIFFE ATTESE dal 1° luglio TARIFFE DAL 1° LUGLIO
peak off peak peak off peak
           
Tim 11.5 7.83 8.7 5.03 9.9
Tre 13.55 10.93 10.75 8.13 9.9
Vodafone 11.92 7.99 9.12 5.19 9.9
Wind 12.1 9.16 9.3 6.36 9.9

Mi raccomando firmate la petizione su www.abbassalatariffa.it noi non molleremo la presa, Altroconsumo è sempre abbastanza contraria ad interventi dirigistici e quindi vogliamo sperare che l’auspicata – ed ora ottenuta – riduzione delle tariffe di terminazione si traduca al più presto in un tangibile beneficio per i consumatori senza alcuna necessità di imposizioni calate dall’alto, ma se questo non avverrà naturalmente e grazie al libero gioco della concorrenza, oltre ad un intervento dell’Antitrust chiederemo anche quello dell’Agcom e/o della Commissione europea, volto ad imporre la traslazione dei benefici sui prezzi al dettaglio del fisso-mobile.

Per chi non vuole un’Agenda Digitale di rame …

maggio 20, 2012 alle 5:21 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Domani sarò a Bruxelles per questa Conferenza ell’ECTA ULTRA-FAST BROADBAND – POLICY AND PRACTICE. Sono stato invitato a parlare nel seguente Panel:

SESSION 2: ENABLING FIBRE ROLL-OUT: FINANCING AND DEMAND Equity investors have reacted strongly to proposals by the Commission to incentivise fibre roll-out through a proposed Recommendation on cost methodologies. Are their fears well-founded? Can the interests of shareholders and “the public” be reconciled?  

Chair: Anna Krzyżanowska, Head of Unit, Evaluation & Monitoring, DG Infso Unit C3, European Commission 

Stephen Howard, Head of Global Telecoms, Media & Technology Research, HSBC Bank Plc 

Stuart Gordon, Senior Analyst Telecoms, Berenberg Bank 

Bridget P. Cosgrave, Founder & President, EveryEuropeanDigital 

Marco Pierani, Head of Public Affairs, Altroconsumo and member of BEUC

Dr. Karl-Heinz Neumann, General Manager and Director, WIK Consult

 

Complice la giornata a dir poco autunnale nonchè il fatto che ho temporaneamente “parcheggiato” i miei due pargoli ad una festa di compleanno, sto ristudiacchiando la materia che, pur nella sua complessità, mi sembra abbia questa chiave di lettura: il mantenere elevato il prezzo del rame non è solo contrario agli interessi dei consumatori ma, soprattutto, in contrasto con l’interesse generale allo sviluppo della banda larga in quanto rischia di disincentivare l’investimento in fibra. Immagino che, al contrario, alcuni degli altri relatori della mia sessione sosterranno l’esatto contrario. E vabbè il confronto sarà utile anche per apprendere e approfondire i punti di vista altrui. Subito dopo è previsto un Keynote Speech della Commissaria Kroes, che, peraltro, qualche tempo fa si era già espressa sulla questione in termini non molto lontani dal mio punto di vista, vediamo un pò che dice domani, in ogni caso cercherà di twittarlo in seduta stante.

Personalmente comprendo bene che gli incumbent (e chi mette a loro disposizione i danari necessari) vogliano avere una certa dose di sicurezza sul ritorno dei loro investimenti in fibra ma, d’altra parte, la loro pretesa che sia mantenuto artificialmente elevato il prezzo del rame in modo che col margine garantito si possa investire in fibra mi sembra una cosa che non sta proprio in piedi, insomma chi ci garantisce che poi quel margine lo utilizzeranno per investire davvero in fibra? Più ci penso più rimango fermo sul mio punto di vista: Aumenti unbundling – domanda: se ti sovraremunerano la rete in rame perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?

Come se ne esce allora?  In primis bisogna capire che il problema non è dato da Telecom Italia o dagli altri incumbent in giro per l’Europa, perchè anch’io mettendomi nei loro panni e avendo a disposizione una rete in rame, anzi l’unica rete che c’è, completamente ammortizzata sulla quale non devo più investire ma solo manutenere non andrei certo ad imbarcarmi in un complesso investimento per creare una nuova rete in fibra, con il rischio che questo comporterebbe in termini di ritorno nell’investimento ed una serie di altre dinamiche nelle relazioni con i competitors tutte da costruire da nuovo.

Il problema non è allora dato da Telecom Italia o dagli altri incumbents ma da coloro che dovrebbero trovare la forza e il coraggio – prima ancora che le modalità tecniche - per imporre nell’interesse generale scelte di politica industriale rilevantissime per il nostro futuro in Italia e in Europa.

A ben vedere, infatti, se è vero – come è vero – che l’aumento della penetrazione della banda larga e la posa della fibra possono abilitare, da una parte, una democrazia più partecipata e moderna e, dall’altra, quello sviluppo economico e quindi quella crescita considerevole del PIL tali da assumere una funzione anticiclica in questo momento di crisi, pare indubbio che l’interesse generale dovrebbe prevalere su quello legittimo ma a breve termine e tutto rivolto su se stessi di investitori e incumbent.

E allora, chi deve imporre queste scelte di politica industriale? La Commissione europea e i Governi nazionali in primis, altrimenti che ci stanno a fare? Le Autorità regolamentari, come l’AGCOM in Italia, dovranno poi invece occuparsi di implementarle, non di sostituirsi loro.

Va chiarito allora al più presto IMHO che l’accesso a Internet a banda larga, oltre a essere considerato un servizio universale, deve essere inteso anche come bene comune, al mantenimento e allo sviluppo tecnologico del quale tutti gli operatori (non solo in senso stretto quelli delle tlc, ma anche quelli che ci vendono i servizi sopra) dovranno contribuire.

Mah … vediamo che dice domani la Kroes, io intanto continuo a studiare, se voi avete qualche suggerimento, anche se la pensate in maniera diametralmente opposta da me, lasciate un commento, grazie!

Cerchiamo di non buttare nel cesso l’extragettito della Gara LTE e cominciamo a parlare seriamente dello switch off dal rame alla fibra

ottobre 4, 2011 alle 1:21 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Provando, solo per un momento, ad immaginare di non trovarci in una situazione di crisi politica a dir poco lacerante che impedisce ai decisori pubblici di guardare oltre il brevissimo periodo per affrontare seriamente, nell’interesse generale, l’altrettanto grave crisi economica e finanziaria del nostro Paese, dovremmo ragionare responsabilmente sull’utilizzo più efficace ed efficiente dell’extragettito derivante dalla gara LTE. Si tratta di 800 milioni un piccolo tesoretto che, tuttavia, di questi tempi non andrebbe certo sprecato in iniziative secondarie o, comunque, non strettamente legate a prospettive di sviluppo credibili.

L’Agenda Digitale ci detta da tempo la strada di un investimento anticiclico percorribile nel digitale e la Commissaria Kroes ci ha ricordato anche ieri con forza i motivi per cui è necessario intraprenderla al più presto:

But to build a strong economy that creates wealth and jobs, we need clear vision and bold decisions. In the short term, we must tackle the economic crisis. In the long term, we must ensure Europe’s competitiveness and safeguard our prosperity.

Europe needs to focus efforts in sectors that provide direct sources of growth, now and in the future. It is clear, more than ever, that information and communication technology is one of the sectors with the greatest potential to create jobs, increase productivity growth and boost our competitiveness. Studies show that the productivity leaders in Europe are those countries who have invested in, and made best use of, ICT. Already, the sector contributes half of Europe’s productivity growth.

Over just ten years, if we get it right, broadband development could give Europe over one trillion euros in additional economic activity, and create millions of jobs. An increase in broadband penetration of 10 percentage points would increase Europe’s annual GDP growth by between 0.9 and 1.5 %. That’s why investing in ICT is investing in a competitive future: the Europe of tomorrow is digital. Or to put it another way – can we imagine a prosperous, confident Europe in 2020 that is not digital?

E’ in quest’ottica che non mi sento di contestare a priori – come hanno fatto altri rappresentanti dei consumatori - l’idea abbozzata dal Ministro Romani di utilizzare tali risorse per contribuire a finanziare la c.d. Società della Rete, o FiberCo che dir si voglia, nell’ambito del progetto NGN di cui si discute da tempo presso le sedi ministeriali senza che – come dire – si riesca a trovare la quadra tra le parti interessate.

Impallinare il ministro sarebbe esercizio più che mai facile, basterebbe ricordare che altri 800 milioni sono stati per lungo tempo promessi per la banda larga e poi sono scomparsi nel nulla, per ironia della sorte qui la somma è la stessa e probabilmente farà la medesima fine  … 

Costruire è molto più difficile che distruggere ma cercare di ragionare, soprattutto su questi temi, è a mio avviso un must, stiamo infatti parlando del futuro dei nostri figli e anche se il ragionamento andasse a vuoto con questo governo, prima o poi dovremmo affrontarlo con un altro, prima o poi si esce infatti sempre dal guado … Ecco allora che – a mio avviso – il veicolo della Società delle Rete non è il problema, anzi può rappresentare parte della soluzione, autorevoli esperti  ci spiegano da tempo che nel possibile futuro in fibra in Italia c’è spazio per una Rete, One Network, e che questo non rischierà di rivelarsi in termini concorrenziali una concentrazione impropria pubblico-privato, anzi costituirà la precondizione per una concorrenza più efficiente con benefici per il mercato e per i consumatori.

Tuttavia, sono d’accordo con Paolo Gentiloni quando dice che:

Il progetto Ngn potrà decollare se ci sarà quell’intesa tra gli operatori che ancora manca, se il relativo piano industriale sarà sostenuto da fondi della Cassa depositi e prestiti e da eventuali agevolazioni per i nuovi investimenti, come ad esempio l’esonero delle tasse dovute per la posa della fibra. Che senso avrebbe, invece, l’investimento diretto di due o trecento milioni da parte del Governo? L’impatto su un’opera dal costo di oltre dieci miliardi come portare la fibra nelle case degli italiani sarebbe men che trascurabile; e rischierebbe piuttosto di attirare sulla FiberCo gli strali dell’Unione europea.

A questi appunti ne aggiungerei però almeno altri due:

- Il progetto NGN deve avere un chiaro ed evidente ancoraggio di interesse generale, elemento essenziale per poter approdare a tale quadro prospettico di riferimento appare allora una ridefinizione del servizio universale intesa a ricomprendere l’accesso ad Internet a banda larga con fissazione di una velocità di banda garantita. In questo modo l’accesso alla Rete dovrebbe essere inteso come bene comune al mantenimento e allo sviluppo tecnologico del quale tutti gli operatori dovrebbero contribuire per poter continuare ad operare nel mercato delle telecomunicazioni.

- i consumatori devono sapere quanto di questo investimento andrà a pesare alla fine, in un modo o nell’altro – quali contribuenti o quali utenti del servizio – sulle loro tasche. In una operazione di questa importanza le regole di ingaggio debbono essere chiare sin dall’inizio, non solo per operatori e investitori pubblici e privati ma anche per gli utenti, quindi gli utenti dovrebebro entare a sedere al Tavolo Romani al più presto, e non si capisce perchè mai il Ministro non li abbia ancora invitati, considerato che per molti versi avrebbero potuto remare dalla sua stessa parte, sempre che il Ministro, come è normale attendersi, remi dalla parte dell’interesse generale allo sviluppo di un Paese più moderno e competitivo e di servizi migliori per gli utenti.

Fatte tutte queste premesse, precisazioni ed integrazioni al tavolo NGN presso il Ministero in realtà si potrebbe – anzi a mio avviso si dovrebbe – parlare di switch off dal rame alla fibra. Ove, infatti, interessi diversi ma convergenti puntassero contestualmente su un obiettivo di sviluppo concreto e sostenibile per il Paese tutte le ritrosie e le, per un certo verso legittime, pretese dell’incumbent, a mantenere determinate posizioni di rendita si scioglierebebro come neve al sole. Voglio ricordare in conclusione che ieri, non io, ma sempre la Commissaria Kroes ha anche detto molto chiaramente che la remunerazione del rame deve scendere per favorire il passaggio alla fibra   il percorso è già delineato e allora cosa stiamo aspettando signori miei, di arrivare buoni ultimi anche questa volta ?

Decontestualizzandola un pochino ma neanche tanto, concludo prendendo a prestito, una recente dichiarazione del Presidente Napolitano che mi è piaciuta molto: “O questo Paese cresce insieme o non cresce”

Agenda Digitale: grazie Neelie ;)

febbraio 9, 2011 alle 4:42 pm | Pubblicato in DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Twit della Commissaria Kroes in favore dell’Appello per l’Agenda Digitale in Italia:

 - pleased to see this initiative in Italy; step to get every Italian digital! http://www.agendadigitale.org

magari qualcuno lo gira al Ministro Romani ?

Unbundling: faceva bene Calabrò ad avere eurotimori, la Kroes lo boccia sonoramente

ottobre 21, 2010 alle 5:17 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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Lo dicevo che erano Ore cruciali a Bruxelles per l’assurdo aumento dell’unbundling italiota , a beneficio di chi non fosse addentro nella materia ricordo che le tariffe di unbundling sono quelle che i concorrenti di Telecom Italia devono versare all’ex monopolista per avere accesso alla rete.

Bene, oggi è un gran giorno amici miei: la Commissione europea ha rigettato infatti senza mezzi termini gli aumenti delle tariffe di unbundling richieste da Telecom e approvate da AGCOM, faceva dunque bene il Presidente Calabrò ad essere in preda ad eurotimori !  

L’aumento, approvato da AGCOM lo scorso 9 settembre, era stato aspramente criticato da Altroconsumo che si era rivolta alla Commissaria Kroes chiedendo, in una lettera del 23 settembre, una sua netta presa di posizione in senso contrario, in assenza della quale tali aumenti ingiustificati all’ingrosso avrebbero rischiato di pesare direttamente sulle tasche dei consumatori ribaltandosi sulle tariffe retail. Si ricorda che i rincari precedenti, stabiliti nel 2009 avevano, infatti, già comportato una maggiorazione del 10% sul canone residenziale di TI passato da 14,6 euro/mese a 16,08 euro/mese IVA inclusa.

L’attuale canone di unbundling è di 8,49 euro/mese (già aumentato nel 2009 dell’11% rispetto al prezzo del 2008 di 7,64 euro/mese) e secondo AGCOM dovrebbe passare nel 2010 a 8,70 euro/mese con effetto retroattivo – contro una media UE di 8,38 euro al mese- mentre per gli anni successivi (2011 e 2012) l’Autorità aveva deciso addirittura di applicare tariffe, rispettivamente di 9,14 e 9,48 euro/mese.

Nel bocciare sonoramente la decisione di AGCOM la Commissione  accoglie le richieste di Altroconsumo. A noi come alla Commissaria Kroes pare, infatti, poco plausibile l’argomentazione secondo cui l’aumento del canone di unbundling sia dovuto al cambiamento metodologico che non abbiamo mai contestato. Al contrario, proprio ipotizzando i costi di un operatore efficiente che gestisce una rete in rame di nuova costruzione in un mercato competitivo sarebbe molto più logico immaginare un calo dei prezzi all’ingrosso e non un incremento.

 L’aumento in realtà è dovuto a ben altri fattori che nulla hanno a che vedere con il modello, ovvero i costi di manutenzione della rete in rame e i costi amministrativi commerciali di vendita del doppino in rame agli altri operatori. I primi sono stabiliti partendo da un dato erroneo attestato su un tasso di guastabilità annuo irrealistico pari addirittura al 22,5% nonostante la stessa Telecom Italia abbia recentemente dichiarato che il tasso di guasto oggi registrato si attesti invece intorno al 12%. Immaginando poi una valorizzazione della rete che punti a massimizzare l’efficienza è facile sostenere che il tasso di guasto previsto debba tendere a diminuire e non certo ad aumentare.

Ora, please, bando ai magheggi, l’Agcom deve prendere atto delle indicazioni della Commissione e rivedere i suoi calcoli, i consumatori sentitamente ringraziano la Commissaria Kroes

Ore cruciali a Bruxelles per l’assurdo aumento dell’unbundling italiota

ottobre 14, 2010 alle 6:57 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Qualche giorno fa chiudevo questo post dicendo: 

Non resta che sperare che la Commissione europea – che lo ricordo deve esprimere ora un parere sull’aumento delle tariffe di unbundling approvato da AGCOM – e, soprattutto, la Commissaria Kroes, che sembra voler fare sul serio con l’Agenda Digitale, diano un chiaro stop a questa assurda manovra, glie ne saremmo veramente riconoscenti. E … forse è proprio per l’evidente insicurezza nell’attesa del vaglio europeo che Calabrò ha insolitamente traballato nelle sue ultime esternazioni rispetto all’unbundling … più che di Eurovisioni si tratta di Eurotimori ?!

Ora i nodi stanno per venire al pettine, il parere della Commissaria Kroes è atteso per il 21 ma sono queste le ore cruciali, c’è alta tensione a Bruxelles come si può capire dall’ articolo dell’European Voice anche perchè, come giustamente sostiene il BEUC, l’aumento dell’unbundling da parte di AGCOM potrebbe costituire un precedente negativo per tutti i consumatori europei se la Commissione non farà sentire forte la propria voce.

Commission faces crucial decision on telecoms charges

Italy’s telecoms regulator wants to increase wholesale charges for telecoms service providers.

The European Commission will next week face a test of its commitment to creating a competitive telecoms market in the EU.

On 21 October the Commission has to say whether it backs a decision by Italy’s telecoms regulator AGCOM to increase wholesale charges for telecoms service providers using the local loop.

AGCOM has approved an increase in the wholesale rate to €9.48 per month from 1 January 2012, up by 24% from the end of 2009.

The European Competitive Telecoms Association (ECTA), which represents new entrants to the telecoms market, is calling for the Commission to take action against such wholesale-price increases.

Ilsa Godlovitch, a director at ECTA, said it was time for a “crackdown on excessive wholesale charges”, so as to make broadband affordable and to meet ambitious targets for take-up of high-speed broadband.

One of the goals of the European Digital Agenda, agreed by EU governments in June, is for 50% of users to have access to broadband with a speed of 100 megabits a second.

Godlovitch said consumers would face higher prices and dominant firms would not invest in renewing copper networks if they were allowed to make “super-normal profits” from assets inherited from the days of telecoms monopolies. Wholesale charges for access to the local loop make up a major part of retail charges.

Setting a precedent

The European consumers’ association BEUC is also calling on the Commission to take action on the Italian regulator’s decision.

Kostas Rossoglou, legal officer at BEUC, said that the Italian regulator’s decision could “set a precedent in Europe allowing incumbent operators to continue to exploit revenues from the copper network, rather than investing in the roll-out of next-generation access networks”.

He said such practices would “further slow down take-up of broadband” and “undermine competition in the telecoms markets at the expense of European consumers”.

Rossoglou said allowing the Italian regulator’s decision to stand would “run contrary to the objectives of the Digital Agenda and the recently adopted Broadband Package”.

Many incumbent telecoms companies – former state-owned monopolies – argue that they need increases in wholesale charges in order to invest in new networks. But new entrants to the market argue that as long as incumbents continue to be allowed to increase wholesale charges, they are actually discouraged from upgrading their networks, as they can continue to make healthy profits from their existing copper assets.

Methodology

The Commission cannot veto the Italian regulator’s decision, but it could indicate that it does not agree with the decision or the method used to calculate the new rate.

National regulators are obliged to take “utmost account” of the Commission’s opinion. AGCOM has based the increase on a move to a methodology that involves the cost of building a new copper network today rather than the historical cost of the existing network.

Calabrò in preda ad eurovisioni (o eurotimori?) sull’unbundling …

settembre 21, 2010 alle 9:37 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 7 commenti
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Pare che il Presidente dell’AGCOM ieri si sia epresso in questi termini sull’aumento delle tariffe di unbundling: “Di che stiamo parlando? Dopo sei anni un aumento di 30 centesimi è molto meno dell’aumento del costo della vita”.  Dal convegno a margine del quale parlava potrebbe darsi che Corrado Calabrò abbia parlato in preda ad Eurovisioni o forse … come vedremo meglio di seguito, ad Eurotimori ?!

Se è vero che, infatti, rispetto all’anno corrente l’aumento deliberato da AGCOM è di soli 21 centesimi, da 8,49 si va a 8,70, il che già non è poca cosa considerato l’effetto retroattivo a maggio di quest’anno, quello che Calabrò dimentica di precisare è che le misure adottate nel loro complesso porterano le tariffe di unbundling da 8,49 a ben 9,67 Euro in due anni.

Dunque, in matematica non sono mai stato una cima, ma mi sembra di poter dire che l’aumento complessivo sia del 24% in 2 anni, altro che meno del tasso di inflazione. Come dicevo, tra le altre cose, qualche giorno fa si tratta peraltro di una decisione in netta controtendenza con l’andamento Europeo (la media UE è scesa da 12,18 a 8,48 in cinque anni).

Ma vi è di più, se la matematica potrebbe non essere il mio forte la memoria invece non mi difetta e ricordo bene l’aumento di 85 centesimi che, approvato tra fine 2008 e inizio 2009 da AGCOM nonostante la netta contrarietà dei consumatori oltre che ovviamente degli operatori concorrenti a Telecom, aveva portato le tariffe di unbundling da 7,64 a 8,49.

Insomma, altro che un aumento di 30 centesimi dopo sei anni, alla Totò verrebbe da dire: Presidente Calabrò, ma mi faccia il piacere …

Qualche numero in più, innanzitutto il trend: fino al 2008 le tariffe di unbundling diminuivano (di poco) ogni anno, dal 2008 in poi hanno cominciato ad aumentare. Quindi 7,64 nel 2008 è stato il punto più basso. Nel 2009, come detto, c’è stata la botta da 85 centesimi e si pensava che potessero almeno fermarsi lì … invece nel 2012 arriveremo a 9,67.

Gli anni della diminuzione                  2004    2005    2006    2007    2008   
Canone mensile Full Unbundling            8,30    8,30    8,04    7,81    7,64   
                                               
Gli anni degli aumenti                        2008    2009    2010    2011    2012   
Canone mensile Full Unbundling            7,64    8,49    8,70    9,26    9,67  

Insomma, fino al 2008 i prezzi all’ingrosso diminuivano, e diminuivano anche i prezzi al dettaglio. Dal 2009 i prezzi all’ingrosso aumentano. Secondo voi che fine faranno i prezzi al dettaglio?

Infine L’ho già detto ma mi sembra proprio il caso di ripeterlo: la cosa più grave è che sovraremunerare la rete in rame, come si sta facendo con l’approvazione delle nuove tariffe di unbundling risulta senz’altro controproducente per l’auspicato passaggio alla rete di nuova generazione. Se ti sovraremunerano la rete in rame, infatti, perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?!  Ora, a leggere la conclusione del bel post di Innocenzo Genna sul blog del Quinta si direbbe che non sono l’unico a vederla in questo modo:

Va però sottolineato che la chiave di volta per lo sviluppo delle reti NGA – questo discorso riguarda particolarmente l’Italia – sarà la regolazione ed il pricing delle reti tradizionali. Sembra paradossale, ma è così. Finché un incumbent continuerà a generare sovraprofitti dalla rete tradizionale, la migrazione verso le reti NGA non avverrà mai, oppure verrà effettuata solo in maniera sporadica  e solo per “contrastare”  le iniziative NGA dei concorrenti più agguerriti, con il risultato di peggiorare il digital divide.

Non resta che sperare che la Commissione europea – che lo ricordo deve esprimere ora un parere sull’aumento delle tariffe di unbundling approvato da AGCOM – e, soprattutto, la Commissaria Kroes, che sembra voler fare sul serio con l’Agenda Digitale, diano un chiaro stop a questa assurda manovra, glie ne saremmo veramente riconoscenti. E … forse è proprio per l’evidente insicurezza nell’attesa del vaglio europeo che Calabrò ha insolitamente traballato nelle sue ultime esternazioni rispetto all’unbundling … più che di Eurovisioni si tratta di Eurotimori ?!

Si apre il mercato della musica online

ottobre 21, 2009 alle 12:05 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commenti
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Roundtable2

Sono un pò di fretta ma, avendo preso parte ai lavori, mi interesserebbe sapere cosa ne pensate.

Qui trovate il joint statement sui principi generali per la distribuzione della musica online che abbiamo condiviso come BEUC l’altro ieri presso gli uffici della Commissria Kroes dopo una interlocuzione che va avanti ormai da più di un anno con Amazon, iTunes, EMI, Nokia, PRS, SACEM, STIM, Universal. Qui il relativo comunicato stampa della Commissaria

roundtable

Fino alla fine abbiamo combattuto su alcuni punti, come ogni documento condiviso non può rispecchiare tutti i desiderata di una delle parti, tuttavia penso che alla fine questi principi sulla distribuzione della musica online, se effettivamente impelmentati, saranno importanti per uno sviluppo più efficiente e concorrenziale di questo settore anche nell’interesse dei consumatori, voi come la vedete ?

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