Per chi non vuole un’Agenda Digitale di rame …
maggio 20, 2012 alle 5:21 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commentiEtichette: Agenda Digitale, Banda larga, Commissaria Kroes, Conferenza ECTA, Fibra, Keynote Speech della Commissaria Kroes, Neelie Kroes, Telecom Italia
Domani sarò a Bruxelles per questa Conferenza ell’ECTA ULTRA-FAST BROADBAND – POLICY AND PRACTICE. Sono stato invitato a parlare nel seguente Panel:
SESSION 2: ENABLING FIBRE ROLL-OUT: FINANCING AND DEMAND Equity investors have reacted strongly to proposals by the Commission to incentivise fibre roll-out through a proposed Recommendation on cost methodologies. Are their fears well-founded? Can the interests of shareholders and “the public” be reconciled?
Chair: Anna Krzyżanowska, Head of Unit, Evaluation & Monitoring, DG Infso Unit C3, European Commission
Stephen Howard, Head of Global Telecoms, Media & Technology Research, HSBC Bank Plc
Stuart Gordon, Senior Analyst Telecoms, Berenberg Bank
Bridget P. Cosgrave, Founder & President, EveryEuropeanDigital
Marco Pierani, Head of Public Affairs, Altroconsumo and member of BEUC
Dr. Karl-Heinz Neumann, General Manager and Director, WIK Consult
Complice la giornata a dir poco autunnale nonchè il fatto che ho temporaneamente “parcheggiato” i miei due pargoli ad una festa di compleanno, sto ristudiacchiando la materia che, pur nella sua complessità, mi sembra abbia questa chiave di lettura: il mantenere elevato il prezzo del rame non è solo contrario agli interessi dei consumatori ma, soprattutto, in contrasto con l’interesse generale allo sviluppo della banda larga in quanto rischia di disincentivare l’investimento in fibra. Immagino che, al contrario, alcuni degli altri relatori della mia sessione sosterranno l’esatto contrario. E vabbè il confronto sarà utile anche per apprendere e approfondire i punti di vista altrui. Subito dopo è previsto un Keynote Speech della Commissaria Kroes, che, peraltro, qualche tempo fa si era già espressa sulla questione in termini non molto lontani dal mio punto di vista, vediamo un pò che dice domani, in ogni caso cercherà di twittarlo in seduta stante.
Personalmente comprendo bene che gli incumbent (e chi mette a loro disposizione i danari necessari) vogliano avere una certa dose di sicurezza sul ritorno dei loro investimenti in fibra ma, d’altra parte, la loro pretesa che sia mantenuto artificialmente elevato il prezzo del rame in modo che col margine garantito si possa investire in fibra mi sembra una cosa che non sta proprio in piedi, insomma chi ci garantisce che poi quel margine lo utilizzeranno per investire davvero in fibra? Più ci penso più rimango fermo sul mio punto di vista: Aumenti unbundling – domanda: se ti sovraremunerano la rete in rame perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?
Come se ne esce allora? In primis bisogna capire che il problema non è dato da Telecom Italia o dagli altri incumbent in giro per l’Europa, perchè anch’io mettendomi nei loro panni e avendo a disposizione una rete in rame, anzi l’unica rete che c’è, completamente ammortizzata sulla quale non devo più investire ma solo manutenere non andrei certo ad imbarcarmi in un complesso investimento per creare una nuova rete in fibra, con il rischio che questo comporterebbe in termini di ritorno nell’investimento ed una serie di altre dinamiche nelle relazioni con i competitors tutte da costruire da nuovo.
Il problema non è allora dato da Telecom Italia o dagli altri incumbents ma da coloro che dovrebbero trovare la forza e il coraggio – prima ancora che le modalità tecniche - per imporre nell’interesse generale scelte di politica industriale rilevantissime per il nostro futuro in Italia e in Europa.
A ben vedere, infatti, se è vero – come è vero – che l’aumento della penetrazione della banda larga e la posa della fibra possono abilitare, da una parte, una democrazia più partecipata e moderna e, dall’altra, quello sviluppo economico e quindi quella crescita considerevole del PIL tali da assumere una funzione anticiclica in questo momento di crisi, pare indubbio che l’interesse generale dovrebbe prevalere su quello legittimo ma a breve termine e tutto rivolto su se stessi di investitori e incumbent.
E allora, chi deve imporre queste scelte di politica industriale? La Commissione europea e i Governi nazionali in primis, altrimenti che ci stanno a fare? Le Autorità regolamentari, come l’AGCOM in Italia, dovranno poi invece occuparsi di implementarle, non di sostituirsi loro.
Va chiarito allora al più presto IMHO che l’accesso a Internet a banda larga, oltre a essere considerato un servizio universale, deve essere inteso anche come bene comune, al mantenimento e allo sviluppo tecnologico del quale tutti gli operatori (non solo in senso stretto quelli delle tlc, ma anche quelli che ci vendono i servizi sopra) dovranno contribuire.
Mah … vediamo che dice domani la Kroes, io intanto continuo a studiare, se voi avete qualche suggerimento, anche se la pensate in maniera diametralmente opposta da me, lasciate un commento, grazie!
Su, riempiamo di contenuti l’Agenda Digitale Italiana
febbraio 9, 2012 alle 5:48 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commentoEtichette: abolire il monopolio SIAE, Agenda Digitale, Agorà Digitale, Altroconsumo, Cabina di Regia, class action
Bella mattinata ieri in Senato. Ecco cosa ne è scaturito:
Dieci tra le maggiori associazioni del settore digitale e telecomunicazioni e che rappresentano imprese, consumatori e diritti dei cittadini hanno inviato alla Cabina di Regia sui temi dell’Agenda Digitale, che si instaura oggi, una serie di richieste di riforme da approvare subito all’interno del decreto liberalizzazioni.
“L’Italia ha bisogno di uno shock digitale per far ripartire l’economia ed innovare” – si legge nella lettera – “Il contributo al PIL del settore Internet in Italia è il 2%, in Inghilterra il 7%. Anni di annunci da parte dei precedenti governi hanno esasperato un settore che ha bisogno di segnali forti dal governo. È giusto che l’Italia si doti una cabina di Regia che sappia dare una visione generale e un piano industriale e infrastrutturale al mercato digitale e delle telecomunicazioni nel nostro paese. Ma allo stesso tempo non c’e’ alcun motivo per non approvare subito alcune puntuali ma decisive riforme per sbloccare il mercato digitale e l’innovazione”.
Tra le proposte di riforma, che sono state sottoscritte in queste ore da uno schieramento trasversale di parlamentari, vi sono una delega al governo per la riforma del diritto d’autore nel rispetto dei diritti degli utenti, l’abolizione del monopolio e del bollino SIAE, l’obbligo di apertura dei dati pubblici anche per uso commerciale per favorire imprese innovative, l’abbattimento delle tasse ai piccoli imprenditori del settore della banda larga, l’apertura degli archivi digitali delle biblioteche e la liberalizzazione degli sconti sui libri e l’abbattimento dell’IVA sugli ebook. Incluse nel pacchetto anche una proposta per la nuova asta delle frequenze, un piano di distribuzione delle frequenze in grado di sostenere l’imprenditoria giovanile e femminile eliminando il cd digital divide, una riforma dell’istituto della class action, norme che vietano finestre di distribuzione e accordi sulla diffusione dei contenuti troppo vincolanti, il libero utilizzo delle frequenze su suolo privato e la preferenza del Software Libero nella pubblica amministrazione.
Il pacchetto di proposte è stato elaborato da Agorà Digitale, Articolo 21, Associazione Italiana Internet Provider, Associazione Italiana per l’Open Government, Assoprovider, Altroconsumo, Istituto per le Politiche dell’Innovazione, Libertiamo, Stati Generali dell’Innovazione e lo Studio Legale Sarzana.
Il pacchetto di emendamenti al DL liberalizzazioni è leggibile qui
Mentre qui di seguito potete ascoltare grazie a Radio Radicale il mio intervento in conferenza stampa incentrato ovviamente su abolizione della SIAE e potenziamento class action
#liberalizziamoilfuturo domani al Senato
febbraio 8, 2012 alle 12:45 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | 1 commentoEtichette: Agenda Digitale, Agorà Digitale, Altroconsumo, liberalizzare il futuro, Sala Nassiya Senato
Condizioni climatiche permettendo, domani sarò con Luca, Marco, Guido, Fulvio e tanti altri in Senato a questa conferenza stampa organizzata da Agora Digitale:
Liberalizzazioni: domani “internet accelera”, conferenza stampa per Agenda digitale subito con sostegno trasversale
Roma, 7 febbraio 2012
Si terrà domani, mercoledì 8 febbraio, alle ore 11.00 a Roma presso la sala Nassirya del Senato della Repubblica, una conferenza stampa di presentazione di pacchetto di emendamenti al decreto legge liberalizzazioni volti a realizzare subito una Agenda Digitale per fare di Internet un volano di sviluppo, innovazione e apertura del mercato. La conferenza stampa “#liberalizziamoilfuturo” è organizzata dalle associazioni Agorà Digitale, Articolo 21, Associazione Italiana Internet Provider, Associazione Italiana per l’Open Government, Assoprovider, Altroconsumo, Istituto per le Politiche dell’Innovazione, Libertiamo, Stati Generali dell’Innovazione e lo Studio Legale Sarzana. Tra i parlamentari hanno già aderito Donatella Poretti (Radicali), Felice Belisario (IDV), Giuseppe Giulietti (Misto), Lucio Malan (PDL), Flavia Perina (FLI), Vincenzo Vita (PD)
Politica debole = banda stretta
ottobre 10, 2011 alle 10:21 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 1 commentoEtichette: Agenda Digitale, Banda larga, banda stretta, politica debole
Quando la politica è debole riprendono vigore gli interessi particolari, per andare a parare dove non si sa, ma intanto si difende l’orticello e l’interesse generale alla crescita e allo sviluppo del Paese va a farsi benedire …:
Banda larga, affondo di Metroweb “La rete ultraveloce la facciamo noi” – Repubblica.it.
La F2i ha in pancia un gioiellino: si chiama Metroweb ed è la società proprietaria di una rete di cavi lunga 7.000 chilometri tra Milano e la Lombardia. Cavi tutti in fibra ottica di quelli che assicurano alle famiglie connessioni Internet degne di un Paese civile. Dice Gamberale: “Possiamo replicare in tutta Italia quello che abbiamo già fatto, e bene, a Milano e in Lombardia
Ecco proprio quello che auspicavo qualche giorno fa:
Fatte tutte queste premesse, precisazioni ed integrazioni al tavolo NGN presso il Ministero in realtà si potrebbe – anzi a mio avviso si dovrebbe – parlare di switch off dal rame alla fibra. Ove, infatti, interessi diversi ma convergenti puntassero contestualmente su un obiettivo di sviluppo concreto e sostenibile per il Paese tutte le ritrosie e le, per un certo verso legittime, pretese dell’incumbent, a mantenere determinate posizioni di rendita si scioglierebebro come neve al sole. Voglio ricordare in conclusione che ieri, non io, ma sempre la Commissaria Kroes ha anche detto molto chiaramente che la remunerazione del rame deve scendere per favorire il passaggio alla fibra il percorso è già delineato e allora cosa stiamo aspettando signori miei, di arrivare buoni ultimi anche questa volta ?
Decontestualizzandola un pochino ma neanche tanto, concludo prendendo a prestito, una recente dichiarazione del Presidente Napolitano che mi è piaciuta molto: “O questo Paese cresce insieme o non cresce”
Illuminante come al solito il buon Quintarelli:
Ma de che stamo a parla’ ? il mio amico Alberto lo chiamerebbe smokeware…
I numeri sono importanti… Telecom Italia, in Italia, ha
- 112 milioni di chilometri di cavi in rame e
- 4,3 milioni di chilometri di cavi in fibra.
ovvero una rete in rame che è 16000 volte piu’ estesa di quella di metroweb e una rete in fibra che è 614 volte quella di Metroweb
oddio, magari qualche scavo e qualche annuncio lo faranno e avremo argomenti da parlarne nei convegni stile “il processo alla fibra” del 2012; ma è un po’ come dire che DR Motor è un gioiellino che può rilanciare i fasti della Fiat…
il fatto è che non ci sono i quattrini …Condono, suggestione del premier – LASTAMPA.it.
la decisione del premier di promuovere sul campo Romani (titolare dello Sviluppo) a collettore delle misure sulla crescita che verranno inglobate nell’apposito decreto. Il ruolo di coordinamento risarcisce Romani dallo «scippo» di Tremonti, che ha dirottato su Carabinieri e Polizia, quanto ricavato dalla vendita delle frequenze tivù.
Con buona pace degli obiettivi dettati dall’Agenda Digitale della Commissaria Kroes: accesso a banda larga per ciascun cittadino dell’Unione europea entro il 2013 e 30 Mega per tutti (con il 50% a 100 Mega) entro il 2020 … sì buonanotte
Cerchiamo di non buttare nel cesso l’extragettito della Gara LTE e cominciamo a parlare seriamente dello switch off dal rame alla fibra
ottobre 4, 2011 alle 1:21 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commentiEtichette: Commissaria Kroes, Paolo Gentiloni, Ministro Romani, investimento anticiclico, Agenda Digitale, società della rete, Switch off, politica debole, 800 milioni per la banda larga, extragettito della gara LTE, bamda larga come servizio universale
Provando, solo per un momento, ad immaginare di non trovarci in una situazione di crisi politica a dir poco lacerante che impedisce ai decisori pubblici di guardare oltre il brevissimo periodo per affrontare seriamente, nell’interesse generale, l’altrettanto grave crisi economica e finanziaria del nostro Paese, dovremmo ragionare responsabilmente sull’utilizzo più efficace ed efficiente dell’extragettito derivante dalla gara LTE. Si tratta di 800 milioni un piccolo tesoretto che, tuttavia, di questi tempi non andrebbe certo sprecato in iniziative secondarie o, comunque, non strettamente legate a prospettive di sviluppo credibili.
L’Agenda Digitale ci detta da tempo la strada di un investimento anticiclico percorribile nel digitale e la Commissaria Kroes ci ha ricordato anche ieri con forza i motivi per cui è necessario intraprenderla al più presto:
But to build a strong economy that creates wealth and jobs, we need clear vision and bold decisions. In the short term, we must tackle the economic crisis. In the long term, we must ensure Europe’s competitiveness and safeguard our prosperity.
Europe needs to focus efforts in sectors that provide direct sources of growth, now and in the future. It is clear, more than ever, that information and communication technology is one of the sectors with the greatest potential to create jobs, increase productivity growth and boost our competitiveness. Studies show that the productivity leaders in Europe are those countries who have invested in, and made best use of, ICT. Already, the sector contributes half of Europe’s productivity growth.
Over just ten years, if we get it right, broadband development could give Europe over one trillion euros in additional economic activity, and create millions of jobs. An increase in broadband penetration of 10 percentage points would increase Europe’s annual GDP growth by between 0.9 and 1.5 %. That’s why investing in ICT is investing in a competitive future: the Europe of tomorrow is digital. Or to put it another way – can we imagine a prosperous, confident Europe in 2020 that is not digital?
E’ in quest’ottica che non mi sento di contestare a priori – come hanno fatto altri rappresentanti dei consumatori - l’idea abbozzata dal Ministro Romani di utilizzare tali risorse per contribuire a finanziare la c.d. Società della Rete, o FiberCo che dir si voglia, nell’ambito del progetto NGN di cui si discute da tempo presso le sedi ministeriali senza che – come dire – si riesca a trovare la quadra tra le parti interessate.
Impallinare il ministro sarebbe esercizio più che mai facile, basterebbe ricordare che altri 800 milioni sono stati per lungo tempo promessi per la banda larga e poi sono scomparsi nel nulla, per ironia della sorte qui la somma è la stessa e probabilmente farà la medesima fine …
Costruire è molto più difficile che distruggere ma cercare di ragionare, soprattutto su questi temi, è a mio avviso un must, stiamo infatti parlando del futuro dei nostri figli e anche se il ragionamento andasse a vuoto con questo governo, prima o poi dovremmo affrontarlo con un altro, prima o poi si esce infatti sempre dal guado … Ecco allora che – a mio avviso – il veicolo della Società delle Rete non è il problema, anzi può rappresentare parte della soluzione, autorevoli esperti ci spiegano da tempo che nel possibile futuro in fibra in Italia c’è spazio per una Rete, One Network, e che questo non rischierà di rivelarsi in termini concorrenziali una concentrazione impropria pubblico-privato, anzi costituirà la precondizione per una concorrenza più efficiente con benefici per il mercato e per i consumatori.
Tuttavia, sono d’accordo con Paolo Gentiloni quando dice che:
Il progetto Ngn potrà decollare se ci sarà quell’intesa tra gli operatori che ancora manca, se il relativo piano industriale sarà sostenuto da fondi della Cassa depositi e prestiti e da eventuali agevolazioni per i nuovi investimenti, come ad esempio l’esonero delle tasse dovute per la posa della fibra. Che senso avrebbe, invece, l’investimento diretto di due o trecento milioni da parte del Governo? L’impatto su un’opera dal costo di oltre dieci miliardi come portare la fibra nelle case degli italiani sarebbe men che trascurabile; e rischierebbe piuttosto di attirare sulla FiberCo gli strali dell’Unione europea.
A questi appunti ne aggiungerei però almeno altri due:
- Il progetto NGN deve avere un chiaro ed evidente ancoraggio di interesse generale, elemento essenziale per poter approdare a tale quadro prospettico di riferimento appare allora una ridefinizione del servizio universale intesa a ricomprendere l’accesso ad Internet a banda larga con fissazione di una velocità di banda garantita. In questo modo l’accesso alla Rete dovrebbe essere inteso come bene comune al mantenimento e allo sviluppo tecnologico del quale tutti gli operatori dovrebbero contribuire per poter continuare ad operare nel mercato delle telecomunicazioni.
- i consumatori devono sapere quanto di questo investimento andrà a pesare alla fine, in un modo o nell’altro – quali contribuenti o quali utenti del servizio – sulle loro tasche. In una operazione di questa importanza le regole di ingaggio debbono essere chiare sin dall’inizio, non solo per operatori e investitori pubblici e privati ma anche per gli utenti, quindi gli utenti dovrebebro entare a sedere al Tavolo Romani al più presto, e non si capisce perchè mai il Ministro non li abbia ancora invitati, considerato che per molti versi avrebbero potuto remare dalla sua stessa parte, sempre che il Ministro, come è normale attendersi, remi dalla parte dell’interesse generale allo sviluppo di un Paese più moderno e competitivo e di servizi migliori per gli utenti.
Fatte tutte queste premesse, precisazioni ed integrazioni al tavolo NGN presso il Ministero in realtà si potrebbe – anzi a mio avviso si dovrebbe – parlare di switch off dal rame alla fibra. Ove, infatti, interessi diversi ma convergenti puntassero contestualmente su un obiettivo di sviluppo concreto e sostenibile per il Paese tutte le ritrosie e le, per un certo verso legittime, pretese dell’incumbent, a mantenere determinate posizioni di rendita si scioglierebebro come neve al sole. Voglio ricordare in conclusione che ieri, non io, ma sempre la Commissaria Kroes ha anche detto molto chiaramente che la remunerazione del rame deve scendere per favorire il passaggio alla fibra il percorso è già delineato e allora cosa stiamo aspettando signori miei, di arrivare buoni ultimi anche questa volta ?
Decontestualizzandola un pochino ma neanche tanto, concludo prendendo a prestito, una recente dichiarazione del Presidente Napolitano che mi è piaciuta molto: “O questo Paese cresce insieme o non cresce”
Ridurre prima e più in fretta le tariffe di terminazione mobile
giugno 7, 2011 alle 12:27 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | 3 commentiEtichette: Agcom, Agenda Digitale, Altroconsumo, Commissione europea, glide path, MTR, Tariffe di terminazione
Si riaccende il dibattito sulle tariffe di terminazione su rete mobile, vale a dire il costo che un operatore di telecomunicazioni paga per instradare una comunicazione telefonica presso un’altra rete mobile, al fine di permettere ai propri abbonati di chiamare un numero cellulare.
Altroconsumo ha chiesto alla Commissione europea di intervenire per fare in modo che l’AGCOM riveda la propria proposta e, in particolare, adotti un percorso di riduzione di tali tariffe molto più rigoroso e in linea con le migliori pratiche europee, senza attendere il gennaio 2012 per introdurre i primi tagli. Qui la lettera di Altroconsumo.
Per quanto si tratti di un costo pagato da operatore a operatore tali tariffe hanno, infatti, un rilevante impatto anche per i consumatori, perché vengono normalmente ribaltate dagli operatori sulle tariffe al consumo. Non deve pertanto sorprendere che le tariffe di terminazione siano la principale causa dell’elevato costo delle telefonate da fisso a mobile. E’ sufficiente fare il confronto con quelle tra telefoni fissi oppure VOIP: mentre le tariffe per questi ultimi ammontano a pochi centesimi o talvolta addirittura a zero, il prezzo delle chiamate verso i telefoni cellulari resta molto superiore.
Le elevate tariffe di terminazione mobile hanno dato luogo ad un’asimmetria regolamentare grazie alla quale gli ex monopolisti della telefonia fissa si sono garantiti, a spese dei consumatori, il finanziamento delle loro reti mobili e, al contempo, hanno impedito un’efficace concorrenza nel fisso. Ora che la penetrazione delle reti mobili ha raggiunto, in particolare in Italia, livelli elevatissimi, questo meccanismo non ha più alcuna ragione di essere, va smantellato al più presto come indica la Raccomndazione europea.
Se da una parte appare apprezzabile la decisione dell’AGCOM di rivedere il precedente piano di riduzioni, dall’altra non si può che esprimere forti preoccupazioni circa il fatto che i prezzi previsti dall’AGCOM risultano nettamente superiori alla best practice europea e non riflettono incrementi di efficienza come dovrebbe essere in conformità con la Raccomandazione europea. Un altro motivo di preoccupazione è il ritardo con cui l’entrata in vigore del nuovo piano di riduzione intende essere fatto slittare a gennaio 2012, quindi senza alcun effetto sul 2011 e che, quale conseguenza, una effettiva efficienza sarà raggiungibile solo nel 2015.
Se la Commissione europea non farà cambiare idea all’AGCOM i consumatori italiani subiranno un aumento dei prezzi, mentre ingenti risorse finanziarie saranno artificiosamente distratti verso gli operatori di telefonia mobile, nonostante il fatto che in Italia vi sia invece un urgente necessità di risorse per il passaggio alla fibra ottica sul fisso.
In altre parole, la proposta AGCOM rischia di rafforzare ulteriormente la posizione degli operatori di telefonia mobile, mentre non verrà dato alcuno stimolo al mercato e agli operatori in generale per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale. Questo approccio, oltre ad essere inaccettabile per l’Italia, se non arrestato può costituire un precedente pericoloso per gli altri Paesi europei.
Agenda Digitale: grazie Neelie ;)
febbraio 9, 2011 alle 4:42 pm | Pubblicato in DIRITTO, INTERNET | Lascia un commentoEtichette: Agenda Digitale, Commissaria Kroes, Ministro Romani, Twit della Commissaria Kroes
Twit della Commissaria Kroes in favore dell’Appello per l’Agenda Digitale in Italia:
- pleased to see this initiative in Italy; step to get every Italian digital! http://www.agendadigitale.org
magari qualcuno lo gira al Ministro Romani ?
L’appello per l’Agenda Digitale fa infuriare Romani: bene, un ottimo segnale !
febbraio 4, 2011 alle 12:55 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commentoEtichette: Agenda Digitale, interesse generale, Ministro Romani
Leggo che l’Appello per dare all’Italia una Strategia Digitale che ho sottoscritto con molta convinzione avrebbe fatto infuriare il Ministro Romani
Ora, per vero, ciò che sembrerebbe aver dato più fastidio a Romani è la presenza tra i 100 firmatari dei CEO delle principali aziende di tlc, gli stessi che siedono al c.d. Tavolo Romani istituito con l’obiettivo di favorire la realizzazione delle nuove reti in fibra ottica, come a dire: che ingrati !
Questa reazione mi stimola tre brevissime riflessioni:
la prima: bene, è un ottimo segnale, l’Agenda Digitale ha colto nel segno!
la seconda: l’Appello che si chiude con queste parole “Richiamiamo l’attenzione di tutte le forze politiche, gli imprenditori, i lavoratori, i ricercatori, i cittadini, perchè non vedano in queste parole la missione di una sola parte, ma di tutto il Paese”, pone questioni che toccano tutti e ognuno di noi, stiamo parlando del nostro futuro, dell’interesse generale, e non (solo) degli interessi di alcune grandi aziende che Romani ha riunito, a porte chiuse, in un tavolo che non sembra peraltro ancora aver prodotto risultati concreti, per quanto concerne un tema specifico, le reti NGN, che sono solo una parte – come rileva giustamente Civati - della necessaria Strategia Digitale che dovrebbe darsi un Paese moderno …
la terza e, forse, la più importante: è che il concetto di interesse generale sfugge, sfugge spesso, anzi sempre, in questo Paese…l’interesse generale, infatti, non consiste nella e non può scaturire dalla giustapposizione di interessi “particulari”, per dirla alla Guicciardini … non basta fare una sorta di baratto, magari con il bilancino, dando qualcosa all’uno e qualcosa all’altro stakeholder, qualcosa a questa grande azienda, qualcosa all’altra, questo produce inevitabilmente una mediazione al ribasso che sicuramente non riuscirebbe a soddisfare le legittime esigenze dei cittadini. Occorre avere i coglioni, come si suol dire, sentire tutti ma poi prendere delle scelte e implementarle, basta fare melina. Non è facile, certo, ma il nostro futuro ci sta sfuggendo …
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