Scorporo rete Telecom Italia, una grande opportunità per il Paese: prevalga l’interesse generale

giugno 5, 2013 alle 8:07 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Telecom ItaliaSullo scorporo della rete occorre vederci chiaro, se è solo un’operazione finanziaria possono anche andarsi a fare benedire se, come spero, c’è dietro – o perlomeno ci potrebbe essere – un progetto industriale serio che abbia benefici per l’interesse generale del Paese, allora è cosa diversa e pare giusto ed opportuno che sia AGCOM sia AGCM vogliano sapere di più.

Da questo discende l’uno-due di ieri di Cardani

Nella riunione odierna il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha ascoltato una relazione degli uffici sull’informativa fornita da Telecom Italia lo scorso 30 maggio in merito al progetto di separazione societaria della rete d’accesso.

A conclusione della discussione, il Consiglio ha incaricato gli uffici di avviare l’analisi dei possibili riflessi dell’operazione sulle condizioni di mercato e concorrenziali, nonché sulla regolamentazione dei mercati dell’accesso.

 A tal fine, il Consiglio dell’Autorità ha sottolineato la necessità di dar corso ad un’interlocuzione tecnica con Telecom Italia per acquisire ulteriori elementi informativi, in aggiunta e ad integrazione di quelli ricevuti nella nota del 30 maggio scorso.

 In particolare, il confronto sarà volto ad approfondire gli aspetti relativi all’esatta definizione del perimetro della rete oggetto della separazione, alla governance della nuova società oltre che le modalità e i tempi per realizzare il sistema di equivalence of input.

 Gli uffici riferiranno periodicamente al Consiglio gli esiti degli approfondimenti e delle verifiche effettuate.

e di Pitruzzella:

Perche’ l’eventuale separazione della rete di Telecom Italia “sia idonea a conformare positivamente le dinamiche concorrenziali esistenti appare indispensabile che essa sia accompagnata dalla definizione di un quadro certo di regole che garantiscano un accesso alla rete a parita’ di condizioni a tutti gli operatori”. Lo afferma il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, nel corso di un’audizione in commissione Attivita’ produttive alla Camera.

Ieri l’altro alla Conferenza Going Local sull’Agenda Digitale a Roma ho avuto il privilegio di parlare dopo i Presidenti Angelo Cardani e Franco Bassanini e prima dell’AD di Telecom Italia Marco Patuano, ho apprezzato molto l’intervento del primo che ha parlato di un Paese molto arretrato che non ha voluto scegliere la via dello sviluppo nel settore ICT anche in quanto questo avrebbe significato da una parte maggiore trasparenza, dall’altra obbligo di coordinamento. Con il digitale occorre ridisegnare peraltro i flussi e, di conseguenza, anche le mappe del potere, cosa che non può fare piacere a molti. Di quanto ha detto Bassanini mi è rimasto particolarmente impresso e condivido molto questo: l’unico aspetto positivo oggi è che abbiamo l’acqua alla gola, quindi non possiamo permetterci di commettere gli errori del passato.

L’AD Patuano ha replicato a quanto avevo sostenuto con una certa veemenza - e cioè che bisogna finirsela di dire che il problema è la domanda in quanto in Italia c’è invece un potenziale enorme che un serio progetto di sviluppo della banda larga potrebbe abilitare alla grande, il problema non è imho la domanda digitale ma, al contrario, saper dare una risposta – lui ha rintuzzato dicendo che in realtà la domanda che vede è quella fatta da una peculiare rincorsa ad avere prezzi sempre più bassi … e vabbè da ora in poi per rendere felici le Telco faremo in modo che i consumatori cerchino di pagare di più anzichè di meno …. Ma quello che in realtà più mi sembra significativo di quanto detto da Patuano è che lo scorporo annunciato da Telecom Italia non è una operazione finanziaria ma un’operazione industriale che, per realizzarsi, ha però bisogno del verificarsi di condizioni che accompagnino questa scelta.

Personalmente voglio continuare a sperare che l’annuncio di TI di voler scorporare la rete in una società separata sia notizia da accogliere favorevolmente. Ciò potrebbe finalmente sbloccare quel collo di bottiglia che ha creato non pochi problemi a concorrenti e consumatori – come certificato dall’Antitrust recentemente con la multa da 103 milioni di euro per i cd “ko tecnici” sperimantati sulla loro pelle da un gran numero di italiani negli ultimi anni  - la società della rete potrebbe inoltre creare le condizioni per lo sviluppo tecnologico del Paese e di crescita anche in termini di PIL. L’aumento della penetrazione della banda larga peraltro potrebbe abilitare una Democrazia più partecipata e moderna.

Voglio sottolineare che, sebbene come Altroconsumo abbiamo da tempo indicato nella società unica della rete  – One Network come la chiamano i migliori esperti - mai avevamo sollecitato un atto di imperio contro l’autonomia dell’impresa Telecom Italia – semmai l’errore fu fatto al momento delle privatizzazioni, ma è inutile rinvangare sul passato – questa scelta autonoma e indipendente di TI ora va quindi salutata favorevolmente, ma è solo il primo passo.

Occorre adesso grossa attenzione da parte del Regolatore AGCOM – l’asimmetria regolatoria ad esempio non può venire certamente meno fino a che la società della rete rimarrà in mano a Telecom Italia con una partecipazione di controllo, importante sarà anche ragionare sulla governance della nuova società – altrettanto importante sarà l’attenzione che presterà il governo a questo dossier, non mi sto certo riferendo al tema della tutela dell’interesse nazionale in termini di salvaguardia dell’italianità del gestore della rete – cosa che imho ha proprio poco senso – ma molto più concretamente all’interesse generale del Paese di cui qualcuno – io penso in primis il governo – deve farsi carico in questo passaggio cruciale.

Lo scorporo della rete può insomma diventare una grossa opportunità ma, se male gestita, può diventare l’ennesima esperienza negativa per i cittadini, non voglio neanche immaginare che in questo frangente – abbiamo l’acqua alla gola come ricorda Bassanini - si possa trattare semplicemente di una operazione finanziaria con la quale il pubblico, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, si accolli il debito di Telecom Italia, non voglio immaginare che non si voglia cogliere veramente l’occasione per fare della società della rete un volano per la modernizzazione del Paese attraverso il passaggio ad una rete in fibra accogliendo investimenti privati oltre che pubblici.

Ovviamente c’è un interesse particolare legittimo che l’incumbent vorrà massimizzare, ci sono gli interessi dei competitors anche essi legittimi, ma sopra di tutti ci sta l’interesse generale – che identifico in via certamente approssimativa – ma non penso di sbagliarmi di molto - con la sommatoria degli interessi dei consumatori, che vogliono servizi di qualità ad un prezzo adeguato, e dei contribuenti, che non vogliono che risorse pubbliche siano in questo particolare frangente economico spese per finalità di interesse solo particolare.

Insomma Telecom ha fatto la prima mossa bene grazie era ora! Adesso il Governo e l’Autorità prestino particolare attenzione, trovino forza e coraggio per facilitare scelte di politica industriale che coincidano con l’interesse generale, facciano in modo che venga fuori a) concorrenza più aperta ed efficace nel settore del fisso b) sviluppo tecnologico c) un investimento anticiclico quanto mai benefico ora per il Paese  d) rispetto per i consumatori che debbono pagare il giusto ed essere rispetatti nei loro diritti

Il passaggio è critico ma se tutto questo non avverrà sapremo che qualcuno avrà sbagliato o non avrà lavorato nella giusta direzione. Noi vogliamo sperare che non sia così perchè peraltro ci sono esperienze del passato che ci dicono quali errori non si debbono fare di nuovo. Infine chiediamo trasparenza e, in un momento in cui si stanno facendo scelte importanti per il nostro futuro e quello dei nostri figli, vogliamo dire la nostra.

Protocollo AGCOM-Antitrust: sulle pratiche commerciali scorrette nel settore tlc confermata competenza primaria all’Antitrust

maggio 23, 2013 alle 8:44 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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stretta-di-manoFirmato ieri finalmente il protocollo tra le due Autorità:  

Firmato protocollo Agcom-Antitrust

E’ stato firmato oggi dai presidenti Angelo M. Cardani e Giovanni Pitruzzella un nuovo protocollo tra Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Autorità garante per la concorrenza e il mercato.

Il protocollo sostituisce, aggiornandolo e arricchendolo, un analogo accordo siglato nel 2004 e, nel confermare gli ottimi rapporti tra le due autorità, testimonia la reciproca volontà di costanti e proficue relazioni nell’ambito delle rispettive competenze istituzionali.

Roma, 22 maggio 2013

Si tratta di una buona notizia. Il nostro auspicio è che ora il limitato ambito di sovrapposizione di competenze  in materia di pratiche commerciali scorrette nel settore delle comunicazioni elettroniche,  in via primaria riconosciute ad AGCM ai sensi del Codice del Consumo, in forza del protocollo siglato tra le due Autorità non risulti più d’intralcio ad una corretta ed efficace applicazione della normativa in favore dei consumatori.

Il problema ricorrente, in questo come in altri ambiti, spesso non consiste infatti nella carenza di una disciplina di tutela per i consumatori quanto nel suo effettivo, costante ed efficace enforcement. Allo stato la disciplina inerente le pratiche commerciali scorrette risulta adeguatamente implementata in Italia in chiave di public enforcement dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato mentre, per quanto concerne il private enforcement essa può essere attivata anche attraverso le azioni di classe ai sensi dell’art. 140 bis Codice del Consumo. A seguito di alcune discutibili decisioni del TAR e del Consiglio di Stato si era tuttavia resa assurdamente complicata l’individuazione della competenza in materia tra AGCOM e AGCM aprendo una prospettiva critica per i consumatori che debbono poter sapere con estrema chiarezza quale delle due Autorità è competente in ogni singola fattispecie, derivandone poi quale conseguenza il diritto a pretendere la loro pronta attivazione in caso di comportamenti lesivi da parte degli operatori.

L’incertezza del diritto in un mercato in costante evoluzione tecnologica come quello delle comunicazioni elettroniche doveva peraltro ritenersi in definitiva deleterio anche per gli operatori, quindi il protocollo tra le due Autorità dovrebbe essere salutato favorevolmente da tutti gli stakeholders

Qui il testo del Protocollo di Intesa

Pesante multa Antitrust a Telecom Italia: 103,794 milioni di Euro per abuso di posizione dominante nelle infrastrutture di rete

maggio 10, 2013 alle 3:03 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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Telecom ItaliaAppena uscito sul sito dell’Antitrust:

COMUNICATO STAMPA

 TLC: ANTITRUST, TELECOM ITALIA HA ABUSATO DELLA SUA POSIZIONE DOMINANTE NELLE INFRASTRUTTURE DI RETE, SANZIONE COMPLESSIVA DI 103,794 MILIONI DI EURO

 Con due distinte condotte ha difeso le sue quote di mercato ostacolando l’offerta dei concorrenti alla clientela finale e rendendola non replicabile alla grande clientela business.

 Telecom Italia ha abusato, con due distinti comportamenti, della posizione dominante detenuta nella fornitura dei servizi di accesso all’ingrosso alla rete locale e alla banda larga, ostacolando l’espansione dei concorrenti nei mercati dei servizi di telefonia vocale e dell’accesso ad internet a banda larga. Lo ha stabilito  l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha diffidato la società dal ripetere in futuro tali comportamenti sanzionandola con una multa complessiva di 103,794 milioni di euro.

Al termine dell’istruttoria avviata il 23 giugno 2010, l’Antitrust ha stabilito che l’abuso di Telecom si è realizzato attraverso due distinte condotte:

 1)La società ha opposto ai concorrenti un numero ingiustificatamente elevato di rifiuti di attivazione dei servizi all’ingrosso, i c.d. KO.

Dai dati emersi nel corso dell’istruttoria risulta che Telecom, nell’esercizio della propria discrezionalità, ha trattato gli ordinativi provenienti dagli altri operatori in modo discriminatorio rispetto a quelli provenienti dalle proprie divisioni interne.

Attraverso tali comportamenti Telecom ha ostacolato l’accesso dei concorrenti all’infrastruttura, sia nel caso della fornitura di servizi su linea attiva, sia nel caso della fornitura di servizi su linea non attiva. Ciò ha di fatto reso significativamente più difficoltoso per gli altri operatori, il processo di attivazione dei servizi di accesso alla rete rispetto alle divisioni interne di Telecom.

Per tale infrazione l’Autorità ha deliberato una sanzione di 88,182 milioni di euro, che tiene conto delle attenuanti riconosciute a Telecom per le diverse attività avviate a partire dal 2009 per migliorare le procedure di accesso ai concorrenti e delle perdite di esercizio e della circostanza aggravante della recidiva (Telecom è stata già condannata per abuso di posizione dominante in relazione a comportamenti sostanzialmente escludenti).

2) Telecom Italia ha attuato una politica di scontistica alla grande clientela business per il servizio di accesso al dettaglio alla rete telefonica fissa, tale da non consentire a un concorrente, altrettanto efficiente, di operare in modo redditizio e su base duratura nel medesimo mercato.

 In sostanza Telecom ha disegnato una politica tariffaria per la grande clientela business contraddistinta, quanto meno per il periodo 2009-2011, dalla capacità, dati i costi di accesso alla rete praticati agli altri operatori, di comprimere i margini dei concorrenti altrettanto efficienti, con effetti restrittivi della concorrenza sul mercato al dettaglio dei servizi di accesso alla clientela non residenziale. Gli sconti praticati alla clientela sono stati infatti indirizzati selettivamente ai clienti che ricorrono a procedure di selezione del fornitore e che sono collocati in aree aperte alla concorrenza, ove è disponibile il servizio di accesso al tratto finale di rete verso il cliente (c.d. unbundling del local loop, ULL).

L’analisi dell’Antitrust ha dimostrato che Telecom non sarebbe stata in grado di offrire i servizi al dettaglio ai prezzi praticati senza subire perdite se avesse sostenuto i costi all’ingrosso praticati ai concorrenti.

Per questa condotta l’Autorità ha deliberato una sanzione di 15,612 milioni di euro che tiene conto di un’aggravante connessa alla recidiva, poiché Telecom è stata già condannata per abuso di posizione dominante in relazione a comportamenti sostanzialmente analoghi e, come attenuante, delle perdite in bilancio della società.

Roma, 10 maggio 2013

Il BEREC – al di là della diplomazia – boccia la proposta di Raccomandazione su accesso alle reti di comunicazione elettronica

marzo 27, 2013 alle 7:10 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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fibraCome ricorderete Altroconsumo aveva chiesto ad AGCOM di esprimere parere negativo in sede BEREC sulla bozza di Raccomandazione (qui la nostra lettera).

Ora non è dato sapere cosa abbia fatto Agcom che non ci ha risposto ma quello che è certo è che dal BEREC, al di là della necessaria diplomazia, arriva una sonora bocciatura alla proposta della Commissaria Kroes, Bene! Potete leggere qui il Parere del BEREC

Condivido l’interpretazione di Inno Genna anche nella parte in cui giudica invece positivamente la proposta della Commissaria che mira a ridurre significativamente i costi per la posa della fibra, bene anche quella ;)

Penali mascherate: Altroconsumo denuncia all’AGCOM i 6 maggiori operatori di telefonia fissa e Internet

gennaio 15, 2013 alle 2:30 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Come diceva Totò: “e io pago …”  Di più di seguito e sul sito di Altroconsumo

Dai 35 ai 107 euro, sottratti dagli operatori della telefonia fissa quando il consumatore decide di cambiare compagnia. Sono circa 20mila gli utenti che hanno segnalato la voce in bolletta quest’anno appena trascorso. Una penale bella e buona, abolita con le lenzuolate di liberalizzazioni del 2007 proprio per agevolare il cambio di fornitore di servizio e stimolare la concorrenza nel mercato.

Un balzello eliminato, risorto sotto nomi diversi, quali contributi di disattivazione. Una beffa che lede i singoli utenti e affossa le dinamiche concorrenziali.

Altroconsumo ha denunciato oggi all’AGCOM la pratica commerciale scorretta di sei compagnie di telefonia fissa che forniscono anche connessione internet (via fibra ottica o adsl): Fastweb, Infostrada, Telecom, Teletù, Tiscali e Vodafone.
L’associazione di consumatori denuncia all’Autorità per le garanzie delle  telecomunicazioni la pratica e l’entità dei costi, né congrui né giustificati dal contesto tecnologico. 

Altroconsumo chiama a raccolta gli utenti chiedendo di segnalare la propria vicenda.
Sul sito web il dettaglio delle denominazioni di spesa con cui le compagnie mascherano la voce addebitata in bolletta.
Questa la lista da verificare in fattura:
·         Fastweb: importo per dismissione
·         Infostrada: costo per attività di migrazione
·         Telecom: costo disattivazione linea
·         Teletù: contributo disattivazione
·         Tiscali: contributo di disattivazione
·         Vodafone: corrispettivo recesso anticipato/ disattivazioni anticipate.
 

 

 

Aumentare il prezzo del rame non corrisponde all’interesse generale

gennaio 14, 2013 alle 4:18 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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kroesSono tornato sulla bozza di Raccomandazione circa gli obblighi di non discriminazione e le modalità di calcolo in materia di accesso alle reti di comunicazione elettronica, inviata in dicembre dalla Commissione al BEREC.

Se fossimo semplicemente di fronte ad una precisa scelta della Commissione che, nel dover trovare la migliore forma di incentivo per perseguire l’obiettivo di sviluppare investimenti in fibra, nell’interesse generale avesse optato di favorire gli incumbent a discapito di operatori alternativi e consumatori finali, potremmo concludere, certo non senza stupore, che fino ad ora politiche regolamentari di siffatta natura sono più spesso scaturite dai decisori nazionali spesso catturati mentre la Commissione ha sempre rappresentato per converso il baluardo a difesa della concorrenza e dell’interesse dei consumatori. Nel segnalare come la Commissione stia quindi rischiando di adottare un approccio diamentralmente opposto per quanto concerne la fibra e la sovraremunerazione del rame rispetto a quello che ha adottato per converso recentemente con riguardo alle tariffe di terminazione mobile, la nosra storia potrebbe finire qui.

In realtà il punto maggiormente rilevante è un altro: Aumentare il prezzo del rame non corrisponde all’interesse generale Continua a leggere l’articolo su Consumatori, Diritti e Mercato, la nuova rivista di Consumer Policy online di Altroconsumo

Dear Commissioner Kroes: who guarantees us that they will really use such margin to invest in fiber?!

novembre 27, 2012 alle 8:24 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Di seguito tutto quello che ho detto e quanto avrei voluto dire (ma il tempo è sempre tiranno) oggi alla conferenza ECTA, nel Panel High speed broadband: targets, cost reductions,  investment, regulation and pricing moderato da Fabio Colasanti, Presidente dell’International Institute of Communication, e con: Luigi Gambardella, Chairman di ETNO, Hartwig Tauber, Director-General FTTH Council Europe, Erzsebet Fitori, Director ECTA Brussels office, Leonidas Kanellos, Chairman del BEREC dal 2013 etc etc

I go back to the enlightening introduction of Mr Colasanti on un-contentious issues:

-          There is apparently a very large consensus among different stakeholders about the desirability of a rapid deployment of high speed networks, such agreement is reflected in the ambitious targets of the European Digital Agenda.

-          We all agree on the need of new online public services, development of e-skills, greater availability of content, all measures aimed at supporting the demand for high speed networks, although the argument of the lack of demand has been used too often as a justification for not investing appropriately in NGA …

-          we also agree on all those measures aimed at reducing the cost of deploying high-speed networks

WE – as consumers – DO NOT AGREE AT ALL INSTEAD on the necessety to keep artificially high the cost of copper unbundled loops or, even worse, to rise it – as I read in a recent article in one of the most important Italian newspapers, reported as a rumor coming from the Commission, which I hope will be clearly denied today!

-          In our opinion keeping high price of copper is not only contrary to the interests of consumers but, above all, it is in contrast with the general interest in the development of high speed broadband, as it will likely discourage investment in fiber.

-          We quite understand that the incumbents (and who provides them with the necessary money) want to have a certainty and assurance on the return of their investment in fiber but, on the other hand, their claim that price of copper is kept artificially high so that margins can be secured to invest in fiber seems to us somewhat peculiar.

-          In short: who guarantees us they will really use such margin to invest in fiber? If the copper is over remunerated why incumbent should never roll out the fiber? …. instead of using such inflated margin for example to recovering their debts …

How can we solve such enigma?

-          First of all I want to make it clear that the problem is not created by the incumbents around Europe, we do not have anything against them: putting myself in their shoes with a copper network fully amortized on which I no longer have to invest, only maintain, I would probably not embark myself on a complex investment to create a new fiber network, with the risk that this would entail in terms of return on investment and a number of other new dynamics in the relationships with all the competitors to take care of.

-          So the problem is not with the incumbents but with policy makers in Europe and Member States who should find the strength and courage – even before the technical solutions – to facilitate (and impose if needed!) in the public interest, choices of industrial policies indeed crucial for our future

-          In fact, if the increase in high speed broadband penetration and the laying of fiber is essential in the Digital Agenda strategy, since it can enable on the one hand, a more participatory and modern democracy and, secondly, an economic development with a considerable growth in GDP that can assume a countercyclical role in times of crisis, it appears to me without any doubt that the public interest should prevail over the legitimate but short-term and all turned on themselves interest of investors and incumbents.

-          In a provocative way it could be said that incumbents have never built up a network with their money: the fixed networks have been built by the States, while the mobile networks were rewarded with the mobile termination rates. With the fiber it would be therefore their first time to invest in a network! You may understand now why am I urging national governments and European Commission to “impose it” to incumbents by the typical instruments of a strong public policy.

-          The Commission is risking to take a completely different approach when it comes to copper remuneration as compared to the approach it was taken with regard to mobile termination rates – position of the Commission that we appreciated, shared and supported in that occasion !

-          Isn’t it illogic, obsolete, anti-economic to keep high prices of copper? Isn’t it endangering the future competition in the market and driving to a re-monopolization?

-          Isn’t it against consumers’ interest? End consumers at the end of the day, as always happens, will pay for the rising of the wholesale costs of unbundling with its downstream effects end … economic crisis is a problem also for consumers not only for incumbents …

-          Placing an entrepreneurial risk fully on consumers’ shoulders sounds good to you?

Qui invece trovate lo speech della Commissaria Neelie Kroes alla Conferenza di ECTA e qui un commento di Inno Genna: Kroes: l’ho fatto perchè me lo hanno chiesto gli investitori

Unbundling a 10 Euro! ma fanno sul serio?

novembre 20, 2012 alle 10:42 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Non so quanto i rumors riportati in questo articolo di Repubblica circa la riunione della scorsa settimana tra la Commissaria Kroes e il BEREC corrispondano effettivamente al vero ma di certo portare l’unbundling a circa 10 euro vuol dire alzare ulteriormente l’asticella rispetto al mantenimento dei 9 Euro fino al 2020 annunciato a luglio, che aveva già fatto tanto discutere …

Penso proprio che il Panel High speed broadband: targets, cost reductions,  investment, regulation and pricing della Conferenza ECTA di martedì prossimo, alla quale mi hanno invitato a parlare, sarà abbastanza concitato, prepariamoci !

Sulla sovraremunerazione del rame ho espresso più volte su questo blog e altrove tutte le mie perplessità. Ora vorrei aggiungere sommessamente che addossare un rischio imprenditoriale completamente sulle spalle dei consumatori – perchè alla fine l’aumento dell’unbundling con i suoi effetti a valle lo pagheremmo noi eh - non mi suona per niente bene e a voi ?

Il Governo italiano dica chiaramente NO alla proposta di ETNO in sede ONU

ottobre 19, 2012 alle 9:41 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Di seguito la risposta di Altroconsumo alla consultazione lanciata dal governo italiano sul Trattato Internazionale delle Telecomunicazioni:

 

 

 

Il Governo italiano dica chiaramente No alla proposta di ETNO in sede ONU

Risposta di Altroconsumo alla consultazione pubblica

sul Trattato Internazionale delle Telecomunicazioni

 19.10.2012

 Il Dipartimento per le Comunicazioni, in collaborazione con l’Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazione, ha avviato una consultazione aperta a tutti i soggetti interessati sulle proposte di revisione normativa del trattato internazionale delle telecomunicazioni, firmato a Melbourne nel 1988 da tutti i paesi del mondo nell’ambito dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni.

Altroconsumo, nel ringraziare per l’opportunità che ci viene concessa di esprimere le nostre valutazioni nell’interesse dei consumatori, si astiene dal presentare proposte di revisione all’attuale testo del Trattato e preferisce invece cogliere l’occasione per chiedere con fermezza al Governo italiano di rigettare le proposte di modifica inerenti alle regole di Internet presentate da ETNO, l’associazione europea degli operatori ex monopolisti delle telecomunicazioni, sulla quale attualmente si è concentrato il dibattito in vista della conferenza mondiale delle telecomunicazioni, che si svolgerà a dicembre a Dubai.

A nostro parere gli ex monopolisti intendono legittimamente proteggere i loro interessi nel nuovo scenario tecnologico, il fatto è che i loro interessi e quelli dei loro azionisti, anche se legittimi, confliggono inesorabilmente con l’interesse generale, che dovrebbe essere considerato prevalente e al di sopra di essi.

Costringere ad esempio gli Over the Top (OTT) quali Google, Facebook etc. a pagare agli operatori di telecomunicazione, i cui clienti usano i servizi Internet dei primi, somme supplementari rispetto a quelle che gli OTT stessi pagano per l’accesso ed il transito nell’ambito dei sistemi attuali di peering avrà ripercussioni anche a valle e significherà un aumento dei costi per noi consumatori.

Ma non solo, se gli operatori di telecomunicazione otterranno la possibilità di fare discriminazioni della banda Internet su mere considerazioni commerciali, cosa che non ha niente a che fare con l’esigenza di assicurare la qualità del servizio, e quindi di poter trattare, ad esempio, in un modo il servizio Internet “amico” X, che continuerà ad essere disponibile gratis ai clienti dell’operatore tlc come accade oggi, e in un modo diametralmente opposto il servizio Internet “non amico” Y, che diverrà soggetto ad una tassa che gli utenti dovranno pagare all’operatore tlc, si verificherà una lesione inaccettabile alla neutralità della Rete che ha garantito lo sviluppo di Internet come lo consociamo oggi.

Ove ETNO riuscisse in questa operazione gli ex monopolisti delle telecomunicazioni  avranno di fatto la possibilità di selezionare i servizi e i contenuti fruibili dagli utenti, proprio come le TV, cosa per noi inaccettabile. Si tratta del modello che già oggi alcuni operatori mobili tentano di tanto in tanto di applicare a Skype, Whatsapp ed in generale a tutti i services providers antipatici (ma amati dagli utenti) e che ETNO, compresa Telecom Italia, vorrebbe che diventi la regola. I servizi sgraditi, magari perchè in concorrenza, verrebbero quindi tassati, rendendoli quindi pressochè inaccessibili.

Impedire infine all’Unione Europea ed ai Paesi membri di legiferare autonomamente in materia, inchinandosi alle ambigue norme ITU sollecitate da ETNO appare francamente inaccettabile.

Per tutte queste ragioni Altroconsumo chiede al Governo italiano di rigettare con fermezza nell’interesse generale dei consumatori la proposta di ETNO in sede ONU. 

Bella risposta di Bertoluzzo a Bernabe’ su domanda e offerta ultrabroadband

settembre 20, 2012 alle 8:48 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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Dall’intervista di Massimo Sideri al Ceo di Vodafone Italia Paolo Bertoluzzo sul Corriere di oggi: Bella risposta di Bertoluzzo a Bernabè (Telecom) su domanda e offerta ultrabroadband, concorrenza e ricadute sulla modernizzazione del Paese, bravo!

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