Le 10 domande della SIAE !
luglio 13, 2011 alle 10:32 am | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 9 commentiEtichette: Agcom e diritto d'autore, Confindustria Cultura Italia, Diritto d'autore in rete, equo compenso, siae
A pag. 28 del Corriere di oggi appare questo nuovo avviso a pagamento della SIAE e di Confindustria Cultura Italia:
Pari dignità
10 domande e un invito
1. Perché il diritto d’autore, che fuori dalla rete è riconosciuto, in rete non deve essere remunerato?
2. Perché coloro che criticano il provvedimento AGCOM non criticano anzitutto il furto della proprietà intellettuale? Perché impedire la messa in rete di proprietà intellettuale acquisita illegalmente dovrebbe essere considerata una forma di censura?
3. Perché dovrebbe risultare ingiusto colpire chi illegalmente sfrutta il lavoro degli altri?
4. Perché si ritiene giusto pagare la connessione della rete, che non è mai gratis, ed ingiusto pagare i contenuti? E perché non ci si chiede cosa sarebbe la rete senza i contenuti?
5. Perché il diritto all’equo compenso viene strumentalmente, da alcuni, chiamato tassa? Perché non sono chiamate tasse i compensi di medici, ingegneri, avvocati, meccanici, idraulici, ecc.?
6. Perché Internet, che per molte imprese rappresenta una opportunità di lavoro, per gli autori e gli editori deve rappresentare un pericolo?
7. Perché nessuno si chiede a tutela di quali interessi si vuole creare questa contrapposizione (che semplicemente non esiste) tra autori e produttori di contenuti e utenti?
8. Perché dovremmo essere contro la libertà dei consumatori? Ma quale libertà? Quella di scegliere cosa acquistare ad un prezzo equo o quella di usufruirne gratis (free syndrome) solo perché qualcuno che l’ha “rubata” te la mette a disposizione?
9. Perché nessuno dice che l’industria della cultura occupa in Italia quasi mezzo milione di lavoratori e le società “over the top” al massimo qualche decina? E perché chi accusa l’industria culturale di essere in grave ritardo sulla offerta legale di contenuti, poi vuole sottrarci quelle risorse necessarie per continuare a lavorare e dare lavoro e per investire sulle nuove tecnologie e sul futuro?
10.Perché, secondo alcuni, non abbiamo il diritto di difendere il frutto del nostro lavoro, non possiamo avere pari dignità e dobbiamo continuare a essere “ figli di un Dio minore”?L’invito
Auspichiamo che il regolamento AGCOM in quella che sarà la sua definitiva formulazione possa essere realmente efficace.
Non vogliamo sottrarci al dibattito e al confronto ma è necessario che le soluzioni vengano individuate, e al più presto.
Prometto che, appena mi riprendo, cercherò di fornire adeguate e puntuali risposte (Leggile ora qui). Frattanto vi ripropongo questi due video:
Equo compenso, istituito il tavolo ministeriale: i consumatori lasciati tra le nuvole ?!?!
giugno 22, 2010 alle 6:18 am | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commentiEtichette: Decreto Bondi, equo compenso, equo compenso tar lazio, Mario Torsello, siae, tavolo ministeriale equo compenso
Sono a New York per una conferenza sul cloud computing (tornerò al più presto sul blog in merito a questo argomento di estremo interesse di cui si discute ancora troppo poco in Italia). Un pò a causa degli impegni, un pò per la differenza di fuso orario, un pò perchè nel poco tempo libero a disposizione cerco di visitare questa straordinaria città, riesco dunque a seguire con difficoltà al momento le cose che accadono in Italia, ma mi sono comunque imbattuto in questo straordinario esempio di incoerenza e carenza di sensibilità istituzionale che è il Decreto del presidente del consiglio dei ministri che istituisce un tavolo di lavoro tecnico per:
”monitorare le dinamiche reali del mercato dei supporti e apparecchi interessati dal prelievo per copia privata e di formulare proposte ai fini dell’aggiornamento del decreto ministeriale di determinazione del compenso di cui all’articolo 71 septies della legge 22 aprile 1941 n. 633″ (sic!)
Ora, il fatto che si parli di monitorare le “dinamiche reali” la dice già lunga su quanto irrealistiche fossero le considerazioni economiche alla base dell’emanazione del decreto Bondi, appare poi peculiare che, stanti le forti contestazioni sul decreto Bondi da parte dell’industria tecnologica e dei consumatori, si avvii ora questo tavolo pur in pendenza di un giudizio di illegittimità di fronte al TAR Lazio, (o forse in questo tavolo si cercherà di “aggiustare” anche la vertenza pendente al TAR?), risulta altresì rilevante ricordare come la Corte di Giustizia UE stia per pronunciarsi sulla normativa spagnola, per molti versi analoga a quella italiota, e che l’Avvocato Generale nel suo parere si sia già espresso in senso molto critico in linea con quelli che sono gli appunti che muovono le rappresentanze di industria e consumatori al decreto Bondi. Ma vi è di più, ebbene cari miei la relazione illustrativa al decreto Bondi, a firma del Capo dell’Ufficio Legislativo Mario Torsello, a pagina 12 recitava testualmente come segue:
“… è stata rilevata da più parti la necessità che alla determinazione del compenso per copia privata si accompagni la contestuale costituzione, su proposta del Ministero per i beni e le attività culturali, di un tavolo di lavoro permanente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel quale siano rappresentati tutti i soggetti portatori degli interessi coinvolti dalla tematica in argomento, ivi compresi i consumatori“.
Sì avete capito bene, ivi compresi i consumatori, lo ripeto, ivi compresi i consumatori e, se non ci credete, la relazione illustrativa la trovate qui. Se siete capaci, indicatemi quindi un rappresentante dei consumatori tra i componenti del tavolo tecnico, così come nominati dal suddetto decreto: Mario Torsello, Ministero Beni e Attività Culturali; Elisa Grande, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roberto Sambuco, Ministero dello Sviluppo Economico, Giorgio Assumma, SIAE, Paolo Ferrari, Confindustria Cultura Italia, Enzo Mazza, FIMI, Mario Gallavotti ANICA, Stefano Pileri, Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Guidalberto Guidi, Confindustria ANIE, Mario Pissetti, ASMI, Maurizio Iorio, ANDEC.
Vale la pena di rilevare in conclusione, come ci rammenta giustamente Guido, che in Francia analoga Commissione a quella istituenda in Italia è costituita per 1/4 da rappresentanti di consumatori.
Domani (anzi oggi tra poche ore … è il fuso orario che mi frega !) si tiene la seconda udienza davanti al TAR Lazio sul procedimento promosso da aziende tecnologiche e di telecomunicazioni insieme ai consumatori per l’annullamento del Decreto Bondi, la speranza è sempre quella che ci sia un giudice anche a Roma e non solo a Berlino …
Equo compenso, la battaglia continua: Altroconsumo e altre 9 associazioni di consumatori diffidano imprese di tlc e di elettronica
maggio 7, 2010 alle 3:08 pm | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commentoEtichette: Adiconsum, Altroconsumo, Art 140.5 Cod Cons, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, Cittadinazattiva, Decreto Bondi, Diffida Equo Compenso, Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, siae, Unione Nazionale Consumatori
Altroconsumo, insieme a Movimento Difesa del Cittadino, Assoutenti, Adiconsum, Cittadinanzattiva, Casa del Consumatore, Lega Consumatori, Centro Tutela Consumatori Utenti, Unione Nazionale Consumatori, chiedono, con una formale diffida ai sensi dell’art. 140.5 del Codice del Consumo, a Telecom, H3G, Vodafone, Fastweb, Nokia e Samsung di:
- non aumentare, pendente il giudizio al TAR sul decreto Bondi, i prezzi dei prodotti e supporti su cui grava l’equo compenso;
- fare in modo, in ogni caso, che i consumatori, al momento dell’acquisto degli apparecchi e dei supporti di cui si discute, siano informati e messi a conoscenza di quale sia la parte del prezzo direttamente imputabile all’equo compenso;
- impegnarsi formalmente, nel caso in cui il decreto fosse annullato dall’autorità giudiziaria, a rimborsare i consumatori.
Come ricorderete, in questa battaglia contro le assurdità del decreto Bondi i consumatori non sono rimasti da soli, si è determinata una convergenza di interessi con aziende di telecomunicazioni e produttrici di apparecchi sui quali graverà il nuovo balzello che hanno impugnato al TAR Lazio il decreto, e Altroconsumo insieme ad altre Associazioni di Consumatori sono intervenute in questo procedimento.
Purtroppo, però, la strategia processuale delle aziende ricorrenti non si è rivelata allineata alla tutela dei consumatori: noi avremmo voluto la sospensione immediata del decreto, mentre le aziende hanno invece rinunciato nell’ambito della prima udienza alla discussione della sospensiva con conseguente rinvio al merito del ricorso. La prossima udienza è fissata per il prossimo 22 giugno. Nel frattempo noi rischieremo di continuare a pagare questa sottospecie di tassa, da questo nasce l’esigenza della diffida inviata oggi che trovate qui
Sul sito di Altroconsumo si legge inoltre:
La nostra diffida alle aziende
Perché i produttori non hanno insistito sulla sospensione immediata del decreto? La nostra impressione è che abbiano già messo in preventivo di dover pagare quanto previsto dal decreto Bondi per la prima parte del 2010 e che, nel caso in cui il giudice amministrativo dovesse annullare il decreto, chiederanno la restituzione. Ma la restituzione di cosa? Di soldi che siamo stati noi consumatori a sborsare e che quindi dovrebbero essere restituiti a noi, non ai produttori.Purtroppo la maggior parte delle persone fa i suoi acquisti restando completamente all’oscuro di questo “equo compenso” ed è dunque tutta gente che non si presenterà mai a richiedere indietro il maltolto, anche perché la quota di sovrapprezzo non è indicata negli scontrini.
È prevedibile che, anche per chi ha seguito tutta la vicenda, farsi rimborsare non sarà per niente facile: per questo Altroconsumo, insieme ad altre 8 associazioni di consumatori (Movimento Difesa del Cittadino, Assoutenti, Adiconsum, Cittadinanzattiva, Casa del Consumatore, Lega Consumatori, Centro Tutela Consumatori Utenti, Unione Nazionale Consumatori) hanno inviato una formale diffida alle aziende che avevano promosso il ricorso al Tar
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di questa vicenda, nel frattempo continuate a supportare su Facebook la nostra Causa “Basta con i regali alla SIAE: blocchiamo il decreto Bondi “.
Una Tassa Malinconica: se la approvano chiedo sin d’ora lo 0,00001 % del prelievo, anch’io non me la passo tanto bene …
aprile 23, 2010 alle 10:22 am | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commentoEtichette: Carlo Malinconico, Editoria in crisi, equo compenso, FIEG, Tassa Malinconica, Tassa su Internet
Malinconicamente ci risiamo, grandi grandi idee per l’innovazione del Paese: per risolvere la crisi dell’editoria tassiamo Internet !!!! dal Corriere.it di ieri: Gli editori: crisi grave, riforma urgente Malinconico: «Mini tassa per chi naviga»
TASSA PER CHI NAVIGA - Al termine della presentazione del rapporto Malinconico ha poi formulato una proposta che farà probabilmente discutere: quella di una “mini tassa” per chi ha la connessione a internet e quindi si avvale dei contenuti anche editoriali della rete, che vada a sostegno del settore ancora in forte crisi. Nel sottolineare che in Germania si è seguita una strada analoga con la creazione di una «tassa sul computer», Malinconico dice che la Fieg non immagina una misura di questo tipo ma piuttosto «un prelievo di entità modesta, dal costo di un caffè al mese o giù di lì, per realizzare una dote di risorse che possa essere d’aiuto in questo frangente». Quindi «non una soluzione alla crisi, ma – spiega il presidente degli editori – una misura da adottare in modo transitorio». Una sorta di «strumento forfettario» per dare ossigeno al settore, che ancora attende una soluzione al problema dei contenuti editoriali utilizzati in rete dai motori di ricerca a partire da Google. «Di questo problema – ricorda Malinconico – si sta occupando la Commissione europea e in Italia l’Antitrust ha aperto un’istruttoria il cui termine però scade a ottobre e probabilmente sarà prorogato. Insomma si annunciano tempi lunghi per trovare un equilibrio con i motori di ricerca, 2-3 anni, e nel frattempo che facciamo?». Il tema dei contenuti editoriali sta molto a cuore agli editori: anche su internet «magari l’utente si va a cercare l’articolo invece che sul sito della testata su un motore di ricerca, così anche la pubblicità online raccolta dagli editori corre dei rischi». E di fronte al rischio che una tassa sulla ricerca di contenuti editoriali da parte di un utente della rete possa assumere profili di incostituzionalità, Malinconico replica che «normalmente su certi servizi ci sono oneri di sistema generali che vengono divisi. Si pensi alle bollette elettriche dove si paga anche per il costo delle centrali idroelettriche».
Tristezza, sgomento, rassegnazione, queste sono le sensazioni che provo al momento, c’è poco da aggiungere … se non che anche il riferimento alla tassa introdotta in Germania è oltremodo travisante, non è affatto vero che il governo tedesco abbia già introdotto una simile assurda misura vessatoria per i cittadini e contraria allo sviluppo dell’innovazione, come spiegavo meglio qui: Mala tempora currunt … la Germania vuole tassare la Rete ?!?!? (update: non è vero)
A ben vedere un aspetto innovativo potrebbe però trovarsi nella proposta del Presidente della FIEG, appare infatti evidente che la nuova tassa non potrebbe chiamarsi equo compenso in quanto, come sanno bene i lettori di questo blog, tale impropria definizione è già occupata da altri, e ci lucra sopra la SIAE, ecco allora che, nome omen, proporei quello di: Tassa Malinconica
Chiedo sin d’ora, ad ogni modo, nella denegata ipotesi in cui il governo accogliesse veramente questa genialata malinconica di introdurre una levy su Internet, che uno 0,00001 % del prelievo sia donato anche a me, please, anch’io non me la passo tanto bene … anzi mi sento proprio male._
“Equo Compenso”: domani al TAR un fronte compatto quanto eterogeneo chiederà l’annullamento del decreto Bondi
aprile 12, 2010 alle 1:00 pm | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commentiEtichette: Altroconsumo, Decreto Bondi, equo compenso, siae, TAR Lazio
Cari amici, come scrivevo due mesi e mezzo or sono, Il Decreto Bondi è attaccabile sia a Bruxelles che a Roma
Ebbene, in febbraio abbiamo avviato la nostra azione a Bruxelles per violazione della normativa comunitaria sugli aiuti di Stato presso la DG Concorrenza ed ora completiamo il lavoro per quanto concerne la violazione del diritto amministrativo nazionale e, in particolare, lo sforamento evidente della riserva di legge in materia tributaria.
Domani, come si legge nel comunicato odierno di Altroconsumo avrà luogo presso il TAR Lazio la prima udienza del procedimento con il quale si chiede l’annullamento del Decreto Bondi. Vi farò sapere quali saranno gli esiti appena possibile, nel frattempo mi sembra il caso di evidenziare che l’udienza di domani sarà parecchio affollata, tra i ricorrenti si possono contare almeno una decina di imprese che operano nel settore tecnologico e della telefonia e – questo mi fa molto piacere rimarcarlo – Altroconsumo ha condiviso l’intervento ad adiuvandum con Cittadinanzattiva, Adiconsum, Movimento Difesa del Cittadino e Assoutenti .
Insomma, questo fronte tanto compatto quanto eterogeneo, rappresentativo sia delle aziende attive nell’ICT sia delle associazioni di consumatori, tutte accomunate dalla volontà di chiedere l’annullamento del Decreto Bondi dovrebbe forse bastare a fare passare la voglia di utilizzare l’arma dell’ironia a chi, come gli 8 moschettieri che gravitano intorno a Via della Letteratura aveva tentato, con un giochino di parole Altroconsumo = Altrinteressi tanto maldestro quanto forse involontariamente azzeccato, di commentare la nostra ferma contrarietà al Decreto Bondi.
Con la sua azione Altroconsumo e le altre associazioni di consumatori tutelano infatti, senza ombra di dubbio l’interesse dei consumatori, cosa che tuttavia coincide nel caso di specie con l’interesse generale ad uno sviluppo moderno, equo e sostenibile del mercato dei contenuti digitali. Anche chi rimane tutto concentrato a tutelare il proprio interesse particolare a costo di risultare una zavorra ormai assurda ed obsoleta per lo sviluppo del Paese, dovrebbe ormai aver compreso che è giunta l’ora di lasciare gabelle inique e medioevali come quella dell’equo compenso alla storia o a film divertentissimi come Non ci resta che piangere.
In questo scenario sarebbe peraltro un gesto apprezzabile e lungimirante da parte del Ministro Bondi sospendere l’efficacia del Decreto che porta il suo nome in attesa della decisione dei giudici amministrativi come gli ha esplicitamente chiesto l’Istituto per le Politiche dell’Innovazione per evitare che lo Stato e il suo fido doganiere medioevale (leggasi SIAE) possano trovarsi successivamente in diffcoltà di fronte ad una richiesta di restituzione dei fiorini ingiustamente raccolti._
Consumatori Diritti e Mercato: focus su Internet
aprile 9, 2010 alle 11:40 am | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commentoEtichette: Altroconsumo, Consumatori Diritti e Mercato, equo compenso, INTERNET, Net Neutrality, online behavioural advertising, online privacy
Segnalo il n. 1/2010 del quadrimestrale di Altroconsumo “Consumatori Diritti e Mercato” con un bel focus su Internet che ospita articoli su net neutrality, online privacy, online behavioural advertising etc etc.
Preciso che quanto espresso in ogni singolo pezzo non coincide necessariamente con il punto di vista di Altroconsumo, la rivista serve infatti proprio a promuovere il dibattito e la conoscenza delle problematiche che interessano i cittadini consumatori anche presentando punti di vista differenti._
Di seguito, clickando sui link, trovate le sintesi degli articoli del Focus, per alcuni in pdf c’è anche la versione integrale, buona lettura !
Francesco Silva – Università degli Studi di Milano Bicocca
I grandi motori della recente trasformazione, che investe i modi di lavorare, di consumare e di comunicare sono la tecnologia digitale, Internet e, infine, Google, che hanno già modificato la percezione e l’uso di categorie fondamentali su cui fino a oggi si sono basati i comportamenti delle persone e le società: il tempo, lo spazio e lo scambio (di informazioni, oggetti ed emozioni).
In questo numero di CDM, come in quelli successivi, parleremo dei mutamenti in atto nei modelli di consumo e nei comportamenti dei consumatori.Internet e neutralità della rete
Innocenzo Genna – giurista, esperto di regolamentazione nel settore delle comunicazioni elettroniche
Il tema della Net Neutrality sconta miti ed incomprensioni sul funzionamento della rete Internet e, in particolare, la scarsa conoscenza delle pratiche di network management, le relative finalità ed effetti. Una più attenta analisi di tali pratiche può indirizzare il dibattito verso una dimensione costruttiva ed aiutare a distinguere i comportamenti delle telco utili o necessari per il miglior funzionamento della rete Internet da quelli che possono presentare profili di illiceità per gli utenti o effetti escludenti verso altri operatori.
Internet e social network: alcune psicopatologie
Viviana Di Giovinazzo – Università degli Studi di Milano-Bicocca
I nuovi strumenti di comunicazione rappresentano un indubbio progresso. Fonte e veicolo di informazioni, essi ampliano l’accesso a elementi utili alla scelta dei prodotti, anche se non sempre la agevolano. Nel caso di Internet, a un aumento dell’offerta non segue necessariamente un aumento, bensì una diminuzione dell’utilità del consumatore, intesa come livello di benessere percepito.
Google: i sistemi “aperti” sono vincenti
Jonathan Rosenberg – Google
Noi di Google crediamo che i sistemi aperti siano vincenti. Offrono maggiore innovazione, valore e libertà di scelta ai consumatori e permettono di creare un ecosistema dinamico, redditizio e competitivo per le aziende.
Privacy: un concetto superato?
Emilie Barrau – Beuc
Sintesi a cura di Luisa CrisigiovanniSono in molti a pensare che il concetto di privacy su Internet sia da ritenersi superato. Studi recenti dimostrano al contrario che i consumatori europei – inclusi i giovani – prestano molta attenzione alla propria privacy sulla rete: l’82% dei giovani è particolarmente preoccupato del fatto che i propri dati vengano utilizzati senza che loro ne siano a conoscenza, il 75% che la propria identità sia ricostruita utilizzando informazioni prese da differenti fonti e il 69% che i propri comportamenti siano distorti.
Online advertising winning and empowering consumers
Kimon Zorbas – IAB Europe
Sintesi a cura di Marco PieraniIn questo articolo si ospita il punto di vista dell’industria dell’Internet advertising estremamente favorevole allo sviluppo delle nuove tecniche di Online Behavioural Advertising. La pubblicità su internet permette al consumatore di accedere a informazioni relative a prodotti e servizi globali fornendo la possibilità di scelte più ampie rispetto a quanto successo in passato.
Continuavano a chiamarlo “equo compenso”
Marco Pierani – Altroconsumo
Marco Bulfon – AltroconsumoL’allargamento a tutti i dispositivi dotati di memoria del prelievo da parte della Siae – precedentemente applicabile ai soli cd, dvd vergini e masterizzatori – coniuga gli aspetti tipici della vessazione del consumatore e dell’intralcio allo sviluppo delle tecnologie e del mercato dei contenuti digitali. Nell’articolo si spiega perché quella introdotta da un decreto che guarda al futuro con gli occhi del passato è una nuova tassa iniqua e un aiuto di Stato.
Internet, il mercato, i consumatori e le regole
Guido Scorza – Avvocato, Università degli Studi di Bologna, Università Luiss
Le attuali regole del diritto d’autore, dell’editoria e, più in generale, dell’informazione mostrano una sostanziale inadeguatezza rispetto al mutato contesto tecnologico, ma anche sociale ed economico determinato dalla rivoluzione digitale. Vi è, tuttavia, una forte resistenza al ripensamento di tali discipline giuridiche, vissute come l’ultimo baluardo per continuare a imporre vecchi modelli di business.
Banda larga: su tecnologia e innovazione si gioca il futuro del Paese
Antonello Busetto – Confindustria
Consumatori in cifre è una rubrica che propone un’analisi dei dati relativi a diversi mercati complessi, fornendone un’interpretazione utile a informare correttamente i consumatori.
Continuavano a chiamarlo “equo compenso”
aprile 2, 2010 alle 2:47 pm | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 4 commentiEtichette: Decreto Bondi, equo compenso, Non ci resta che piangere?, siae
Alt! Chi siete? Cosa fate? Cosa Portate? … Sì, ma quanti siete?…un fiorino!!! Ricorderete sicuramente la surreale quanto esilarante gag valorizzata dal genio di due dei migliori comici italiani alle prese con un ottuso “doganiere” medioevale nel film Non ci resta che piangere. Benigni e Troisi, cittadini del ventesimo secolo, catapultati per uno scherzo del destino nel 1492 in un’Italia allora divisa in numerosi principati, ducati e staterelli ne passano di tutti i colori e, nel caso di specie, si trovano ad una frontiera, messa lì solo per succhiare danaro ai sudditi, vessati dal potere costituito.
Sembrerebbe una realtà lontana nel tempo di cui poter sorridere senza remore oggi nel 2010. Ebbene, le cose non stanno proprio in questo modo se è vero che, al lordo della più volte dichiarata – ma difficilmente attuabile – volontà politica di ridurre le aliquote IRPEF, continuano di fatto ad esistere in alcuni settori vere e proprie gabelle in tutto a questa comparabili ed anzi, a volte, senza alcun passaggio parlamentare ne viene addirittura allargata la portata ad opera di un governo che malgrado ciò continua a professarsi liberale.
Un esempio recentissimo è quello dell’ormai famigerato Decreto Bondi … continua qui
Questo l’incipit di un mio breve articolo su un tema più che noto ai frequentatori di questo blog ! che pubblica oggi Nel Merito
Buona lettura e, se avete voglia di approfondire la cosa, trovate l’articolo completo qui su Consumatori Diritti e Mercato ._
La risposta del governo all’interrogazione dell’on.le Melandri sull’”iniquo compenso”, ma che c’azzecca ?
febbraio 26, 2010 alle 2:09 pm | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commentiEtichette: Giovanna Melandri, iniquo compenso, Interrogazione Parlamentare, Ministro Bondi, siae, Sottosegretario Giro
Ecco, ho trovato la risposta del governo all’interrogazione dell’on.le Melandri sull’iniquo compenso di cui parlavamo ieri, la trovate qui a pagina 56 e 57 e … non possono che cadermi le braccia.
Dunque, innanzitutto a rispondere è il sottosegretario Francesco Maria Giro che però cita un precedente intervento in Aula del Ministro Bondi a seguito di analoga interrgogazione (quando ho tempo me la vado a cercare), ci sarebbero molte cose da commentare, inesattezze, imprecisioni, assurdità ma ho poco tempo a disposizione e quindi mi focalizzerò su due aspetti, rinviando ancora una volta per il resto al nostro esposto alla Commissione europea
Tra le altre cose il Sottosegretario dice
Ciò premesso, voglio precisare che il predetto compenso non è da considerare come una tassa incamerata dallo Stato, ma un compenso che va a soggetti privati con il quale s’intende riconoscere quanto dovuto ai creatori delle opere dell’ingegno per il mancato acquisto dei supporti originali contenenti brani musicali, film e opere delle arti visive.
Cionondimeno appare evidente come l’”iniquo compenso” abbia natura tributaria. In effetti, uno degli aspetti più peculiari dell’atteggiamento mantenuto dalla SIAE e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali nell’ambito dell’acceso dibattito che ha fatto seguito alla notizia della pubblicazione del Decreto Bondi è stato il puntiglio con il quale hanno difeso all’unisono la tesi secondo la quale l’”iniquo compenso” non sarebbe una tassa. Ora, essendo venuta meno – proprio a causa del Decreto Bondi – ogni ultima residua parvenza di legame tra la reale effettuazione della copia privata da parte del consumatore, il danno conseguentemente causato ai detentori dei diritti e l’”equo compenso” imposto su una moltitudine di devices, pare difficile continuare a sostenere che non siamo di fronte ad una tassa nel senso più ampio del termine o, per essere più precisi, ad una prestazione patrimoniale imposta del tutto simile ad altre ben note fattispecie quali il canone RAI, la TARSU o, per rimanere in ambito SIAE, al famigerato contrassegno, o bollino.
Poco importa, peraltro, il nomen juris prescelto, il legislatore italiano così come, nel caso di specie, quello comunitario hanno dato ampia prova di grande fantasia – contributo, compenso, tariffa, canone etc – ma ormai da anni la giurisprudenza consolidata della Cassazione e della Corte Costituzionale badando fortunatamente più al sodo ha spiegato a chiare lettere che per identificare come tributo un obbligo imposto dallo Stato occorre valutare, nel merito, se sussiste il carattere coattivo, ovvero se il soggetto passivo dell’imposta sia libero di scegliere se versarla o meno.
Si badi bene, accertare se l’”iniquo compenso” sia o meno una tassa non è questione di poco momento, il fatto che il Ministro e la SIAE abbiano dedicato particolare attenzione a questo tema e che, per converso, anche chi scrive lo stia facendo non discende – ritengo in entrambi i casi – dal puro gusto della polemica fine a sè stessa. Da questo aspetto scaturiscono, infatti, conseguenze giuridiche molto rilevanti. Uno è che l’iniquo compenso costituisce un aiuto di stato alla SIAE e all’industria dell’audiovisivo (materia oggetto della segnalazione di Altroconsumo alla Commissione europea, l’altro è il molto probabile sforamento della riserva di legge in materia tributaria da parte del Decreto Bondi.
L’altro punto è questo:
Voglio infine ribadire quanto già detto dal Ministro Bondi in Aula Senato e, cioè, che il tema della pirateria, soprattutto digitale, è attualissimo in tutti i Paesi del mondo. L’evoluzione tecnologica, che pure ha rappresentato e rappresenta un importante strumento di crescita e di diffusione della cultura e della democrazia, ha consentito al singolo utente privato la possibilità di violare le norme nazionali ed internazionali sul diritto d’autore. Tutto ciò, nonostante le aziende produttrici di contenuti digitali abbiano sempre più spesso fatto ricorso a sistemi di anticopia e antiaccesso che, in un modo o nell’altro, sono stati purtroppo spesso oggetto – come sappiamo – di violazioni. Per adeguarsi allo sviluppo tecnologico e alla mutata realtà della società dell’informazione, senza per questo voler porre ostacoli o limiti alle potenzialità di diffusione della conoscenza offerte dalla rete, è necessario non solo aggiornare l’attuale legislazione nazionale, comunitaria e internazionale, ma anche sviluppare forme di collaborazione fra tutti i soggetti interessati. Sulla base di quanto esposto si può, pertanto affermare, che il decreto Ministeriale in argomento, oltre a garantire un giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi delle varie categorie di produttori e degli utenti del settore, rappresenta un valido strumento di tutela delle opere letterarie, artistiche e scientifiche che si prefigge l’obiettivo di proteggere la cultura e lo spirito creativo dell’uomo per consentire ai creatori, interpreti o esecutori delle opere d’arte di proseguire la propria attività e preservare la loro autonomia e dignità anche professionale.
Ma che c’azzecca la pirateria con l’”iniquo compenso”? Pare opportuno rammentare ancora una volta che l’”iniquo compenso” per copia privata non ha nulla a che fare con la c.d. pirateria, non è cioè in alcun modo finalizzato dalla disciplina vigente ad indennizzare gli aventi diritto dall’effettuazione di copie illecite, in quanto tali anche penalmente sanzionabili, ma ha l’esclusiva funzione di compensare i titolari del danno subito per le copie private legittime. Nonostante il dettato normativo sia dunque chiaro, continua, invece, a rimanere erroneamente nell’immaginario dei non addetti ai lavori ma, purtroppo, anche nel retrocranio del legislatore e della SIAE l’idea che una giustificazione sostanziale all’allargamento della portata dell’equo compenso starebbe anche e soprattutto nei pretesi ingenti danni, in termini di mancati guadagni, arrecati agli aventi diritto dalla c.d. pirateria. D’altra parte, per converso, c’è chi, tra gli amanti del p2p, altrettanto erroneamente, ritiene che, a fronte del pagamento dell’odioso “equo compenso” deriverebbe una sostanzialmente legittimazione a scaricare e condividere file protetti da diritto d’autore.
Qui mi fermo ma ci sarebbe tanto altro da dire, e mi riprometto di farlo a breve
Brava la Melandri!: interrogazione sull’”iniquo compenso”, vediamo se e cosa ha risposto Bondi (update)
febbraio 25, 2010 alle 5:10 pm | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commentoEtichette: Giovanna Melandri, iniquo compenso, Interrogazione Parlamentare, Ministro Bondi, On.le Melandri, siae
Molti mi chiedono cosa stia succedendo a seguito del ricorso di Altroconsumo alla Commissione europea contro il decreto Bondi, vi posso confermare che a Bruxelles c’è interesse per la questione che abbiamo aperto, ma queste cose purtroppo spesso hanno tempi più lunghi di quanto non ci si aspetti.
Sul piano tutto italiano c’è invece una novità. L’on.le Melandri ha presentato un’interrogazione parlamentare e domani mattina il Ministro Bondi sarà chiamato a rispondere in Commissione Cultura: sorry avevo cannato la data la risposta in Commssione Cultura del Ministro era programmata per oggi, ma non riesco a sapere ancora come è andata
Domani mattina, alle 9.00, in Commissione Cultura il Governo risponderà ad una mia interrogazione sul c.d. ‘”equo compenso per i prodotti tecnologici”. Il Ministro Bondi, con proprio decreto del 30 dicembre 2009, ha ridefinito il “compenso per copia privata” dovuto agli autori ed ai titolari di proprietà intellettuale di video e musica, da parte chiunque li riproduca, anche privatamente. Con questo decreto, oltre a ridefinire le misure del compenso, l’obbligo di versarlo si estende agli utilizzatori di qualunque strumento tecnologico in grado di riprodurre tali tracce. Nell’epoca dei telefoni cellulari e delle chiavette USB siamo di fronte ad un mare magnum! Cosa ha previsto di fare il Governo per evitare che il costo dell’”equo compenso” ricada, in ultimo, sugli utilizzatori finali di prodotti tecnologici? Le conseguenze sarebbero assurde: o caricare cittadini e famiglie di un ulteriore spesa, o costringerli a non avvalersi di prodotti tecnologici.
Aspettiamo la risposta di Bondi domani.
Il testo dell’interrogazione lo trovate qui, brava dunque alla Melandri! secondo voi Bondi risponde? ha risposto ?
Ricordo che qualche giorno fa mi hanno intervistato a Radio24 sulla questione dell’equo compenso, avevano chiamato anche Bondi a dire la sua, ma il ministro aveva declinato l’invito del buon Pagliarini. Ora chiamato in parlamento a rendere conto di un decreto che porta il suo nome spero che non voglia tirarsi indietro ma se risponderà, cosa mai potrà dire ?!!? ma se ha risposto, cosa mai avrà potuto dire ?!!?? vediamo chi scopre prima come è andata, please se trovate qualcosa postate un commento.
On.le Melandri se passa di qui ci fa sapere ? grazie
Altrinteressi ?! sì è vero: in questo caso oltre agli interessi dei consumatori Altroconsumo ha tutelato l’interesse generale
febbraio 15, 2010 alle 7:47 am | Pubblicato in - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 4 commentiEtichette: Altroconsumo, Decreto Bondi, Gli 8 moschettieri, Guido Scorza, iniquo compenso, interesse generale, siae
Leggo questo strampalato comunicato sul sito della SIAE messo in bocca a 8 più o meno note sigle di autori ed editori.
Vedo che Guido Scorza ha già commentato e messo qualche puntino sulle i e lo ringrazio. Ora, sulla questione del Decreto Bondi e dell’iniquo compenso ho già scritto tanto in questo blog, come sapete Altroconsumo ha preso una decisione importante e coraggiosa denunciando la SIAE alla Commissione europea per aiuti di Stato e abuso di posizione dominante.
Ci siamo rivolti alla Commissione europea perchè su questioni di questo tipo purtroppo non se ne viene a capo presso Autorità e Tribunali italiani. Rispetto alle bieche accuse degli 8 moschettieri, come li chiama Guido Scorza !, deciderà collegialmente Altroconsumo se e come rispondere, a titolo personale voglio dire però una cosa: proprio grazie ad azioni, decisioni e prese di posizione di questo tipo mi sento orgoglioso di lavorare per Altroconsumo.
Infatti, per uno scherzo del destino, gli 8 moschettieri con il giochino di parole Altroconsumo = Altrinteressi in maniera assolutamente involontaria hanno in realtà centrato la questione, con la sua azione Altroconsumo tutela indubbiamente l’interesse dei consumatori, cosa che coincide nel caso di specie con l’interesse generale ad uno sviluppo moderno, equo e sostenibile del mercato dei contenuti digitali.
Certo, chi è tutto concentrato a tutelare invece il proprio interesse particolare anche a costo di risultare una zavorra ormai assurda ed obsoleta per lo sviluppo del Paese, fa probabilmente difficoltà a comprendere una cosa del genere.
Alla fine, al di là delle parole più o meno al vento e delle sterili invettive contano i fatti, e nel corposo esposto inviato alla Commissione europea che trovate qui di fatti e di solide argomentazioni giuridiche ne troverete ad abundantiam: buona lettura !
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